- La displasia dell’anca adulta è una condizione dove l’acetabolo non copre adeguatamente la testa del femore, generando dolore e disfunzione.
- Riconoscere precocemente la displasia e trattarla efficacemente può prevenire o ritardare l’insorgenza di gravi patologie degenerative.
- La stabilità dell’anca dipende dalla perfetta corrispondenza tra la testa del femore e l’acetabolo, essenziale per il movimento.
- L’insufficiente copertura della testa del femore causa instabilità meccanica, accelerando l’usura della cartilagine articolare.
Per approfondire, consultare la guida su Protesi di Anca. Per approfondire, consultare la guida su Artrosi dell’Anca (Coxartrosi): Sintomi ed Esercizi. Per approfondire, consultare la guida su Anca a Scatto: Cause, Sintomi e Trattamento.
La displasia dell’anca, una condizione spesso associata all’età pediatrica, può manifestarsi e persistere anche nell’età adulta, rappresentando una causa significativa di dolore e disfunzione articolare. Comprendere la displasia anca adulto è fondamentale per una diagnosi precoce e un trattamento efficace, che possono prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie degenerative più gravi come l’osteoartrosi. Questo articolo si propone di esplorare in dettaglio la displasia dell’anca nell’adulto, analizzando le sue cause, i sintomi, le metodologie diagnostiche e le opzioni terapeutiche disponibili, con un focus particolare sull’approccio fisioterapico e sulla gestione a lungo termine. L’obiettivo è fornire una guida completa e accurata, basata sulle più recenti evidenze scientifiche, per chiunque sia interessato a questa complessa condizione.
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Anatomia e Fisiologia dell’Anca
Per comprendere appieno la displasia dell’anca, è essenziale richiamare brevemente l’anatomia e la fisiologia di questa articolazione. L’anca è un’articolazione sferoide (enartrosi) che collega il bacino (osso iliaco) al femore. È composta dalla testa del femore, una struttura sferica, che si articola con l’acetabolo, una cavità a forma di coppa situata nell’osso iliaco. Questa configurazione permette un’ampia gamma di movimenti (flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazione interna ed esterna), essenziali per la deambulazione, la corsa e molte altre attività quotidiane.
La stabilità dell’anca è garantita da diversi fattori:
- Congruenza articolare: La perfetta corrispondenza tra la testa del femore e l’acetabolo.
- Capsula articolare: Una robusta struttura fibrosa che avvolge l’articolazione.
- Legamenti: Fibre connettive resistenti che rinforzano la capsula e limitano i movimenti eccessivi. I principali sono il legamento ileofemorale, ischiofemorale e pubofemorale.
- Muscoli: Un complesso sistema muscolare che circonda l’anca, fornendo dinamismo e stabilità.
Una corretta anatomia dell’anca prevede che l’acetabolo sia sufficientemente profondo e orientato in modo tale da contenere saldamente la testa del femore, distribuendo uniformemente i carichi durante il movimento e il mantenimento della postura. Qualsiasi alterazione in questa configurazione può compromettere la funzionalità e la salute a lungo termine dell’articolazione.
Cos’è la Displasia dell’Anca nell’Adulto?
La displasia dell’anca nell’adulto si riferisce a una condizione in cui l’acetabolo non si è sviluppato correttamente, risultando troppo poco profondo o mal orientato per coprire adeguatamente la testa del femore. Questa copertura insufficiente porta a un’instabilità meccanica dell’articolazione, con un aumento dello stress e dell’usura sulla cartilagine articolare e sulle strutture circostanti.
Sebbene la displasia dell’anca sia più comunemente diagnosticata in età infantile come “displasia congenita dell’anca” (DCA), in molti casi può rimanere asintomatica o non diagnosticata fino all’età adulta. In questi individui, i sintomi tendono a manifestarsi quando l’articolazione inizia a mostrare segni di degenerazione a causa del carico anomalo e dell’instabilità cronica.
Esistono diverse classificazioni della displasia dell’anca, ma in generale, si distinguono due tipi principali in base all’eziologia:
- Displasia primaria o idiopatica: Si ritiene che sia il risultato di uno sviluppo anomalo dell’anca durante la fase fetale o infantile, senza una causa specifica identificabile.
