- Frattura del trochite omerale è lesione comune della spalla, compromettendo biomeccanica.
- Il trochite è cruciale punto di ancoraggio per tre muscoli della cuffia dei rotatori.
- La frattura può derivare da traumi ad alta energia o bassa energia (osteoporosi).
- Sintomi includono dolore acuto e impotenza funzionale della spalla.
La Frattura del trochite omerale rappresenta una delle lesioni ortopediche più frequenti a carico dell’articolazione della spalla, interessando una porzione ossea di fondamentale importanza per la biomeccanica dell’arto superiore. Il trochite, noto anche come grande tuberosità dell’omero, è la prominenza ossea situata nella parte laterale e superiore della testa omerale. Questa struttura funge da punto di ancoraggio cruciale per tre dei quattro muscoli che compongono la cuffia dei rotatori: il sovraspinato, il sottospinato e il piccolo rotondo. Una lesione a questo livello compromette non solo l’integrità scheletrica, ma altera profondamente l’equilibrio muscolare e la stabilità articolare, richiedendo un approccio terapeutico e riabilitativo estremamente accurato.
Anatomia e Biomeccanica: Il Ruolo del Trochite Omerale

L’articolazione gleno-omerale, o spalla, è la più mobile del corpo umano, una caratteristica che la rende intrinsecamente meno stabile. La sua stabilità è primariamente garantita dai tessuti molli, in particolare dalla cuffia dei rotatori. Il trochite omerale è un punto di inserzione chiave per i tendini di sovraspinato, sottospinato e piccolo rotondo.
Questi muscoli, contraendosi, permettono l’abduzione e l’extrarotazione del braccio, stabilizzando al contempo la testa omerale per prevenire conflitti con l’acromion. Una frattura del trochite può causare lo spostamento del frammento osseo a causa della trazione muscolare, alterando gravemente la biomeccanica della spalla e portando a limitazioni funzionali, dolore e potenziale usura articolare.
Cause e Fattori di Rischio
Il trochite omerale è la prominenza ossea posteriore dell’omero dove si inseriscono i tendini della cuffia dei rotatori; una sua frattura compromette la stabilità gleno-omerale causando dolore, limitazione funzionale e ridotta mobilità articolare. Le fratture del trochite omerale possono essere classificate in base all’energia del trauma e ai fattori predisponenti del paziente.
Traumi ad Alta Energia
Nei soggetti giovani e attivi, queste lesioni derivano da impatti significativi:
- Incidenti sportivi: Cadute o impatti diretti durante sport di contatto o ad alta velocità.
- Incidenti stradali: Impatti diretti sulla spalla, comuni in incidenti motociclistici o ciclistici.
- Lussazioni gleno-omerali: Spesso la frattura è una complicanza di una lussazione anteriore della spalla, dovuta all’impatto del trochite contro la glenoide o alla violenta trazione dei tendini della cuffia.
Traumi a Bassa Energia e Fattori Predisponenti
Nei pazienti anziani, la ridotta densità ossea (osteoporosi o osteopenia) aumenta la vulnerabilità del trochite. La frattura può verificarsi anche a seguito di traumi minori:
- Cadute accidentali domestiche: Semplici cadute con impatto diretto sulla spalla.
- Caduta su mano tesa (FOOSH): L’energia dell’impatto si trasmette lungo l’arto superiore fino alla spalla, causando la frattura.
Sintomi e Segni Clinici
Il quadro clinico di una frattura del trochite omerale è tipicamente acuto e caratterizzato da:
- Dolore acuto e lancinante: Immediato, localizzato nella regione laterale e anteriore della spalla, aggravato dal movimento, in particolare abduzione e rotazione esterna.
- Impotenza funzionale: Incapacità di sollevare attivamente il braccio, spesso con il paziente che sostiene l’arto infortunato.
- Gonfiore (Edema) ed Ecchimosi: Sviluppo di gonfiore e un ematoma che può estendersi lungo il braccio.
- Dolore notturno: Difficoltà a trovare una posizione confortevole per dormire.
- Crepitio osseo: In alcuni casi, una sensazione di scroscio durante la palpazione o movimenti passivi.
Diagnosi: Come Riconoscere la Frattura
Una diagnosi accurata è essenziale per un trattamento efficace. Il processo diagnostico include un esame clinico e indagini strumentali.
