Diastasi Acromion-Claveare: Gradi e Recupero

In breve:

  • La diastasi acromion-claveare è una lesione della spalla che danneggia i legamenti cruciali per la stabilità e la mobilità.
  • Questa condizione è spesso causata da traumi diretti o sportivi, con gravità variabile da una distorsione a una rottura completa.
  • I legamenti acromion-claveari e coraco-claveari sono essenziali per la stabilità verticale e orizzontale della spalla.
  • Una valutazione medica specialistica è fondamentale per un recupero efficace e per prevenire complicanze a lungo termine.

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Indice

La diastasi acromion-claveare, nota anche come lussazione o sublussazione dell’articolazione acromion-claveare (AC), rappresenta una lesione comune della spalla, particolarmente frequente negli sportivi e a seguito di traumi diretti. Questa condizione si verifica quando i legamenti che stabilizzano l’articolazione tra l’acromion (una parte della scapola) e la clavicola vengono danneggiati, portando a una separazione o dislocazione delle due ossa. La gravità della lesione può variare da una semplice distorsione a una completa rottura dei legamenti, con conseguente marcato spostamento della clavicola. Comprendere l’anatomia, le cause, i sintomi, le opzioni diagnostiche e i percorsi di trattamento e riabilitazione è fondamentale per un recupero efficace e per prevenire complicanze a lungo termine. Questo articolo si propone di fornire una panoramica dettagliata di questa patologia, sottolineando l’importanza di una valutazione medica specialistica per una gestione ottimale.

Anatomia dell’Articolazione Acromion-Claveare

Diastasi acromion claveare

L’articolazione acromion-claveare (AC) è una piccola articolazione sinoviale situata nella parte superiore della spalla, che connette l’estremità laterale della clavicola con l’acromion, una prominenza ossea della scapola. Sebbene sia di dimensioni ridotte, svolge un ruolo cruciale nella mobilità e nella stabilità della spalla, consentendo movimenti di scivolamento e rotazione che facilitano l’ampia gamma di movimento del braccio.

Strutture Ossee Coinvolte

  • Clavicola: Un osso lungo e sottile che si estende orizzontalmente dalla parte superiore dello sterno all’acromion. La sua estremità laterale, o acromiale, si articola con l’acromion.
  • Scapola: Un osso piatto e triangolare che forma la parte posteriore della spalla. L’acromion è la sua proiezione più laterale e superiore, che si estende sopra l’articolazione gleno-omerale e si articola con la clavicola.

Stabilizzatori Ligamentosi

La stabilità dell’articolazione AC è garantita principalmente da un complesso sistema di legamenti, che possono essere suddivisi in due gruppi principali:

  • Legamenti Acromion-Claveari (AC): Questi legamenti circondano direttamente l’articolazione AC e sono distinti in superiore, inferiore, anteriore e posteriore. La loro funzione primaria è quella di fornire stabilità orizzontale all’articolazione, resistendo alle forze di spostamento antero-posteriore e superiore-inferiore dirette sull’articolazione stessa. Il legamento acromion-claveare superiore è il più robusto e clinicamente rilevante.
  • Legamenti Coraco-Claveari (CC): Questi legamenti sono considerati i più importanti per la stabilità verticale dell’articolazione AC. Non si attaccano direttamente all’articolazione AC, ma connettono la clavicola al processo coracoideo della scapola, una prominenza ossea situata inferiormente all’acromion. Sono composti da due fasci distinti:
    • Legamento Conoide: Mediale e di forma conica, resiste principalmente alle forze di spostamento superiore della clavicola e alla rotazione interna.
    • Legamento Trapezoide: Laterale e di forma trapezoidale, resiste anch’esso allo spostamento superiore della clavicola e alla rotazione esterna.

    Insieme, i legamenti coraco-claveari formano un’unità funzionale che impedisce alla clavicola di dislocarsi superiormente rispetto all’acromion, mantenendo l’allineamento verticale tra le due ossa.

  • Capsula Articolare: Una sottile capsula fibrosa circonda l’articolazione AC, contribuendo alla sua stabilità e contenendo il liquido sinoviale.
  • Disco Intra-Articolare: In alcuni individui, è presente un piccolo disco fibrocartilagineo (tessuto misto tra cartilagine e tessuto fibroso) all’interno dell’articolazione AC, che può contribuire all’assorbimento degli urti e alla congruenza articolare, sebbene la sua presenza e funzione siano variabili.

Stabilizzatori Dinamici

Oltre ai legamenti, anche i muscoli che circondano la spalla contribuiscono alla stabilità dinamica dell’articolazione AC. I principali muscoli coinvolti sono:

  • Muscolo Deltoide: In particolare le sue fibre anteriori e medie, che originano in parte dalla clavicola e dall’acromion, contribuiscono a comprimere l’articolazione e a stabilizzarla durante i movimenti del braccio.
  • Muscolo Trapezio: Le fibre superiori del trapezio si inseriscono sulla clavicola e sull’acromion, fornendo supporto e stabilizzazione, specialmente durante i movimenti di elevazione e retrazione della spalla.

La complessa interazione tra queste strutture ossee, legamentose e muscolari è essenziale per la funzionalità e la stabilità dell’articolazione AC. Una lesione a uno o più di questi componenti può compromettere l’integrità dell’articolazione, portando alla condizione nota come diastasi acromion-claveare.


Classificazione di Rockwood

La classificazione di Rockwood è il sistema più ampiamente accettato per categorizzare le lesioni dell’articolazione acromion-claveare. Questa classificazione si basa sull’entità del danno ai legamenti acromion-claveari e coraco-claveari, nonché sul grado di spostamento della clavicola rispetto all’acromion. Comprendere il grado della lesione è fondamentale per determinare il percorso di trattamento più appropriato e per stimare i tempi di recupero.