- Displasia secondaria: Può derivare da altre condizioni, come malattie neuromuscolari (es. paralisi cerebrale), traumi o infezioni che hanno influenzato lo sviluppo dell’articolazione.
Indipendentemente dalla causa, l’esito è un’articolazione dell’anca che non funziona in modo ottimale, predisponendo a dolore, limitazione funzionale e, nel tempo, allo sviluppo di osteoartrosi precoce.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause esatte della displasia dell’anca non sono sempre chiare, ma si ritiene che sia una condizione multifattoriale, influenzata da una combinazione di fattori genetici, ambientali e meccanici.
Fattori di rischio noti includono:
- Predisposizione genetica: La displasia dell’anca tende a manifestarsi in famiglie, suggerendo una componente ereditaria. Se un genitore o un parente stretto ha avuto la displasia, il rischio è maggiore.
- Sesso femminile: Le femmine sono più frequentemente colpite rispetto ai maschi, probabilmente a causa di differenze ormonali che influenzano la lassità legamentosa.
- Posizione fetale: La posizione podalica (sedere in giù) durante la gravidanza aumenta il rischio, poiché le anche del feto sono mantenute in una posizione estesa e addotta, che può ostacolare il corretto sviluppo acetabolare.
- Oligoidramnios: Una quantità insufficiente di liquido amniotico può limitare lo spazio per il movimento del feto, influenzando lo sviluppo articolare.
- Primogenitura: I primogeniti hanno un rischio leggermente maggiore, forse a causa di un utero più teso.
- Fasce e avvolgimenti stretti: L’uso di fasce o marsupi che mantengono le gambe del neonato in una posizione estesa e addotta può ostacolare lo sviluppo naturale dell’anca. È raccomandato il “frog-leg position” o “M-position” per i neonati.
- Lassità legamentosa generalizzata: Alcuni individui possono avere una maggiore elasticità dei legamenti in tutto il corpo, rendendo le articolazioni più suscettibili all’instabilità.
- Malattie neuromuscolari: Condizioni come la spina bifida o la paralisi cerebrale possono influenzare lo sviluppo muscolare e scheletrico, portando a displasia secondaria.
È importante sottolineare che, anche in assenza di questi fattori di rischio, la displasia può comunque svilupparsi. La sua persistenza o la comparsa dei sintomi in età adulta è spesso legata all’accumulo di stress meccanico sull’articolazione nel corso degli anni.
Sintomi e Segni Clinici
I sintomi della displasia dell’anca nell’adulto possono variare ampiamente in intensità e presentazione, a seconda del grado di displasia, dell’età del paziente e della presenza di complicanze come l’osteoartrosi. In molti casi, la condizione può rimanere asintomatica per decenni, manifestandosi solo quando il danno articolare diventa significativo.
I sintomi più comuni includono:
- Dolore all’anca: È il sintomo più frequente. Può essere localizzato all’inguine (il più comune), al lato dell’anca, alla natica o irradiarsi alla coscia o al ginocchio. Il dolore è spesso aggravato dall’attività fisica, dalla deambulazione prolungata, dallo stare in piedi o da movimenti specifici come la rotazione interna o la flessione profonda dell’anca. A riposo, il dolore può diminuire, ma in stadi avanzati può persistere anche durante la notte.
- Sensazione di “click” o “scatto”: Alcuni pazienti possono avvertire un rumore o una sensazione di scatto nell’anca durante il movimento, spesso indicativo di instabilità o di un labbro acetabolare danneggiato.
- Instabilità o cedimento: Una sensazione che l’anca possa “cedere” o “uscire dalla sede” durante il carico o movimenti specifici.
- Limitazione del movimento: La mobilità dell’anca può essere ridotta, in particolare la rotazione interna, l’abduzione e la flessione. Questo può rendere difficili attività come allacciarsi le scarpe, salire le scale o uscire dall’auto.
- Zoppia: Una deambulazione alterata, spesso per ridurre il carico sull’anca dolorosa o per compensare la debolezza muscolare.