Esame Clinico
Il medico valuta l’anamnesi del trauma e procede con l’ispezione e la palpazione della spalla. Viene verificata l’integrità neurovascolare dell’arto superiore per escludere lesioni nervose o vascolari, potenziali complicanze in caso di lussazione associata.
Indagini Strumentali
- Radiografia (RX): Esame di primo livello per visualizzare la frattura, valutare la scomposizione e l’eventuale presenza di lussazioni.
- Tomografia Computerizzata (TC): Fornisce immagini tridimensionali dettagliate per fratture complesse o sospetto coinvolgimento articolare, utile per la pianificazione chirurgica.
- Risonanza Magnetica (RM): Cruciale per sospette lesioni dei tessuti molli, come rotture dei tendini della cuffia dei rotatori, lesioni del cercine glenoideo o danni capsulari.
Trattamento Medico e Chirurgico
La scelta del trattamento dipende principalmente dal grado di scomposizione del frammento osseo, seguendo linee guida ortopediche specifiche.
Trattamento Conservativo
Indicato per fratture composte o minimamente scomposte (spostamento inferiore a 3-5 mm nei pazienti attivi, fino a 5-10 mm negli anziani con basse richieste funzionali). Prevede:
- Immobilizzazione: Utilizzo di un tutore reggibraccio per 3-4 settimane per favorire la consolidazione ossea.
- Terapia farmacologica: Analgesici e FANS per gestire dolore e infiammazione.
Trattamento Chirurgico
Necessario se il frammento del trochite è significativamente scomposto o retratto, poiché una guarigione in posizione errata causerebbe conflitto subacromiale e deficit funzionale. Le tecniche includono:
- Sintesi a cielo aperto (ORIF): Fissazione del frammento con viti, placche o cerchiaggi.
- Artroscopia: Tecnica minimamente invasiva per riduzione e fissazione, che permette anche la riparazione di lesioni tendinee associate.
Il Percorso di Riabilitazione Fisioterapica
La riabilitazione è un elemento fondamentale per il recupero funzionale dopo una frattura del trochite omerale. Indipendentemente dal trattamento (conservativo o chirurgico), un programma fisioterapico rigoroso, progressivo e personalizzato è cruciale. La spalla è un’articolazione incline alla rigidità; il fisioterapista deve bilanciare la protezione del tessuto osseo in guarigione con la prevenzione della rigidità articolare, come la capsulite adesiva. Il protocollo riabilitativo si articola generalmente in quattro fasi distinte, ciascuna con obiettivi specifici.
Fase 1: Protezione e Controllo del Dolore (Settimane 0-4)
Questa fase è dedicata alla massima protezione del sito di frattura per consentire la formazione del callo osseo primario e alla gestione del dolore e dell’infiammazione.
- Gestione del tutore: Il tutore reggibraccio viene indossato costantemente, rimosso solo per l’igiene personale e per gli esercizi specifici autorizzati. È essenziale mantenere l’arto in una posizione sicura per evitare stress sul trochite.
- Terapie fisiche: L’applicazione di magnetoterapia può essere utilizzata per stimolare l’osteogenesi (formazione ossea). La crioterapia (impacchi di ghiaccio) e la laserterapia sono utili per ridurre il dolore e l’edema post-traumatico.
- Mobilizzazione distale: Per prevenire la rigidità e mantenere la circolazione, si eseguono esercizi attivi per le dita della mano, il polso e il gomito. Vengono inclusi anche movimenti delicati del tratto cervicale per evitare contratture muscolari di compenso.
- Esercizi pendolari: Se l’ortopedico lo consente, si introducono i delicati esercizi pendolari di Codman. Questi movimenti passivi favoriscono la decompressione articolare e una micromobilità precoce senza attivare la muscolatura della spalla, prevenendo l’adesione capsulare.
Fase 2: Recupero della Mobilità Passiva e Attiva Assistita (Settimane 4-8)
Con l’inizio della consolidazione ossea, si procede gradualmente alla rimozione del tutore e all’aumento del range di movimento.