Grado Lesione Spostamento clavicola Trattamento
I Distorsione legamenti AC Nessuno Conservativo
II Rottura legamenti AC, distorsione coraco-claveari Lieve (< 50%) Conservativo
III Rottura legamenti AC + coraco-claveari 25-100% superiore Conservativo o chirurgico
IV Come III + clavicola spostata posteriormente Posteriore Chirurgico
V Come III con spostamento marcato > 100% superiore Chirurgico
VI Clavicola sotto l’acromion (rara) Inferiore Chirurgico

I gradi I e II sono le forme più comuni e meno gravi di diastasi acromion-claveare. In questi casi, il trattamento conservativo è quasi sempre la scelta preferita, con ottimi risultati funzionali. Il grado III rappresenta la categoria più dibattuta in termini di approccio terapeutico, con la decisione tra trattamento conservativo e chirurgico che spesso dipende da fattori individuali come l’età del paziente, il livello di attività, le richieste funzionali e la preferenza del chirurgo. Le lesioni di grado IV, V e VI sono considerate gravi e rare, caratterizzate da una dislocazione significativa e complessa della clavicola, che richiede quasi sempre un intervento chirurgico per ripristinare l’anatomia e la stabilità dell’articolazione. La corretta identificazione del grado di lesione attraverso l’esame clinico e le indagini radiografiche è pertanto cruciale per una gestione efficace della patologia.


Cause della Diastasi Acromion-Claveare

La diastasi acromion-claveare è quasi sempre il risultato di un trauma diretto o indiretto alla spalla. La natura e l’intensità del trauma determinano il grado di lesione dei legamenti e, di conseguenza, la gravità della diastasi.

Meccanismi di Lesione più Frequenti

  • Caduta sulla spalla con braccio addotto: Questo è il meccanismo più comune. L’impatto diretto sulla parte superiore ed esterna della spalla, con il braccio stretto al corpo (addotto), trasmette una forza verso il basso sull’acromion. La clavicola, essendo ancorata al tronco, rimane relativamente fissa, mentre l’acromion viene spinto inferiormente. Questa forza di taglio e compressione provoca la rottura progressiva dei legamenti acromion-claveari e, nei casi più gravi, dei legamenti coraco-claveari, portando alla separazione delle due ossa.
  • Caduta sul gomito o sulla mano con braccio esteso: Sebbene meno comune per la diastasi AC, una caduta con il braccio esteso può trasmettere forze lungo l’arto superiore fino alla spalla, causando un impatto indiretto sull’articolazione AC.

Contesti Comuni in cui si Verifica la Lesione

La diastasi acromion-claveare è particolarmente prevalente in contesti che comportano un alto rischio di cadute o impatti diretti sulla spalla:

  • Sport di contatto e ad alto impatto:
    • Rugby e Calcio: I placcaggi, le cadute e gli scontri diretti tra giocatori sono cause frequenti.
    • Hockey (su ghiaccio o su prato): Cadute sul ghiaccio o impatti contro le sponde o altri giocatori.
    • Arti Marziali: Cadute durante le proiezioni o impatti diretti.
  • Sport ciclistici:
    • Ciclismo su strada e mountain bike: Le cadute dalla bicicletta, spesso con impatto diretto sulla spalla o sul manubrio, sono una causa molto comune di diastasi AC.
  • Sport invernali:
    • Sci e Snowboard: Cadute ad alta velocità o impatti contro ostacoli.
  • Incidenti stradali:
    • Gli incidenti automobilistici o motociclistici, in particolare quelli che coinvolgono un impatto laterale o un’eiezione, possono causare traumi significativi alla spalla, inclusa la diastasi AC.
  • Cadute accidentali:
    • Anche cadute da altezze modeste o scivolamenti accidentali, specialmente in individui anziani o con problemi di equilibrio, possono portare a questa lesione.

È importante notare che l’energia del trauma è direttamente correlata alla gravità della lesione. Traumi ad alta energia, come quelli derivanti da incidenti stradali o cadute ad alta velocità, sono più propensi a causare diastasi di grado elevato (IV-VI), mentre traumi meno intensi possono portare a distorsioni di grado I o II.


Sintomi della Diastasi Acromion-Claveare

I sintomi di una diastasi acromion-claveare possono variare in intensità e presentazione a seconda del grado di lesione. Generalmente, si manifestano immediatamente dopo il trauma e possono persistere per un periodo prolungato se non trattati adeguatamente.

Manifestazioni Dolorose

  • Dolore acuto e localizzato: Il sintomo più comune è un dolore intenso e improvviso nella parte superiore della spalla, direttamente sopra l’articolazione AC. Il dolore è spesso descritto come pungente o lancinante al momento del trauma.
  • Dolore alla palpazione: L’articolazione AC è estremamente sensibile al tatto. Anche una leggera pressione sull’area lesa può evocare un dolore significativo.
  • Dolore durante il movimento: Il dolore è tipicamente aggravato dai movimenti del braccio, in particolare:
    • Sollevamento del braccio sopra la testa (abduzione e flessione): Questi movimenti mettono in tensione i legamenti AC e CC, causando dolore.
    • Adduzione orizzontale (cross-body adduction): Portare il braccio attraverso il corpo verso la spalla opposta comprime l’articolazione AC, provocando un dolore acuto.
    • Rotazioni estreme della spalla: Anche se meno specifiche, possono contribuire al disagio.
  • Dolore notturno: Molti pazienti riferiscono difficoltà a dormire sul fianco colpito a causa del dolore e della pressione sull’articolazione lesa.

Segni Visibili e Palpabili

  • Gonfiore ed ecchimosi: Subito dopo il trauma, l’area intorno all’articolazione AC può apparire gonfia a causa dell’infiammazione e dell’accumulo di liquidi. In alcuni casi, può comparire un’ecchimosi (livido) a causa della rottura dei piccoli vasi sanguigni.
  • Deformità a “tasto di pianoforte”: Questo è un segno distintivo delle lesioni di grado III e superiore. La clavicola appare visibilmente sporgente superiormente rispetto all’acromion. Se si preme sulla clavicola sporgente, questa può essere spinta verso il basso (come un tasto di pianoforte), per poi risalire non appena la pressione viene rilasciata, a causa della rottura completa dei legamenti coraco-claveari che non riescono più a mantenere la clavicola in posizione.
  • Asimmetria della spalla: Nelle lesioni di grado elevato, l’intera spalla può apparire abbassata o spostata rispetto a quella controlaterale, a causa della perdita di supporto della clavicola.

Altri Sintomi Associati

  • Limitazione del movimento (Range of Motion – ROM): Il dolore e la dislocazione possono limitare significativamente la capacità di muovere il braccio e la spalla, in particolare nei movimenti sopra la testa.
  • Debolezza: A causa del dolore e della potenziale alterazione della biomeccanica della spalla, il paziente può percepire una debolezza nel braccio colpito.
  • Sensazione di instabilità o “clunking”: In alcuni casi, specialmente nelle lesioni croniche o non trattate, il paziente può avvertire una sensazione di instabilità o un “clunk” (rumore di scatto) durante i movimenti della spalla.