- Debolezza muscolare: I muscoli che circondano l’anca, in particolare gli abduttori e i rotatori, possono indebolirsi a causa del dolore e del disuso, contribuendo all’instabilità.
- Affaticamento: Il dolore cronico e lo sforzo compensatorio possono portare a un senso generale di affaticamento.
- Comparsa di osteoartrosi precoce: In molti casi, la displasia non trattata porta a un’usura accelerata della cartilagine, con conseguente sviluppo di osteoartrosi in età relativamente giovane (40-50 anni). I sintomi dell’osteoartrosi includono rigidità mattutina, dolore che peggiora con l’attività e migliora con il riposo (nelle fasi iniziali), e crepitii articolari.
È fondamentale che i pazienti che sperimentano questi sintomi si rivolgano a un medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione approfondita, in quanto una diagnosi precoce può influenzare significativamente l’esito del trattamento.
Diagnosi
La diagnosi della displasia dell’anca nell’adulto richiede un approccio sistematico che combina l’anamnesi, l’esame obiettivo e le indagini di imaging.
Anamnesi ed Esame Obiettivo
Il processo diagnostico inizia con un’accurata raccolta dell’anamnesi, durante la quale il medico o fisioterapista di fiducia indagherà su:
- Sintomi: Tipo, localizzazione, intensità, fattori aggravanti e allevianti del dolore.
- Storia clinica: Eventuali traumi pregressi, interventi chirurgici, malattie sistemiche.
- Storia familiare: Presenza di displasia dell’anca in altri membri della famiglia.
- Attività fisica e lavorativa: Livello di attività e richieste funzionali sull’anca.
- Storia pediatrica: Se vi è stata una diagnosi di displasia dell’anca in età infantile, anche se trattata.
L’esame obiettivo è cruciale e comprende:
- Osservazione della postura e dell’andatura: Per identificare zoppie, asimmetrie o compensazioni.
- Palpazione: Per localizzare aree di tenerezza o spasmo muscolare.
- Valutazione della mobilità articolare: Misurazione dei gradi di movimento attivo e passivo dell’anca, cercando limitazioni o dolore.
- Test specifici: Esistono numerosi test ortopedici che possono evocare il dolore o rivelare instabilità, come il test di FADIR (Flessione, Adduzione, Rotazione Interna) o il test di FABER (Flessione, Abduzione, Rotazione Esterna), che possono indicare un conflitto femoro-acetabolare o una lesione del labbro. La valutazione della forza muscolare e della stabilità del tronco è altrettanto importante.
Imaging
Le indagini di imaging sono indispensabili per confermare la diagnosi di displasia e valutarne la gravità.
- Radiografie (Raggi X): Sono il primo e più importante strumento diagnostico. Vengono eseguite proiezioni standard (antero-posteriore del bacino e laterale dell’anca) e proiezioni specifiche (es. proiezione di Lequesne o di Dunn) per valutare l’anatomia dell’anca. Sulle radiografie, il medico cercherà segni di displasia, come:
- Angolo di Wiberg (CE angle): Misura la copertura della testa del femore da parte dell’acetabolo. Un angolo inferiore a 20° è indicativo di displasia grave, tra 20° e 25° di displasia lieve.
- Angolo di inclinazione acetabolare (Tönnis angle): Misura l’orientamento del tetto acetabolare. Un angolo maggiore di 10° suggerisce displasia.
- Indice acetabolare: Misura la pendenza del tetto acetabolare.
- Segni di osteoartrosi: Riduzione dello spazio articolare, osteofiti, sclerosi subcondrale (ispessimento dell’osso sotto la cartilagine).
- Segni di conflitto femoro-acetabolare (FAI): Spesso associato alla displasia.
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- Risonanza Magnetica (RM): Fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli, inclusi cartilagine, labbro acetabolare, legamenti e muscoli. È utile per identificare lesioni del labbro acetabolare, edema osseo, sinovite o segni precoci di osteoartrosi che potrebbero non essere visibili alle radiografie. La RM con mezzo di contrasto (artro-RM) può migliorare ulteriormente la visualizzazione delle lesioni del labbro.