- Mobilizzazione passiva (PROM): Il fisioterapista esegue movimenti delicati del braccio del paziente in tutte le direzioni (flessione, abduzione, rotazione interna ed esterna), rispettando sempre la soglia del dolore. L’obiettivo è allungare la capsula articolare e prevenire la formazione di aderenze.
- Mobilizzazione attiva assistita (AAROM): Il paziente inizia a muovere attivamente il braccio, assistito dall’arto sano o da strumenti. Vengono introdotti esercizi con il bastone, l’uso di carrucole e lo scivolamento delle mani a parete, che permettono di recuperare gradualmente l’elevazione e le rotazioni.
- Idrokinesiterapia: La riabilitazione in acqua riscaldata è particolarmente efficace in questa fase. Il galleggiamento riduce il carico sull’articolazione, facilitando il movimento e diminuendo il dolore, permettendo un recupero più agevole del range di movimento.
Fase 3: Recupero della Mobilità Attiva e Inizio del Rinforzo (Settimane 8-12)
L’osso è ora generalmente consolidato, permettendo l’introduzione di esercizi attivi contro gravità e l’inizio del rinforzo muscolare.
- Mobilizzazione attiva (AROM): Il paziente esegue movimenti del braccio contro gravità senza assistenza, con l’obiettivo di recuperare l’arco di movimento completo in tutte le direzioni. Si pone attenzione alla qualità del movimento e al controllo neuromuscolare.
- Rinforzo isometrico: Si introducono contrazioni muscolari contro una resistenza fissa (senza movimento articolare). Questi esercizi sono fondamentali per risvegliare e rinforzare gradualmente la muscolatura della cuffia dei rotatori e del deltoide, migliorando la stabilità senza stressare eccessivamente il sito di frattura.
- Stabilizzazione scapolo-toracica: Un focus importante è posto sui muscoli che controllano la scapola (trapezio, romboidi, gran dentato). Una scapola stabile è essenziale per una corretta biomeccanica della spalla e per prevenire futuri problemi.
Fase 4: Rinforzo Avanzato e Ritorno alla Funzionalità (Mesi 3-6)
Questa fase finale mira a ripristinare pienamente la forza, la resistenza e la coordinazione, preparando il paziente al ritorno alle attività quotidiane, lavorative e sportive.
- Esercizi contro resistenza progressiva: Si utilizzano elastici (Theraband) di diverse tensioni, pesi liberi e macchinari isotonici per aumentare progressivamente la forza e la resistenza muscolare. Vengono inclusi esercizi per tutti i gruppi muscolari della spalla e del cingolo scapolare.
- propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo) e controllo neuromotorio: Esercizi su superfici instabili (es. tavolette propriocettive), utilizzo di palle mediche e perturbazioni ritmiche sono impiegati per migliorare i riflessi, la coordinazione e la stabilità dinamica dell’articolazione, essenziali per prevenire recidive.
- Gesti specifici: Vengono simulate e allenate le attività richieste dal lavoro o dallo sport del paziente (es. simulazione del lancio, del servizio nel tennis, sollevamento di carichi). Questo allenamento funzionale è personalizzato per garantire un ritorno sicuro e performante alle attività desiderate.
Esercizi Terapeutici Consigliati
Di seguito si descrivono alcuni esercizi cardine della riabilitazione. Si ricorda che l’esecuzione deve essere sempre supervisionata e autorizzata da un professionista sanitario.
Esercizi Pendolari di Codman
Come si esegue: In piedi, appoggiarsi con la mano sana a un tavolo o una sedia, flettendo il busto in avanti in modo che il braccio infortunato penda liberamente verso il pavimento. Lasciare il braccio completamente rilassato, come un pendolo inerte. Utilizzando il movimento del bacino e del tronco, far oscillare delicatamente il braccio in avanti e indietro, a destra e a sinistra, e in piccoli cerchi (sia in senso orario che antiorario). Il movimento deve essere passivo, senza attivare i muscoli della spalla.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3-5 serie da 10-20 oscillazioni in ciascuna direzione, 2-3 volte al giorno, o come indicato dal fisioterapista.
Perche’ funziona: Questo esercizio favorisce una delicata decompressione articolare e una micromobilità precoce, contribuendo a ridurre il dolore, migliorare la circolazione e prevenire la rigidità capsulare senza stressare il sito di frattura.