È fondamentale che qualsiasi persona che abbia subito un trauma alla spalla e manifesti questi sintomi si rivolga tempestivamente a un medico per una valutazione accurata. Una diagnosi precoce e precisa è essenziale per impostare il trattamento più efficace e prevenire complicanze a lungo termine.


Diagnosi della Diastasi Acromion-Claveare

La diagnosi di diastasi acromion-claveare si basa su una combinazione di anamnesi dettagliata, esame clinico approfondito e indagini di imaging. L’obiettivo è determinare il grado di lesione e escludere altre patologie della spalla.

Anamnesi

Il medico raccoglierà informazioni sul meccanismo dell’infortunio (ad esempio, caduta diretta sulla spalla), l’intensità del trauma, l’insorgenza e la localizzazione del dolore, e qualsiasi sintomo associato. È importante anche conoscere l’età del paziente, il livello di attività fisica e le sue aspettative funzionali.

Esame Clinico

L’esame fisico è cruciale e include:

  • Ispezione: Si valuta la presenza di gonfiore, ecchimosi o deformità visibili, come la prominenza della clavicola (segno del “tasto di pianoforte”). Si confronta la spalla lesa con quella sana per rilevare asimmetrie.
  • Palpazione: Il medico palperà delicatamente l’articolazione AC per localizzare il punto di massimo dolore e per valutare la presenza del segno del “tasto di pianoforte” (deprimibilità della clavicola con successiva risalita).
  • Valutazione del Range of Motion (ROM): Si valuta la capacità del paziente di muovere attivamente e passivamente il braccio in diverse direzioni (flessione, abduzione, rotazioni). Il dolore e la limitazione del ROM sono comuni, specialmente nei movimenti sopra la testa e nell’adduzione orizzontale.
  • Test specifici:
    • Test di Adduzione Orizzontale (Cross-Body Adduction Test): Il paziente porta il braccio in adduzione attraverso il corpo. Un dolore acuto all’articolazione AC è indicativo di lesione.
    • Test di O’Brien (Active Compression Test): Sebbene più comunemente associato a lesioni SLAP, può evocare dolore all’AC in presenza di patologia.
  • Valutazione neurologica e vascolare: Si escludono lesioni nervose o vascolari associate, sebbene siano rare.

Indagini di Imaging

Le tecniche di imaging sono fondamentali per confermare la diagnosi e classificare il grado di lesione.

  • Radiografia (Raggi X): È l’esame di prima linea.
    • Proiezione Antero-Posteriore (AP) della spalla: Permette di visualizzare l’articolazione AC e la distanza tra clavicola e acromion.
    • Proiezione di Zanca: Una proiezione AP con inclinazione cefalica di 10-15° che aiuta a isolare l’articolazione AC, riducendo la sovrapposizione ossea e migliorando la visualizzazione dello spazio articolare.
    • Proiezioni sotto carico (stress views): Queste radiografie vengono eseguite con il paziente che tiene un peso (di solito 5-10 kg) appeso al polso del braccio interessato. Il peso accentua la dislocazione della clavicola, rendendo più facile differenziare una lesione di grado II da una di grado III, in cui la rottura dei legamenti coraco-claveari permette un maggiore spostamento verticale.
    • Proiezione Axillary (Ascellare): Utile per valutare lo spostamento antero-posteriore della clavicola, specialmente nelle lesioni di grado IV.

    Le radiografie permettono di misurare la distanza coraco-claveare (CC) e la distanza acromion-claveare (AC), parametri essenziali per la classificazione di Rockwood.

  • Risonanza Magnetica (RM): Non è sempre necessaria per la diagnosi iniziale, ma è estremamente utile per:
    • Valutare lo stato dei legamenti coraco-claveari e acromion-claveari, visualizzando direttamente la loro integrità o rottura.
    • Identificare lesioni associate dei tessuti molli, come lesioni della cuffia dei rotatori, lesioni labrali o edema osseo.
    • Differenziare tra edema legamentoso (distorsione) e rottura completa.
  • Ecografia: Può essere utilizzata come strumento diagnostico iniziale dinamico per valutare l’integrità dei legamenti e lo spostamento della clavicola, ma è operatore-dipendente e meno accurata della RM per la valutazione dettagliata dei legamenti profondi.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Raramente necessaria per la diagnosi di diastasi AC, ma può essere utile in casi complessi per una valutazione più dettagliata delle strutture ossee, specialmente in presenza di fratture associate o per la pianificazione pre-operatoria di lesioni di grado elevato.

La combinazione di questi strumenti diagnostici consente al medico di formulare una diagnosi precisa e di stabilire il piano di trattamento più adeguato per il paziente.


Trattamento Conservativo (Gradi I-II e selezionati III)

Il trattamento conservativo è l’approccio di scelta per la maggior parte delle diastasi acromion-claveari di grado I e II, e per un numero crescente di lesioni di grado III, specialmente in pazienti non atleti o con basse richieste funzionali della spalla. L’obiettivo principale è alleviare il dolore, ripristinare la piena funzionalità della spalla e prevenire la rigidità.

Fase Acuta (Settimane 0-2)

Questa fase si concentra sulla gestione del dolore e dell’infiammazione, e sulla protezione dell’articolazione lesa.

  • Riposo e Immobilizzazione:
    • Reggibraccio (sling): L’uso di un reggibraccio o di un tutore specifico per la spalla è consigliato per 1-3 settimane. Questo serve a sostenere il braccio, ridurre la tensione sull’articolazione AC e alleviare il dolore, favorendo la guarigione dei tessuti molli. La durata dell’immobilizzazione varia in base al grado di lesione e alla tolleranza del paziente.

    Consiglio pratico

    Permette il rinforzo progressivo e controllato della muscolatura stabilizzatrice della spalla durante il processo di recupero.