- Tomografia Computerizzata (TC): Offre una visione tridimensionale delle strutture ossee ed è particolarmente utile per una pianificazione pre-operatoria dettagliata, permettendo di valutare con precisione la morfologia acetabolare e femorale, l’orientamento e la versione dell’acetabolo.
- Ecografia: Sebbene meno utilizzata nell’adulto rispetto al neonato, può essere impiegata in alcuni contesti per valutare l’effusione articolare o le strutture muscolari circostanti.
La combinazione di questi strumenti diagnostici permette al medico di fiducia di formulare una diagnosi accurata e di stabilire il piano di trattamento più appropriato.
Trattamento
Il trattamento della displasia dell’anca nell’adulto mira a ridurre il dolore, migliorare la funzione articolare, rallentare la progressione dell’osteoartrosi e, quando possibile, ripristinare una biomeccanica articolare più fisiologica. La scelta del trattamento dipende dalla gravità della displasia, dall’età del paziente, dal livello di attività, dalla presenza di osteoartrosi e dalla preferenza del paziente.
Obiettivi del Trattamento
Gli obiettivi principali sono:
- Controllo del dolore: Attraverso farmaci, terapie fisiche o modifiche dello stile di vita.
- Miglioramento della funzione: Aumentare la mobilità, la forza e la stabilità dell’anca.
- Prevenzione della progressione: Rallentare l’usura della cartilagine e lo sviluppo dell’osteoartrosi.
- Miglioramento della qualità della vita: Permettere al paziente di tornare alle attività desiderate.
Trattamento Conservativo
Il trattamento conservativo è la prima linea di intervento, specialmente nei casi di displasia lieve o moderata, o quando l’osteoartrosi non è ancora grave.
Fisioterapia
La fisioterapia gioca un ruolo centrale nella gestione conservativa della displasia dell’anca. Un programma personalizzato, supervisionato da un fisioterapista di fiducia, può aiutare a:
- Ridurre il dolore e l’infiammazione:
- Terapia manuale: Mobilizzazioni articolari delicate per migliorare la mobilità e ridurre la rigidità, tecniche di rilascio miofasciale per i muscoli tesi (es. ileopsoas, piriforme, tensore della fascia lata).
- Terapie fisiche strumentali: Ultrasuoni, laserterapia, tecarterapia, elettroterapia (TENS) possono essere utilizzate per il controllo del dolore e dell’infiammazione.
- Ghiaccio o calore: Applicazioni locali possono aiutare a gestire il dolore e la rigidità.
- Migliorare la forza e la stabilità muscolare:
- Esercizi di rafforzamento: Concentrati sui muscoli chiave dell’anca e del core.
- Muscoli abduttori: Essenziali per la stabilità laterale dell’anca (es. gluteo medio e minimo). Esercizi come sollevamenti laterali della gamba (in decubito laterale), “clam shells” (con o senza banda elastica), ponti monopodalici.
- Muscoli estensori: (es. grande gluteo, ischiocrurali). Esercizi come ponti (glute bridge), estensioni dell’anca in quadrupedia.
- Muscoli flessori: (es. ileopsoas, retto femorale). Esercizi di controllo della flessione dell’anca.
- Muscoli rotatori esterni e interni: Per migliorare il controllo del movimento.
- Muscoli del core: (addominali, multifido, trasverso dell’addome). Esercizi come plank, side plank, bird-dog per migliorare la stabilità del tronco e del bacino, che influenza direttamente la biomeccanica dell’anca.
- Esercizi di stabilità e propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo): Per migliorare il controllo neuromuscolare dell’anca. Esercizi su superfici instabili (tavolette propriocettive, cuscini propriocettivi), esercizi monopodalici (equilibrio su una gamba), squat monopodalici assistiti.
- Aumentare la mobilità articolare:
- Stretching: Per migliorare l’elasticità dei muscoli accorciati o tesi (es. flessori dell’anca, ischiocrurali, adduttori, piriforme).
- Esercizi di mobilità attiva assistita: Per ripristinare i range di movimento senza sovraccaricare l’articolazione.
