Case Study: Riabilitazione Funzionale in Artroprotesi d’Anca (THA) Bilaterale Sequenziale (Staged Procedure)
Target: Fisioterapisti, Fisiatri, Chirurghi Ortopedici. Focus: Gestione dell’asimmetria transitoria, condizionamento pre-op del secondo lato e ripristino finale della simmetria pelvica.
1. Inquadramento Clinico e Timeline Chirurgica
Paziente: Maschio, 66 anni. Diagnosi: Coxartrosi bilaterale severa (Kellgren-Lawrence Grade IV). Strategia Chirurgica: Staged Bilateral THA (Artroprotesi sequenziale).
- T0: THA Destra.
- T1 (+6 Mesi): THA Sinistra.
Analisi Imaging (Pre e Post-Op Integrata):


- Pre-Op: Quadro degenerativo simmetrico Bone-on-Bone, osteofitosi marcata e geodi subcondrali. Limitazione funzionale severa bilaterale.
- Post-Op (Status Attuale): L’RX finale mostra un posizionamento impiantistico ottimale bilaterale.
- Steli: Non cementati (press-fit) con riempimento ottimale del canale.
- Coppe: Inclinazione corretta nella Safe Zone di Lewinnek (40-45°).
- Geometria: Ripristino dell’offset femorale e della Leg Length (LLD) corretta.
2. Clinical Reasoning: La sfida della “Doppia Velocità”
A differenza della bilaterale simultanea, la procedura sequenziale (Staged) pone il riabilitatore di fronte a tre fasi biomeccaniche distinte, ognuna con insidie specifiche secondo la Catena Cinetica:
- L’Interim Phase (0-6 mesi post 1° intervento): Il paziente ha un’anca “nuova” (Dx) e un’anca “vecchia” rigida e dolente (Sx).
- Rischio: L’anca operata (Dx) non riesce a esprimere il suo potenziale perché l’arto controlaterale (Sx) non permette un passo fluido. Si crea una Dismetria Funzionale Transitoria: l’anca artrosica (spesso flessa e addotta) “tira giù” il bacino, alterando il carico sulla protesi appena messa.
- Il “Prehab” forzato: Durante la riabilitazione della Destra, stiamo involontariamente condizionando la Sinistra per l’intervento imminente.
- La Fase di Integrazione (Post 2° intervento): Ora il paziente ha due protesi, ma con età biologica diversa (una matura di 6 mesi, una acuta). Il rischio è l’overconfidence sulla seconda.
3. Protocollo Riabilitativo Integrato e Sequenziale
FASE A: Post-Op ANCA DESTRA (Mesi 1-6) – “Convivere con il freno a mano”
Obiettivo: Proteggere la protesi Dx mentre l’anca Sx limita la funzione.
- Gestione del Carico Asimmetrico:
- Lo svezzamento dalle stampelle sarà più lento. L’anca sinistra (non operata) è dolente e instabile. Passare precocemente a 1 stampella (sul lato sano/sinistro) è spesso controproducente perché carica eccessivamente l’anca artrosica.
- Strategia: Mantenere le 2 stampelle o le racchette da Nordic Walking fino al secondo intervento se il dolore a sinistra è elevato (> VAS 6), per evitare un Trendelenburg di compenso sulla destra.
- Target Muscolare:
- Massimizzare il trofismo del Medio Gluteo e Quadricipite a Destra. Questa gamba dovrà diventare il Pilastro Portante (Pivot Leg) su cui il paziente si appoggerà totalmente durante la fase acuta del secondo intervento.
FASE B: Post-Op ANCA SINISTRA (Dal Mese 6 in poi) – “Il Completamento”
Ora il paziente entra in sala operatoria con un assetto migliore rispetto al primo intervento, avendo un arto controlaterale (Dx) stabile e indolore, seppur protesico.
1. Riattivazione della Catena Estensoria (Simmetrizzazione) Ora che i blocchi meccanici sono rimossi da entrambi i lati, bisogna “resettare” il cervello che ha memorizzato anni di cammino flesso.
- Sit-to-Stand (Focus Asimmetrico): Esercizio di alzata dalla sedia. Inizialmente il paziente caricherà 70% sulla Dx (vecchia protesi) e 30% sulla Sx (nuova). Obiettivo: Portare il carico a 50-50 entro la 4a settimana. Usare due bilance pesapersone sotto i piedi per biofeedback visivo.
- Estensione d’Anca in Stazione Eretta: Eseguire estensioni posteriori alternate. Fondamentale per stirare lo Psoas (spesso retratto bilateralmente) e attivare il Grande Gluteo.
2. Propriocezione e Carico: La sfida della “Nuova Altezza” Avendo corretto la degenerazione bilaterale, il paziente si sentirà spesso “più alto” e con il baricentro modificato.