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  • Gestione del Dolore e dell’Infiammazione:
    • Crioterapia: Applicazione di impacchi di ghiaccio sull’area interessata per 15-20 minuti, 4-5 volte al giorno. Il ghiaccio aiuta a ridurre il gonfiore, l’infiammazione e il dolore.
    • Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): Possono essere prescritti dal medico per controllare il dolore e l’infiammazione. È importante seguire le indicazioni mediche per l’uso di questi farmaci.
    • Analgesici: In caso di dolore intenso, il medico può prescrivere farmaci antidolorifici.
  • Mobilizzazione Precoce (non della spalla lesa):
    • Per prevenire la rigidità, è importante mantenere attivi il gomito, il polso e le dita del braccio interessato, eseguendo esercizi di mobilizzazione delicati e indolori.

Fase di Mobilizzazione (Settimane 2-6)

Una volta che il dolore acuto si è attenuato, si inizia un programma di mobilizzazione progressiva sotto la guida di un fisioterapista.

  • Rimozione Progressiva del Sling: Il reggibraccio viene gradualmente rimosso, permettendo al paziente di iniziare a utilizzare il braccio per attività leggere.
  • Esercizi Pendolari di Codman: Questi esercizi passivi o attivi assistiti sfruttano la gravità per mobilizzare delicatamente la spalla, migliorando il ROM e riducendo la rigidità senza caricare l’articolazione AC. Il paziente si china in avanti e lascia pendere il braccio, eseguendo piccoli cerchi o oscillazioni.
  • Mobilizzazione Attiva Assistita e Attiva della Spalla:
    • Flessione e Abduzione: Esercizi per aumentare gradualmente il ROM in flessione (sollevamento del braccio in avanti) e abduzione (sollevamento del braccio lateralmente), inizialmente con l’aiuto dell’altro braccio o di un bastone.
    • Rotazione Esterna e Interna: Esercizi con bastone o assistiti per migliorare le rotazioni della spalla.
  • Precauzioni: È fondamentale evitare movimenti che stressano l’articolazione AC, in particolare l’adduzione orizzontale (cross-body) e il sollevamento di pesi o movimenti sopra la testa, per le prime 4-6 settimane.
  • Terapia Manuale: Il fisioterapista può utilizzare tecniche di mobilizzazione articolare dolce e tecniche sui tessuti molli per migliorare la mobilità e ridurre le tensioni muscolari.

Fase di Rinforzo (Settimane 6-12)

Questa fase mira a ripristinare la forza muscolare, la stabilità e la resistenza della spalla.

  • Rinforzo della Cuffia dei Rotatori: Esercizi con elastici o pesi leggeri per rafforzare i muscoli che stabilizzano la testa dell’omero nella glena (sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo, sottoscapolare). Esempi includono rotazioni interne ed esterne, abduzione in scaption (piano scapolare).
  • Rinforzo del Deltoide e del Trapezio: Esercizi per i muscoli che contribuiscono alla stabilità dinamica dell’articolazione AC. Esempi includono alzate laterali e frontali leggere, scrollate di spalle.
  • Stabilizzazione Scapolare: Esercizi per migliorare il controllo e la forza dei muscoli che stabilizzano la scapola (romboidei, elevatore della scapola, serrato anteriore, trapezio). Esempi includono:
    • Rowing (rematore): Con elastico o manubri leggeri.
    • Esercizi Y-T-W: Eseguiti in posizione prona per attivare i muscoli posteriori della spalla e della scapola.
    • Push-up progressivi: Inizialmente contro un muro, poi su una superficie inclinata, e infine a terra, per rafforzare il serrato anteriore e il pettorale.
  • Esercizi Propriocezione: Esercizi per migliorare la consapevolezza della posizione della spalla nello spazio e il controllo neuromuscolare.
  • Esercizi Funzionali Specifici: Introduzione graduale di movimenti che simulano le attività quotidiane o sportive del paziente.

Ritorno allo Sport e alle Attività (3-4 mesi)

Il ritorno completo alle attività sportive e lavorative avviene solo quando sono stati raggiunti specifici criteri.

  • Criteri per il Ritorno:
    • Range of Motion completo e indolore.
    • Forza muscolare simmetrica rispetto alla spalla controlaterale.
    • Assenza di dolore o instabilità durante i movimenti specifici dello sport o del lavoro.
    • Piena fiducia nell’uso della spalla.
  • Ritorno Graduale: Il ritorno allo sport deve essere progressivo, iniziando con attività a basso impatto e aumentando gradualmente l’intensità e la complessità.
  • Protezione: Per gli sport di contatto, è consigliabile utilizzare una protezione imbottita sulla spalla per i primi mesi dopo il ritorno, per ridurre il rischio di un nuovo trauma.

L’intero percorso riabilitativo deve essere personalizzato e supervisionato da un fisioterapista, che adatterà il programma in base ai progressi e alle esigenze individuali del paziente. La costanza e l’aderenza al programma sono fondamentali per un recupero ottimale.


Trattamento Chirurgico (Gradi IV-VI e selezionati III)

Il trattamento chirurgico è generalmente indicato per le diastasi acromion-claveari di grado IV, V e VI, a causa della significativa dislocazione e instabilità che compromettono gravemente la funzione della spalla. Per le lesioni di grado III, la decisione chirurgica è più complessa e viene presa caso per caso, considerando fattori come l’età del paziente, il livello di attività (ad esempio, atleti overhead o lavoratori manuali pesanti), la presenza di sintomi persistenti dopo un periodo di trattamento conservativo e le preferenze individuali.

Obiettivi della Chirurgia

L’intervento chirurgico mira a:

  • Ripristinare l’allineamento anatomico tra clavicola e acromion.
  • Stabilizzare l’articolazione AC, riparando o ricostruendo i legamenti danneggiati.
  • Alleviare il dolore.
  • Consentire un ritorno funzionale completo della spalla.