- Educazione del paziente:
- Gestione del carico: Consigli su come modificare le attività quotidiane e sportive per ridurre lo stress sull’anca (es. evitare impatti elevati, preferire attività a basso impatto come nuoto, ciclismo).
- Ergonomia: Suggerimenti per migliorare la postura seduta e in piedi.
- Tecniche di auto-gestione del dolore: Uso del ghiaccio, esercizi di stretching domiciliari.
- Importanza dell’aderenza al programma di esercizi: Per ottenere risultati duraturi.
Farmacologia
- Antinfiammatori non steroidei (FANS): Possono essere prescritti per ridurre il dolore e l’infiammazione, specialmente durante le fasi acute.
- Analgesici: Paracetamolo o altri antidolorifici possono essere usati per il controllo del dolore.
- Integratori: Glucosamina e condroitina, sebbene l’efficacia sia dibattuta, possono essere suggeriti per il supporto della cartilagine.
- Iniezioni intra-articolari: Iniezioni di corticosteroidi possono fornire un sollievo temporaneo dal dolore e dall’infiammazione. Iniezioni di acido ialuronico possono migliorare la lubrificazione articolare e ridurre il dolore in alcuni pazienti.
Modifiche dello Stile di Vita
- Controllo del peso: Ridurre il peso corporeo diminuisce il carico sull’articolazione dell’anca.
- Attività fisica adattata: Sostituire attività ad alto impatto (corsa, salti) con attività a basso impatto (nuoto, ciclismo, camminata su superfici morbide, ellittica).
- Ausili per la deambulazione: In alcuni casi, l’uso di bastoni o stampelle può aiutare a ridurre il carico sull’anca dolorosa.
Trattamento Chirurgico
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente a controllare i sintomi o a prevenire la progressione della malattia, o in presenza di una displasia grave, può essere considerato l’intervento chirurgico.
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- Osteotomie periacetabolari (PAO): Questo è l’intervento chirurgico di scelta per la displasia dell’anca nell’adulto giovane senza osteoartrosi significativa. Consiste nel riorientare l’acetabolo per migliorare la copertura della testa del femore, creando una biomeccanica più stabile e fisiologica. L’obiettivo è prevenire o ritardare l’insorgenza dell’osteoartrosi. La PAO è una procedura complessa che richiede un chirurgo esperto.
- Artroscopia dell’anca: Può essere utilizzata per trattare lesioni associate alla displasia, come le lesioni del labbro acetabolare o i corpi liberi articolari, ma non corregge la displasia strutturale di base. A volte viene eseguita in combinazione con una PAO.
- Artroplastica totale dell’anca (protesi d’anca): Se la displasia ha già portato a un’osteoartrosi grave e invalidante, l’impianto di una protesi totale d’anca può essere l’unica opzione per alleviare il dolore e ripristinare la funzione. Questa procedura prevede la sostituzione delle superfici articolari danneggiate con componenti artificiali. Sebbene efficace, è generalmente riservata ai pazienti con osteoartrosi avanzata, poiché è un intervento maggiore e le protesi hanno una durata limitata.
La decisione di sottoporsi a un intervento chirurgico deve essere presa in consultazione con un chirurgo ortopedico di fiducia, valutando attentamente i rischi e i benefici.
Prevenzione e Gestione a Lungo Termine
La prevenzione della displasia dell’anca nell’adulto si concentra principalmente sulla diagnosi precoce in età pediatrica e sull’adozione di pratiche che favoriscano il corretto sviluppo dell’anca nei neonati (es. evitare fasce strette che limitano il movimento delle anche).
Per gli adulti con displasia diagnosticata, la gestione a lungo termine è fondamentale per mantenere la funzionalità articolare e rallentare la progressione dell’osteoartrosi. Questo include:
- Adesione al programma fisioterapico: Continuare con gli esercizi di mantenimento e rafforzamento muscolare, anche dopo la risoluzione dei sintomi acuti.
- Monitoraggio regolare: Controlli periodici con il medico o fisioterapista di fiducia per valutare lo stato dell’anca e l’eventuale progressione della malattia.
- Modifiche dello stile di vita: Mantenere un peso sano, evitare attività ad alto impatto e privilegiare sport che non sovraccarichino l’articolazione.