Nota: Eseguire solo se autorizzato dal medico o fisioterapista. Interrompere immediatamente in caso di dolore acuto.
Esercizio di Flessione Attiva Assistita con Bastone
Come si esegue: Supini (sdraiati a pancia in su), afferrare un bastone leggero con entrambe le mani, con i palmi rivolti verso il basso. Le braccia sono distese lungo il corpo. Utilizzare la forza del braccio sano per spingere il bastone verso l’alto e all’indietro, portando il braccio infortunato in flessione sopra la testa. Mantenere le braccia il più dritte possibile. Raggiungere il massimo allungamento possibile senza avvertire dolore acuto. Mantenere la posizione per 5-10 secondi e tornare lentamente alla posizione di partenza, controllando il movimento.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-15 ripetizioni, 1-2 volte al giorno.
Perche’ funziona: Questo esercizio aiuta a recuperare gradualmente il range di movimento in flessione della spalla, allungando la capsula articolare e i muscoli retratti, utilizzando l’assistenza dell’arto sano per controllare il carico sul braccio infortunato.
Rinforzo degli Extrarotatori con Elastico
Come si esegue: In piedi, posizionarsi lateralmente rispetto a un punto di ancoraggio (es. una maniglia o una porta) a cui è fissato un elastico all’altezza della vita. Afferrare l’estremità libera dell’elastico con la mano del braccio infortunato. Piegare il gomito a 90 gradi e mantenerlo aderente al fianco (si può posizionare un piccolo asciugamano arrotolato tra il gomito e il fianco per maggiore stabilità). Mantenendo il gomito fermo, ruotare lentamente l’avambraccio verso l’esterno, allungando l’elastico. Controllare il movimento mentre si torna lentamente alla posizione di partenza.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-15 ripetizioni, a giorni alterni.
Perche’ funziona: Questo esercizio mira a rinforzare i muscoli sottospinato e piccolo rotondo, fondamentali per la rotazione esterna e la stabilizzazione della testa omerale, migliorando la forza e il controllo della cuffia dei rotatori.
Rotazione Interna Isometrica con Asciugamano
Come si esegue: In piedi, posizionarsi con il fianco del braccio infortunato contro una parete. Piegare il gomito a 90 gradi e posizionare un asciugamano arrotolato tra il gomito e il fianco per mantenere l’allineamento. Posizionare il palmo della mano del braccio infortunato contro la parete. Spingere delicatamente il palmo contro la parete, come se si volesse ruotare il braccio verso l’interno, senza però muovere l’articolazione. Mantenere la contrazione per 5-10 secondi.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 8-10 ripetizioni, 1-2 volte al giorno.
Perche’ funziona: Questo esercizio rinforza isometricamente i muscoli subscapolare e gran dorsale, responsabili della rotazione interna, contribuendo alla stabilità della spalla in una fase in cui il movimento attivo potrebbe essere ancora limitato o doloroso.
Scivolamento a Parete (Wall Slide)
Come si esegue: In piedi, di fronte a una parete, posizionare gli avambracci e i palmi delle mani sulla parete, con i gomiti piegati e le mani all’altezza delle spalle. Lentamente, far scivolare le mani verso l’alto lungo la parete, estendendo le braccia sopra la testa, mantenendo i gomiti leggermente flessi e gli avambracci a contatto con la parete. Controllare il movimento mentre si torna lentamente alla posizione di partenza. Questo esercizio può essere eseguito con l’assistenza dell’arto sano se necessario.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-12 ripetizioni, 1 volta al giorno.
Perche’ funziona: Il wall slide migliora la flessione e l’abduzione della spalla in un piano controllato e assistito, favorendo il recupero del range di movimento e l’attivazione della muscolatura scapolare in modo sicuro.
Estensione della Spalla con Elastico a Bassa Resistenza
Come si esegue: Fissare un elastico a un punto stabile davanti a sé, all’altezza della vita. Afferrare l’estremità libera dell’elastico con la mano del braccio infortunato, mantenendo il braccio disteso in avanti. Mantenendo il gomito quasi dritto, tirare l’elastico all’indietro, portando il braccio verso il fianco. Controllare il movimento mentre si torna lentamente alla posizione iniziale. Mantenere il tronco stabile e non compensare con la schiena.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 12-15 ripetizioni, a giorni alterni.