Tecniche Chirurgiche Principali

Esistono diverse tecniche chirurgiche, che possono essere suddivise in base al tipo di stabilizzazione e alla necessità di ricostruzione legamentosa:

  • Stabilizzazione con Ancorette e Suture ad Alta Resistenza (es. TightRope System):
    • Questa è una delle tecniche più moderne e diffuse. Prevede l’utilizzo di fili ad alta resistenza (suture) che passano attraverso due piccole placche (o bottoni), una posizionata sulla clavicola e l’altra sotto il processo coracoideo. Le suture vengono tese, riavvicinando la clavicola al coracoide e ripristinando la distanza coraco-claveare.
    • Vantaggi: Minimamente invasiva (spesso artroscopica o mini-open), permette una stabilizzazione robusta, non richiede la rimozione del materiale (a meno di complicanze), e consente un certo grado di micromovimento che può favorire la guarigione legamentosa.
    • Svantaggi: Possibile allentamento delle suture nel tempo, rischio di rottura del filo o del bottone, erosione ossea.
  • Ricostruzione Legamentosa con Innesto Tendineo:
    • Questa tecnica è spesso utilizzata per lesioni croniche (non trattate per diverse settimane o mesi) o in caso di fallimento di una precedente riparazione. Prevede l’utilizzo di un innesto tendineo (autologo, cioè prelevato dal paziente stesso, ad esempio dal tendine semitendinoso o gracile, o allogenico, da donatore) per ricostruire i legamenti coraco-claveari. L’innesto viene fatto passare attraverso tunnel ossei nella clavicola e nel processo coracoideo e fissato.
    • Vantaggi: Offre una ricostruzione biologica e duratura, particolarmente indicata per instabilità croniche.
    • Svantaggi: Maggiore invasività, tempi di recupero più lunghi, potenziale morbilità del sito di prelievo dell’innesto.
  • Fissazione con Uncino-Placca (Hook Plate):
    • Questa tecnica prevede l’applicazione di una placca metallica con un uncino che si aggancia sotto l’acromion, mentre la placca viene fissata alla clavicola con viti.
    • Vantaggi: Fornisce una stabilizzazione rigida e immediata.
    • Svantaggi: La placca deve essere rimossa con un secondo intervento chirurgico (di solito dopo 3-6 mesi) per evitare complicanze come l’erosione acromiale, la rigidità articolare e il dolore da stress shielding. Per questi motivi, è meno utilizzata rispetto ad altre tecniche.
  • Tecniche Miste: Spesso vengono combinate diverse tecniche per ottenere la massima stabilità, ad esempio una stabilizzazione con TightRope associata a una riparazione capsulo-legamentosa diretta.

Complicazioni Chirurgiche

Come ogni intervento chirurgico, anche la riparazione della diastasi AC comporta dei rischi, tra cui:

  • Infezione.
  • Sanguinamento.
  • Lesioni nervose o vascolari.
  • Fallimento della fissazione (rottura del materiale, perdita di riduzione).
  • Rigidità della spalla (capsulite adesiva).
  • Dolore persistente o artrosi post-traumatica dell’articolazione AC.
  • Necessità di un secondo intervento (ad esempio, per la rimozione della placca o per revisione).

Riabilitazione Post-Chirurgica

La riabilitazione dopo un intervento chirurgico è un processo lungo e meticoloso, essenziale per il successo dell’operazione. Il protocollo specifico varia in base alla tecnica chirurgica utilizzata e alla preferenza del chirurgo, ma segue generalmente fasi simili:

  • Fase di Protezione (Settimane 0-6):
    • Sling: Il braccio viene immobilizzato in un reggibraccio per 4-6 settimane per proteggere la riparazione e consentire la guarigione iniziale dei tessuti.
    • Mobilizzazione Passiva: Dalla 2ª settimana (o secondo indicazione chirurgica), si inizia con movimenti passivi delicati della spalla, eseguiti dal fisioterapista o con l’aiuto del braccio sano, per prevenire la rigidità. Si evitano movimenti attivi e carichi sull’articolazione AC.
    • Esercizi per Gomito, Polso e Mano: Mobilizzazione attiva di queste articolazioni per mantenere la mobilità.
  • Fase di Mobilizzazione Attiva (Settimane 6-12):
    • Rimozione Progressiva del Sling: Il tutore viene rimosso gradualmente.
    • Mobilizzazione Attiva Assistita e Attiva: Si introducono esercizi attivi assistiti e poi attivi per recuperare il ROM completo della spalla, sempre con cautela e senza dolore.
    • Esercizi Isometrici: Iniziali contrazioni muscolari senza movimento per attivare i muscoli della spalla.
  • Fase di Rinforzo (Settimane 10-20):
    • Rinforzo Progressivo: Si introducono esercizi di rinforzo con elastici e pesi leggeri per la cuffia dei rotatori, il deltoide e i muscoli scapolari.
    • Stabilizzazione Scapolare e Propriocezione: Esercizi per migliorare il controllo motorio e la stabilità dinamica della spalla.
    • Esercizi Funzionali: Simulazione di attività quotidiane e lavorative.
  • Ritorno allo Sport (Mesi 5-6 o più):
    • Il ritorno alle attività sportive, specialmente quelle di contatto o che richiedono movimenti sopra la testa, avviene generalmente dopo 5-6 mesi o più, a seconda del grado di recupero e della tecnica chirurgica. È fondamentale che il paziente abbia recuperato piena forza, ROM e fiducia, e che il medico e il fisioterapista diano il via libera.

La riabilitazione post-chirurgica è un percorso personalizzato che richiede la stretta collaborazione tra paziente, chirurgo e fisioterapista per garantire i migliori risultati funzionali possibili.


Riabilitazione (Principi Generali)

La riabilitazione, sia dopo un trattamento conservativo che chirurgico, è un pilastro fondamentale per il recupero funzionale della spalla dopo una diastasi acromion-claveare. Il suo obiettivo primario è ripristinare la piena mobilità, forza, stabilità e funzionalità della spalla, consentendo al paziente di tornare alle proprie attività quotidiane, lavorative e sportive. Un programma riabilitativo ben strutturato e personalizzato, sotto la guida di un fisioterapista esperto, è cruciale per prevenire complicanze e ottimizzare i risultati a lungo termine.

Fasi della Riabilitazione

Indipendentemente dal tipo di trattamento, la riabilitazione segue generalmente un approccio progressivo suddiviso in fasi, ognuna con obiettivi specifici:

1. Fase di Protezione e Gestione del Dolore (Fase Acuta)

  • Obiettivi: Ridurre dolore e infiammazione, proteggere l’articolazione lesa, prevenire la rigidità delle articolazioni adiacenti.
  • Interventi:
    • Riposo e Immobilizzazione: Utilizzo di un reggibraccio o tutore per un periodo variabile (1-6 settimane a seconda del grado e del trattamento).
    • Crioterapia e Terapia Fisica Strumentale: Applicazione di ghiaccio, TENS, laser o ultrasuoni per il controllo del dolore e dell’infiammazione.
    • Mobilizzazione Passiva/Attiva Assistita: Inizialmente solo per gomito, polso e mano. Per la spalla, movimenti passivi molto delicati (es. esercizi pendolari di Codman) possono essere introdotti precocemente, ma sempre nel rispetto del dolore e delle indicazioni mediche/chirurgiche.
    • Educazione del Paziente: Istruzioni su posture corrette, movimenti da evitare e gestione delle attività quotidiane.