- Esercizi Bipodalici su Foam: Squat isometrici su cuscino propriocettivo. Essenziale per insegnare al Core a gestire due anche mobili contemporaneamente.
- Single Leg Stance (Fenicottero):
- Stare in equilibrio sulla gamba Dx (protesi vecchia): Solitamente facile.
- Stare in equilibrio sulla gamba Sx (protesi nuova): Sarà difficile. Lavorare qui per pareggiare il deficit.
3. Rieducazione al Cammino e Scale (Evolution)
- Gait Training con Racchette: Utilizzo delle racchette da Nordic Walking per enfatizzare la dissociazione dei cingoli (spalla destra avanza con gamba sinistra). Questo rompe lo schema a “blocco” tipico del paziente rigido.
- Scale:
- Settimane 1-3 Post 2° Intervento: Salita con la Dx (più forte), discesa con la Sx.
- Settimana 4+: Salita alternata. È il vero test di forza concentrica del Quadricipite Sx.
4. Gestione ADL e Auto (Specifico per Sequenziale)
- Entrata in Auto:
- Fino al recupero completo della Sx, la gamba Dx (operata 6 mesi prima) fa da perno stabile a terra. Il paziente si siede, e porta dentro la gamba Sx (nuova operata) aiutandosi con le mani o con un telo, ruotando il bacino in blocco.
- Igiene:
- Mantenere l’alzawater finché entrambe le anche non raggiungono una flessione sicura e controllata senza dolore (solitamente 3 mesi dopo il secondo intervento).
4. Outcome e Prognosi
Il vantaggio della Staged Procedure è la sicurezza: il paziente affronta il secondo round con una “gamba di sicurezza” (la prima protesi) solida. Tuttavia, il fisioterapista deve vigilare sull’Effetto Memoria: il paziente tenderà a proteggere la seconda anca molto meno della prima, perché “sa già come funziona” e ha meno dolore. Questo aumenta il rischio di lussazione o sovraccarico precoce sulla seconda. Il recupero funzionale completo (simmetria perfetta di forza e ROM) si ottiene generalmente tra il 3° e il 6° mese dopo il secondo intervento.
Nota Clinica per il Collega: Attenzione all’eventuale Leg Length Discrepancy percepita. Tra il primo e il secondo intervento, il paziente avrà percepito la gamba operata come “più lunga”. Dopo il secondo intervento, questa sensazione deve sparire. Se persiste, valutare obliquità pelvica da retrazione dell’adduttore o del quadrato dei lombi.
Bibliografia
Scienze Chirurgiche e Biomeccanica (Surgical Management & Biomechanics)
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- Studio specifico sulla procedura sequenziale (staged). Analizza i risultati clinici e funzionali di pazienti operati in due tempi, confermando l’eccellente profilo di sicurezza e recupero.
- Lewinnek G.E., et al. “Dislocations after total hip-replacement arthroplasties.”J Bone Joint Surg Am. 1978;60(2):217-220.
- Il “Gold Standard” assoluto per il posizionamento della coppa acetabolare. Essenziale per giustificare la stabilità biomeccanica citata nel caso clinico (Safe Zone).
- Engh C.A., et al. “Clinical and radiographic assessment of a porous-surfaced, titanium-alloy total hip replacement femoral component.”J Bone Joint Surg Am. 1990;72(10):1470-1484.
- Studio fondamentale sugli steli non cementati (Press-Fit) e sull’integrazione biologica (spot welds), che corrisponde alla tipologia di impianto visibile nelle RX del paziente.
- Callaghan J.J., et al. “Durable fixation with a proximally porous-coated tapered cementless femoral component.”J Bone Joint Surg Am. 2000;82(4):487-497.
- Conferma la longevità e la stabilità degli impianti tapered (conici) non cementati, supportando la scelta chirurgica per un paziente di 66 anni.
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- Classificazione della qualità ossea (Dorr Type A, B, C), cruciale per il planning pre-operatorio e la scelta dello stelo non cementato.
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- Analisi biomeccanica sulla stabilità primaria degli steli a cuneo, fondamentale per giustificare il carico precoce in riabilitazione.
Scienze Riabilitative e Funzionali (Rehabilitation & Functional Recovery)
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- Dimostra che l’allenamento della forza massimale (non solo blanda mobilizzazione) è sicuro ed efficace già nelle prime fasi, cruciale per un paziente che deve affrontare due interventi.
- Mikkelsen L.R., et al. “Early, intensified home-based rehabilitation after total hip replacement: a prospective study.”Arch Phys Med Rehabil. 2012;93(1):15-22.
- Supporta l’importanza del lavoro domiciliare intensivo (esercizi con elastici, carico) per ottimizzare l’outcome funzionale tra un intervento e l’altro.