Perche’ funziona: Questo esercizio rinforza i muscoli estensori della spalla (gran dorsale, deltoide posteriore), essenziali per i movimenti di trazione e per il mantenimento di un buon equilibrio muscolare del cingolo scapolare.
Esercizi e Movimenti da Evitare
È fondamentale comprendere quali movimenti e attività possano compromettere la guarigione della frattura e ritardare il recupero. Evitare questi movimenti è cruciale, specialmente nelle prime fasi della riabilitazione, ma anche successivamente se causano dolore o instabilità.
- Movimenti rapidi o bruschi: Evitare qualsiasi movimento improvviso o scattoso della spalla, in particolare l’abduzione (sollevamento laterale) e la rotazione esterna forzata, che possono stressare eccessivamente il trochite in via di guarigione o i tendini della cuffia dei rotatori.
- Sollevamento di pesi: Non sollevare pesi, anche leggeri, con il braccio infortunato. Questo include borse della spesa, zaini pesanti o qualsiasi oggetto che richieda uno sforzo significativo. Il carico eccessivo può compromettere la consolidazione ossea o causare la scomposizione del frammento.
- Appoggiarsi sul braccio infortunato: Evitare di dormire sul lato infortunato o di appoggiarsi sul braccio leso, poiché ciò può esercitare pressione diretta sulla frattura e causare dolore o spostamento.
- Movimenti sopra la testa non controllati: Limitare i movimenti del braccio sopra la testa, specialmente se non assistiti o eseguiti con controllo. L’elevazione completa può mettere in tensione i muscoli della cuffia dei rotatori e il trochite.
- Sport di contatto o che richiedono movimenti ampi della spalla: Evitare sport come rugby, calcio, pallavolo, tennis o qualsiasi attività che comporti impatti, lanci o movimenti esplosivi della spalla fino a quando non si è ottenuto il pieno recupero e l’autorizzazione del medico o fisioterapista.
Prevenzione e Consigli a Lungo Termine
Prevenire una frattura non è sempre possibile, specialmente in caso di traumi accidentali severi, ma è possibile agire sui fattori di rischio modificabili per ridurre la probabilità di lesioni future e migliorare la salute generale dell’articolazione.
- Salute dell’osso: È fondamentale monitorare la densità ossea, specialmente dopo i 50 anni. Un adeguato apporto di Calcio e Vitamina D, unito a una regolare attività fisica sotto carico (come la camminata o l’allenamento con pesi leggeri), aiuta a mantenere le ossa forti e a prevenire l’osteoporosi. Consultare il medico per eventuali integrazioni o screening.
- Prevenzione delle cadute: Negli anziani, è utile adattare l’ambiente domestico (rimuovere tappeti scivolosi, installare maniglioni nei bagni, migliorare l’illuminazione) e svolgere esercizi di equilibrio e coordinazione per ridurre il rischio di cadute.
- Preparazione atletica: Per gli sportivi, un adeguato riscaldamento prima dell’attività fisica, il mantenimento di una buona flessibilità e il rinforzo specifico dei muscoli stabilizzatori della spalla riducono il rischio di lussazioni e traumi indiretti. Un programma di allenamento equilibrato e progressivo è essenziale.
- Postura e ergonomia: Mantenere una buona postura e adottare principi di ergonomia sul lavoro e nelle attività quotidiane può ridurre lo stress sulla spalla e prevenire sovraccarichi cronici.
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Quando Consultare il Medico o il Fisioterapista
Dopo una frattura del trochite omerale, è fondamentale monitorare attentamente i sintomi e il progresso della guarigione. Sebbene il percorso riabilitativo sia ben definito, alcune situazioni richiedono un’immediata consultazione con il medico ortopedico o il fisioterapista.
- Aumento improvviso del dolore: Se il dolore alla spalla peggiora improvvisamente e non è controllabile con i farmaci prescritti o con il riposo, potrebbe indicare una complicanza o una riproblematizzazione.
- Perdita di sensibilità o formicolio: La comparsa di intorpidimento, formicolio o debolezza nel braccio, nella mano o nelle dita potrebbe suggerire una compressione nervosa o un danno vascolare, richiedendo una valutazione urgente.