2. Fase di Recupero della Mobilità (Fase Subacuta)

  • Obiettivi: Ripristinare gradualmente il range di movimento (ROM) completo e indolore della spalla.
  • Interventi:
    • Rimozione Progressiva del Tutore: Il reggibraccio viene gradualmente eliminato man mano che il dolore diminuisce e la stabilità migliora.
    • Esercizi di Mobilizzazione:
      • Attivi Assistiti: Utilizzo del braccio sano, di un bastone o di una puleggia per aiutare il movimento del braccio leso (flessione, abduzione, rotazioni).
      • Attivi: Una volta raggiunto un buon controllo, si passa a movimenti attivi della spalla, aumentando gradualmente l’ampiezza.
    • Terapia Manuale: Tecniche di mobilizzazione articolare e dei tessuti molli da parte del fisioterapista per migliorare l’elasticità capsulare e muscolare.

3. Fase di Recupero della Forza e della Stabilità (Fase di Rinforzo)

  • Obiettivi: Aumentare la forza e la resistenza muscolare, migliorare la stabilità dinamica della spalla e il controllo neuromuscolare.
  • Interventi:
    • Rinforzo della Cuffia dei Rotatori: Esercizi con elastici, pesi leggeri o macchine per i muscoli rotatori interni ed esterni, abduzione in scaption.
    • Rinforzo dei Muscoli Scapolari: Esercizi per i muscoli che stabilizzano la scapola (trapezio, romboidei, serrato anteriore), come rematore, Y-T-W, push-up modificati.
    • Rinforzo del Deltoide: Alzate frontali e laterali progressive.
    • Esercizi di Propriocezione e Controllo Neuromuscolare: Esercizi su superfici instabili, con palla medica, o specifici per migliorare la coordinazione e la consapevolezza della posizione della spalla.
    • Core Stability: Rinforzo dei muscoli del tronco per fornire una base stabile ai movimenti della spalla.

4. Fase Funzionale e Ritorno allo Sport/Attività

  • Obiettivi: Preparare il paziente al ritorno completo alle attività specifiche, ottimizzando la performance e prevenendo recidive.
  • Interventi:
    • Esercizi Funzionali Specifici: Simulazione progressiva dei movimenti richiesti dalle attività lavorative o sportive del paziente (es. lancio, sollevamento, spinta).
    • Allenamento Pliometrico: Per sport che richiedono movimenti esplosivi.
    • Allenamento di Resistenza: Per migliorare la tolleranza alla fatica.
    • Programma di Mantenimento: Istruzioni per un programma di esercizi da continuare autonomamente per mantenere i risultati ottenuti.
    • Criteri di Ritorno: Il ritorno completo avviene solo quando il paziente ha recuperato piena forza, ROM, stabilità e fiducia, e non avverte dolore durante le attività specifiche.

Ruolo del Fisioterapista

Il fisioterapista svolge un ruolo centrale in tutte le fasi della riabilitazione. Egli valuta costantemente i progressi del paziente, adatta il programma di esercizi, utilizza tecniche di terapia manuale e fornisce educazione e motivazione. La collaborazione tra paziente, fisioterapista e medico è essenziale per un percorso riabilitativo di successo e per garantire un recupero ottimale della funzione della spalla.

Consiglio pratico

La crioterapia nella fase acuta e la termoterapia successiva favoriscono il controllo dell’infiammazione e il processo di guarigione del tendine.


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Prevenzione della Diastasi Acromion-Claveare

La prevenzione della diastasi acromion-claveare si concentra principalmente sulla riduzione del rischio di traumi alla spalla, specialmente in contesti sportivi o in attività ad alto rischio. Sebbene non sia sempre possibile prevenire completamente gli infortuni accidentali, alcune strategie possono contribuire a minimizzare il rischio.

1. Miglioramento della Forza e della Stabilità della Spalla

  • Rinforzo della Cuffia dei Rotatori: Muscoli forti e bilanciati intorno alla spalla aiutano a stabilizzare l’articolazione gleno-omerale e, indirettamente, a proteggere l’articolazione AC. Esercizi specifici per la rotazione interna ed esterna, l’abduzione e la flessione sono importanti.
  • Rinforzo dei Muscoli Scapolari: I muscoli che controllano il movimento e la stabilità della scapola (trapezio, romboidei, serrato anteriore) sono cruciali per una corretta biomeccanica della spalla. Un buon controllo scapolare riduce lo stress sull’articolazione AC.
  • Core Stability: Un tronco forte fornisce una base stabile per i movimenti degli arti superiori, migliorando l’efficienza e riducendo il carico sulle articolazioni della spalla.

2. Allenamento Propriocezione e Coordinazione

  • Esercizi di Propriocezione: Migliorare la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio e la capacità di reagire rapidamente a stimoli inattesi può aiutare a prevenire cadute o a mitigare l’impatto di un trauma. Esercizi su superfici instabili o con palla medica possono essere utili.
  • Coordinazione Neuromuscolare: Allenare la capacità dei muscoli di lavorare insieme in modo efficiente per stabilizzare la spalla durante movimenti complessi.

3. Tecnica Corretta negli Sport

  • Apprendimento e Perfezionamento della Tecnica: Negli sport che comportano cadute (es. ciclismo, sci, arti marziali), imparare le tecniche corrette di caduta può ridurre l’impatto diretto sulla spalla.
  • Tecnica di Placcaggio/Contatto: Negli sport di contatto, l’apprendimento e l’applicazione di tecniche di placcaggio o contatto sicure possono ridurre il rischio di lesioni alla spalla.

4. Utilizzo di Equipaggiamento Protettivo

  • Protezioni per la Spalla: Negli sport ad alto rischio di impatto (es. rugby, hockey, football americano), l’utilizzo di spalline o protezioni imbottite può assorbire parte dell’energia di un trauma diretto, riducendo la gravità della lesione.
  • Caschi e Protezioni per il Corpo: In sport come il ciclismo o lo sci, l’uso di caschi e altre protezioni può prevenire lesioni più gravi, anche se non specificamente la diastasi AC.