- Gestione del dolore: Imparare tecniche di auto-gestione del dolore e sapere quando rivolgersi a un professionista per un supporto farmacologico o terapeutico.
- Educazione continua: Essere informati sulla propria condizione e sulle opzioni di trattamento disponibili.
La gestione della displasia dell’anca è un percorso che richiede collaborazione tra il paziente e il team sanitario (medico, fisioterapista, chirurgo). Un approccio proattivo e una gestione attenta possono migliorare significativamente la qualità della vita e preservare la funzione dell’anca per molti anni.
Conclusione
La displasia dell’anca nell’adulto è una condizione complessa che, se non gestita adeguatamente, può portare a dolore cronico, limitazione funzionale e osteoartrosi precoce. La sua diagnosi richiede un’attenta valutazione clinica e radiologica. Il trattamento spazia da approcci conservativi, con la fisioterapia che rappresenta un pilastro fondamentale per il rafforzamento muscolare, il miglioramento della mobilità e la gestione del dolore, a interventi chirurgici mirati, come l’osteotomia periacetabolare o, in stadi avanzati, la protesi d’anca.
È cruciale che gli individui che sospettano di soffrire di displasia dell’anca o che manifestano sintomi persistenti si rivolgano tempestivamente a un medico o fisioterapista di fiducia. Una diagnosi precoce e un piano di trattamento personalizzato sono essenziali per preservare la funzione articolare, ritardare la progressione della malattia e migliorare significativamente la qualità della vita. La gestione a lungo termine, attraverso l’educazione, l’esercizio fisico adattato e il monitoraggio regolare, permette di affrontare al meglio questa condizione e di mantenere un buon livello di attività e benessere.
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Domande Frequenti
La displasia dell’anca può guarire completamente nell’adulto?
Nell’adulto, la displasia dell’anca è una condizione strutturale che non regredisce spontaneamente. L’obiettivo del trattamento è migliorare la funzionalità articolare, ridurre la sintomatologia dolorosa e rallentare la progressione dell’artrosi, spesso tramite procedure chirurgiche correttive.
Quali sport sono consigliati e quali sconsigliati per chi soffre di displasia dell’anca?
Attività a basso impatto come il nuoto, il ciclismo e l’acquagym sono generalmente consigliate per preservare l’articolazione. Sport ad alto impatto, che prevedono torsioni o carichi eccessivi sull’anca, come la corsa su lunghe distanze o sport di contatto, sono tipicamente sconsigliati per minimizzare lo stress articolare.
La displasia dell’anca è sempre dolorosa?
Non sempre. La displasia dell’anca può rimanere asintomatica per un periodo, specialmente nelle fasi iniziali della condizione. Il dolore tende a manifestarsi con l’avanzare dell’usura cartilaginea e l’instabilità articolare, spesso aggravato dall’attività fisica.
Quanto tempo richiede il recupero dopo un intervento chirurgico per displasia dell’anca (es. PAO)?
Il recupero dopo un intervento chirurgico come l’osteotomia periacetabolare (PAO) varia significativamente tra gli individui, ma generalmente si estende per diversi mesi. Un programma riabilitativo strutturato è fondamentale per ripristinare la forza e la mobilità, consentendo un ritorno graduale alle attività quotidiane e sportive.
Fonti e Riferimenti Scientifici
- Reiman MP, et al. Non-surgical management of hip dysplasia in adults: a systematic review. British Journal of Sports Medicine. 2020;54(19):1147-
- DOI: 10.1136/bjsports-2019-101150
Riferimenti scientifici
Per un approfondimento specifico, consulta la guida su trocanterite.
- Cymet-Ramírez J et al.. [Early diagnosis of hip dysplasia. Crippling disease for life. Consensus of the Mexican College of Orthopedics and Traumatology]. Acta Ortop Mex (2011). PubMed
- Villanueva-Martínez S et al.. [Application of the Graf method for diagnosis and early detection of hip dysplasia]. Acta Ortop Mex (2022). PubMed
- Conci R et al.. [Angel-shaped phalango-epiphyseal dysplasia: case report]. Arch Argent Pediatr (2017). PubMed | DOI
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