- Gonfiore o arrossamento eccessivo: Un gonfiore significativo, calore o arrossamento intorno alla spalla, specialmente se accompagnato da febbre, può essere segno di infezione o infiammazione acuta.
- Impossibilità a eseguire gli esercizi prescritti: Se si riscontra una marcata difficoltà o un dolore insopportabile durante l’esecuzione degli esercizi di riabilitazione, è importante informare il fisioterapista per una revisione del programma.
- Segni di instabilità o scrosci anomali: La percezione di scrosci, click o una sensazione di instabilità durante i movimenti della spalla, soprattutto se diversi da quelli iniziali, deve essere segnalata.
- Mancato miglioramento: Se, nonostante l’aderenza al programma riabilitativo, non si osserva un miglioramento progressivo del dolore o della funzionalità entro i tempi previsti, è opportuno rivalutare la situazione clinica.
Domande Frequenti (FAQ) sulla Frattura del Trochite Omerale
Il processo di recupero per una frattura del trochite omerale è graduale e può variare significativamente in base alla complessità della lesione e all’aderenza al programma riabilitativo. Generalmente, un ritorno completo alla funzionalità pre-infortunio e alle attività quotidiane e sportive può richiedere dai 3 ai 6 mesi, o anche più, con una progressione attraverso diverse fasi di riabilitazione.
Durante le prime settimane di immobilizzazione, è fondamentale adottare una posizione che minimizzi il dolore e protegga la spalla da movimenti indesiderati. Spesso si consiglia di dormire in posizione semi-seduta o supina, utilizzando cuscini per supportare l’arto e mantenere la spalla in una posizione elevata e leggermente abdotta, come indicato dal medico curante.
Il ritorno alla guida dell’automobile è strettamente legato al recupero della piena funzionalità della spalla, inclusa la forza, la mobilità e la capacità di reazione, oltre all’assenza di dolore. Questa ripresa avviene solitamente dopo diverse settimane o mesi dall’infortunio, solo quando il medico e il fisioterapista abbiano valutato l’idoneità e la sicurezza del paziente a riprendere tale attività.
Sì, esiste un potenziale rischio di sviluppare una capsulite adesiva, comunemente nota come ‘spalla congelata’, in seguito a una frattura del trochite omerale, specialmente in caso di immobilizzazione prolungata. Per mitigare tale rischio, il percorso riabilitativo è strutturato per promuovere un recupero progressivo della mobilità, iniziando con esercizi passivi e assistiti sotto supervisione.
L’indicazione chirurgica dipende dall’entità della scomposizione. Le linee guida indicano l’intervento se il frammento osseo è spostato di oltre 5 millimetri (o 3 millimetri nei soggetti giovani e sportivi). Se il frammento guarisce in una posizione anomala, andrà a urtare contro l’acromion durante i movimenti del braccio, causando dolore cronico, limitazione severa del movimento e usura dei tendini della cuffia dei rotatori.
Conclusione
La frattura del trochite omerale è un evento traumatico che richiede attenzione medica immediata e un percorso di cura meticoloso. La sinergia tra una corretta diagnosi ortopedica e un programma di riabilitazione fisioterapica ben strutturato è la chiave per restituire alla spalla la sua naturale funzionalità, forza e assenza di dolore. La costanza del paziente nell’eseguire gli esercizi e nel rispettare i tempi biologici di guarigione risulta determinante per il successo terapeutico.
Per qualsiasi dubbio, valutazione specifica o per intraprendere un percorso riabilitativo adeguato, si raccomanda sempre di rivolgersi al proprio medico ortopedico o fisioterapista di fiducia.
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Fonti e Riferimenti Scientifici
- FRANCIOSI A et al. [Bilateral fracture of the radius and of the humeral epicondyle]. G Med Mil. 1952. PubMed
- GUALTIERI G et al. [CONSIDERATIONS ON FRACTURE-DISLOCATION OF THE HUMERAL HEAD]. Arch Ortop. 1963. PubMed
- Zinghi GF et al. [Role of osteosynthesis in fractures of the humeral neck]. Chir Organi Mov. 1986. PubMed
- Marelli B et al. [Notes on isolated fracture of the small humeral tuberosity]. Chir Ital. 1981. PubMed
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