5. Gestione dell’Ambiente e Consapevolezza del Rischio

  • Superfici di Gioco Sicure: Assicurarsi che le superfici di gioco siano ben mantenute e prive di ostacoli può ridurre il rischio di cadute.
  • Consapevolezza Situazionale: Essere consapevoli dell’ambiente circostante e dei potenziali pericoli può aiutare a evitare situazioni a rischio di caduta.
  • Evitare l’Affaticamento Eccessivo: La fatica può compromettere la coordinazione e i tempi di reazione, aumentando il rischio di infortuni.

La prevenzione è un aspetto fondamentale della salute muscoloscheletrica. Adottare un approccio proattivo attraverso l’allenamento mirato, l’uso di protezioni e la consapevolezza dei rischi può contribuire significativamente a ridurre l’incidenza della diastasi acromion-claveare e di altri infortuni alla spalla.


Prognosi della Diastasi Acromion-Claveare

La prognosi per una diastasi acromion-claveare è generalmente buona, con la maggior parte dei pazienti che recupera una funzionalità soddisfacente della spalla. Tuttavia, l’esito finale può variare considerevolmente in base a diversi fattori, tra cui il grado di lesione, il tipo di trattamento (conservativo o chirurgico), l’aderenza al programma riabilitativo, l’età del paziente, il livello di attività pre-infortunio e la presenza di eventuali complicanze.

Prognosi in Base al Grado di Lesione e Trattamento

  • Gradi I e II (Trattamento Conservativo):
    • La prognosi è eccellente. La maggior parte dei pazienti recupera completamente la funzionalità della spalla entro poche settimane o mesi. Il dolore si risolve generalmente entro 2-4 settimane, e il ritorno allo sport avviene tipicamente entro 6-8 settimane. Una lieve prominenza della clavicola può persistere, ma di solito non causa problemi funzionali o estetici significativi.
  • Grado III (Trattamento Conservativo vs. Chirurgico):
    • Questa è la categoria più variabile. Studi recenti suggeriscono che il trattamento conservativo per il grado III può portare a risultati funzionali paragonabili a quelli della chirurgia nella maggior parte dei pazienti, con un minor rischio di complicanze legate all’intervento. Il recupero funzionale completo può richiedere 3-4 mesi. Tuttavia, alcuni pazienti, in particolare atleti professionisti o lavoratori manuali pesanti, potrebbero beneficiare maggiormente dell’intervento chirurgico per un ripristino anatomico più preciso e una maggiore stabilità a lungo termine. In questi casi, i tempi di recupero sono più lunghi (5-6 mesi per il ritorno allo sport).
    • Una prominenza residua della clavicola è comune nel trattamento conservativo del grado III, ma raramente è associata a dolore o limitazione funzionale a lungo termine.
  • Gradi IV, V e VI (Trattamento Chirurgico):
    • Queste lesioni gravi richiedono quasi sempre un intervento chirurgico. La prognosi è generalmente buona dopo la chirurgia e un’adeguata riabilitazione, ma i tempi di recupero sono più lunghi (5-6 mesi o più per il ritorno allo sport) e il rischio di complicanze è maggiore rispetto ai gradi inferiori. L’obiettivo è ripristinare la stabilità e la funzionalità, ma in alcuni casi possono persistere una certa rigidità o dolore residuo.

Fattori che Influenzano la Prognosi

  • Aderenza alla Riabilitazione: Un programma riabilitativo diligente e costante è fondamentale per massimizzare il recupero, sia dopo trattamento conservativo che chirurgico. La mancata aderenza può portare a rigidità, debolezza e recupero incompleto.
  • Età e Livello di Attività: I pazienti più giovani e attivi tendono a recuperare più rapidamente e completamente. Tuttavia, le richieste funzionali elevate possono anche rendere più critica la necessità di un ripristino anatomico.
  • Tecnica Chirurgica: La scelta della tecnica chirurgica può influenzare il rischio di complicanze e la stabilità a lungo termine.
  • Complicanze: Infezioni, fallimento della fissazione, rigidità della spalla o artrosi post-traumatica possono influenzare negativamente la prognosi.
  • Artrosi Post-Traumatica: A lungo termine, l’articolazione AC, specialmente dopo lesioni più gravi o ripetute, può sviluppare artrosi (osteoartrite post-traumatica). Questa condizione può causare dolore cronico e limitazione funzionale, e in alcuni casi può richiedere un intervento chirurgico secondario (es. resezione distale della clavicola). Il rischio di artrosi è maggiore nei gradi più elevati e in caso di recupero incompleto della stabilità.

Risultati a Lungo Termine

La maggior parte dei pazienti con diastasi acromion-claveare può aspettarsi di tornare a un livello di attività simile a quello pre-infortunio. Tuttavia, è importante essere consapevoli della possibilità di dolore residuo occasionale, specialmente durante attività intense o in condizioni climatiche avverse, e del rischio, seppur basso, di sviluppare artrosi dell’articolazione AC nel corso degli anni. Una gestione attenta e un follow-up medico sono consigliati per monitorare la salute della spalla a lungo termine.


Tempi di Recupero

I tempi di recupero per una diastasi acromion-claveare sono variabili e dipendono strettamente dal grado di lesione, dal tipo di trattamento intrapreso (conservativo o chirurgico) e dall’aderenza del paziente al programma riabilitativo. Le tempistiche riportate di seguito sono indicative e rappresentano una media; il recupero individuale può essere più rapido o più lento.

Grado Ritorno attività quotidiane Ritorno sport
I 1-2 settimane 2-4 settimane
II 2-4 settimane 6-8 settimane
III (conservativo) 4-6 settimane 3-4 mesi
IV-V (chirurgico) 6-8 settimane 5-6 mesi
VI (chirurgico) 8-12 settimane 6-8 mesi o più

È fondamentale sottolineare che il “ritorno alle attività quotidiane” si riferisce alla capacità di svolgere compiti di base senza dolore significativo, mentre il “ritorno allo sport” implica il recupero completo della forza, del range di movimento e della fiducia necessari per partecipare a sport specifici, inclusi quelli di contatto o che richiedono movimenti sopra la testa. Per i gradi più elevati trattati chirurgicamente, il percorso riabilitativo è più lungo e richiede una progressione graduale e cauta per proteggere la riparazione chirurgica. La decisione di tornare allo sport deve essere presa in accordo con il medico e il fisioterapista, basandosi su criteri funzionali oggettivi piuttosto che solo sul tempo trascorso dall’infortunio o dall’intervento.


Domande Frequenti (FAQ)

La clavicola rimarrà sporgente dopo una diastasi AC?

Nei gradi II e III di diastasi acromion-claveare trattati conservativamente, è comune che una lieve prominenza della clavicola persista. Questo è dovuto al fatto che i legamenti acromion-claveari e, nel grado III, anche i legamenti coraco-claveari, non sono stati riparati chirurgicamente e possono guarire in una posizione leggermente allungata o non anatomica. Questa prominenza è principalmente un esito estetico e, nella grande maggioranza dei casi, non compromette la funzionalità della spalla né causa dolore a lungo termine. La maggior parte dei pazienti è soddisfatta del risultato funzionale, anche in presenza di questa lieve deformità.

Posso tornare a fare sport di contatto dopo una diastasi AC?

Sì, la grande maggioranza dei pazienti, anche quelli con lesioni di grado III trattate conservativamente o gradi superiori trattati chirurgicamente, riesce a tornare agli sport di contatto. Il tempo di recupero varia in base al grado di lesione e al tipo di trattamento (come indicato nella tabella dei tempi di recupero). È fondamentale che il ritorno allo sport sia graduale e avvenga solo dopo aver recuperato un range di movimento completo e indolore, una forza muscolare simmetrica e la piena fiducia nella spalla. Per i primi mesi di ritorno agli sport di contatto, è fortemente consigliabile utilizzare una protezione imbottita sulla spalla per ridurre il rischio di un nuovo trauma diretto all’articolazione AC.

Il grado III di diastasi AC va sempre operato?

Il trattamento del grado III di diastasi acromion-claveare è il più dibattuto nella comunità medica. Le evidenze scientifiche attuali suggeriscono che il trattamento conservativo offre risultati funzionali paragonabili alla chirurgia nella maggior parte dei pazienti, con un minor rischio di complicanze legate all’intervento. La decisione di optare per la chirurgia per un grado III è solitamente considerata in casi specifici, come: sportivi professionisti che praticano sport “overhead” (es. pallavolo, tennis, baseball) o sport di contatto ad alto livello, lavoratori manuali che svolgono attività pesanti e ripetitive con la spalla, o pazienti che non hanno ottenuto un risultato soddisfacente con il trattamento conservativo dopo 3-6 mesi e che presentano dolore persistente o instabilità significativa. La scelta finale dovrebbe essere discussa approfonditamente con il proprio medico ortopedico e fisioterapista, valutando attentamente i pro e i contro di ciascun approccio in base alle esigenze e aspettative individuali.

Quali sono i rischi a lungo termine di una diastasi AC?

Sebbene la prognosi sia generalmente buona, i rischi a lungo termine di una diastasi acromion-claveare includono la possibilità di sviluppare artrosi post-traumatica dell’articolazione AC. Questo rischio è maggiore nei gradi di lesione più elevati o in caso di recupero incompleto della stabilità. L’artrosi può manifestarsi con dolore cronico, rigidità e scrosci articolari, specialmente durante i movimenti della spalla. Altri rischi includono dolore residuo occasionale, specialmente con attività intense o in condizioni climatiche avverse, e, in rari casi, una persistente sensazione di instabilità. Un adeguato programma riabilitativo e un follow-up medico possono aiutare a mitigare questi rischi.

Quando dovrei consultare un medico o un fisioterapista?

È fondamentale consultare un medico o un fisioterapista il prima possibile dopo qualsiasi trauma alla spalla che provochi dolore, gonfiore, limitazione del movimento o una visibile deformità. Una diagnosi precoce e accurata è essenziale per determinare il grado della lesione e impostare il piano di trattamento più appropriato. Anche in caso di dolore persistente alla spalla senza un trauma evidente, o se i sintomi non migliorano con il riposo, è consigliabile una valutazione professionale per escludere una diastasi AC o altre patologie della spalla e ricevere indicazioni specifiche per la gestione del problema.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o del fisioterapista di fiducia. In caso di trauma alla spalla, è importante rivolgersi al proprio medico per una valutazione accurata.

Domande Frequenti

Come viene classificata la diastasi acromion-claveare e quali sono le implicazioni?

La diastasi acromion-claveare è classificata secondo il sistema di Rockwood, che distingue sei gradi in base all’entità del danno legamentoso e dello spostamento articolare. I gradi più elevati indicano una maggiore instabilità e una lesione più complessa, influenzando significativamente le decisioni terapeutiche.

Come si cura la separazione tra la spalla e la clavicola? Serve l’operazione o si può guarire con esercizi e riposo?

Le opzioni di trattamento variano in base alla gravità della lesione, classificata in gradi. Le lesioni di grado inferiore (I-II e alcuni III) sono generalmente gestite con approcci conservativi, mentre i gradi più elevati (IV-VI e alcuni III) richiedono spesso un intervento chirurgico per ripristinare l’anatomia e la stabilità articolare.

Qual è il ruolo della riabilitazione nel recupero dalla diastasi acromion-claveare?

La riabilitazione è fondamentale nel percorso di recupero, sia dopo trattamento conservativo che chirurgico. Essa mira a ripristinare progressivamente la mobilità, la forza e la stabilità della spalla attraverso un programma di esercizi personalizzato, essenziale per un ritorno funzionale ottimale.

È possibile prevenire la diastasi acromion-claveare o ridurre il rischio di recidive?

La prevenzione della diastasi acromion-claveare può essere perseguita migliorando la forza e la stabilità della spalla, l’allenamento propriocettivo e l’adozione di tecniche corrette negli sport. Queste misure, insieme all’uso di equipaggiamento protettivo, contribuiscono a ridurre il rischio di lesioni iniziali e di recidive.

Disclaimer medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente educativa e informativa. Non sostituiscono il parere del medico o del fisioterapista. Per diagnosi e trattamento rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia.

Fonti e Riferimenti Scientifici

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  3. Chen SS, Chen YJ, Lin YC, Chen CY, Wu CH. Surgical versus conservative treatment for acute acromioclavicular joint dislocations: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. J Orthop Surg Res. 2019;14(1):

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