Mal di Schiena in Gravidanza: Cause Biomeccaniche e Rimedi Sicuri

In breve:

  • Il mal di schiena colpisce il 50-70% delle donne in gravidanza, con un terzo che sperimenta dolore severo limitante.
  • Non è un sintomo normale inevitabile ma una condizione complessa che richiede inquadramento diagnostico e trattamento specifico professionale.
  • Le cause principali includono alterazione del baricentro, fluttuazioni ormonali e aumento del carico meccanico sulle strutture vertebrali.
  • L’approccio riabilitativo moderno punta alla stabilizzazione del cingolo pelvico, mobilità articolare corretta ed educazione posturale ergonomica.

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Il mal di schiena gravidanza rappresenta una delle condizioni muscolo-scheletriche più comuni e debilitanti che le donne affrontano durante il periodo gestazionale. Sebbene per decenni sia stato considerato un sintomo “normale” e inevitabile dell’attesa, la moderna letteratura scientifica e la pratica clinica fisioterapica dimostrano che si tratta di una sindrome complessa, meritevole di inquadramento diagnostico accurato e di un trattamento specifico. L’alterazione del baricentro, le fluttuazioni ormonali e l’aumento del carico meccanico sulle strutture vertebrali e pelviche convergono nel creare un quadro clinico che può inficiare significativamente la qualità della vita, la capacità lavorativa e il ritmo sonno-veglia della gestante. È fondamentale sottolineare fin da subito che la gestione di questa problematica non deve mai essere affidata all’automedicazione o a rimedi improvvisati; è imperativo rivolgersi sempre al proprio medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione personalizzata e per escludere eventuali controindicazioni al trattamento.

La comprensione profonda delle cause biomeccaniche e fisiologiche è il primo passo per impostare un percorso terapeutico e preventivo efficace. L’approccio moderno alla riabilitazione ostetrica non si limita alla mera gestione del sintomo, ma punta alla stabilizzazione del cingolo pelvico, al mantenimento di una corretta mobilità articolare e all’educazione ergonomica. In questo articolo verranno analizzati in dettaglio i meccanismi eziopatogenetici, le classificazioni cliniche del dolore lombo-pelvico, le linee guida per la sicurezza sul lavoro e i rimedi fisioterapici basati sulle evidenze scientifiche più recenti, offrendo una panoramica esaustiva e professionale su come affrontare questa delicata fase della vita femminile.

Epidemiologia e Impatto del mal di schiena gravidanza

L’incidenza del mal di schiena gravidanza è notevolmente elevata. Studi epidemiologici internazionali indicano che tra il 50% e il 70% delle donne in gravidanza sperimenta episodi di dolore lombare o pelvico (Wu et al., 2004). Di questa percentuale, circa un terzo riporta un dolore di intensità severa, tale da limitare le normali attività quotidiane, mentre circa il 10% sperimenta una disabilità che impedisce la prosecuzione dell’attività lavorativa. La comparsa dei sintomi si verifica più frequentemente tra la 20ª e la 28ª settimana di gestazione, sebbene in alcuni casi il dolore possa manifestarsi già nel primo trimestre, suggerendo una predominanza dei fattori ormonali su quelli puramente meccanici nelle fasi iniziali.

L’impatto socio-economico e lavorativo di questa condizione è rilevante. Analizzando i dati e le direttive dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), emerge come le lavoratrici impiegate in settori che richiedono prolungata stazione eretta, movimentazione manuale dei carichi o posture incongrue (come il settore socio-sanitario, la grande distribuzione e l’industria manifatturiera) siano esposte a un rischio significativamente maggiore di sviluppare disturbi muscolo-scheletrici durante la gestazione. L’INAIL sottolinea l’importanza della valutazione dei rischi specifici per le lavoratrici in gravidanza, imponendo l’adozione di misure preventive e, ove necessario, l’astensione anticipata dal lavoro per mansioni a rischio biomeccanico elevato.

Cause Biomeccaniche e Fisiologiche

L’eziologia del dolore lombo-pelvico in gravidanza è multifattoriale. Non esiste una singola causa, ma piuttosto una complessa interazione di modificazioni anatomiche, biomeccaniche e ormonali che alterano l’omeostasi del sistema muscolo-scheletrico.

Alterazioni Posturali e Spostamento del Baricentro

Con l’accrescimento del feto e l’espansione dell’utero, il baricentro corporeo della donna si sposta progressivamente in avanti e verso l’alto. Per compensare questo spostamento e mantenere l’equilibrio, il corpo adotta una serie di adattamenti posturali a catena. Si assiste a un incremento della lordosi lombare, che aumenta lo stress di taglio sui dischi intervertebrali e sulle faccette articolari posteriori. Contemporaneamente, il bacino subisce un’antiversione, stirando la muscolatura addominale (che perde il suo vantaggio meccanico) e accorciando la muscolatura paravertebrale lombare e i flessori dell’anca (come l’ileopsoas). Questo squilibrio muscolare, noto come sindrome crociata inferiore, è uno dei principali responsabili della sintomatologia dolorosa. Inoltre, per compensare l’iperlordosi lombare, si verifica spesso un aumento della cifosi dorsale e un’iperlordosi cervicale, che possono generare tensioni anche nel distretto cervico-dorsale.

Il Ruolo degli Ormoni: Relaxina e Progesterone

Il sistema endocrino gioca un ruolo cruciale nella preparazione del corpo al parto. L’ormone relaxina, secreto dal corpo luteo e dalla placenta, ha il compito specifico di rimodellare il collagene, aumentando la lassità dei legamenti, in particolare a livello della sinfisi pubica e delle articolazioni sacro-iliache (Aldabe et al., 2012). Sebbene questo processo sia fisiologicamente necessario per permettere il passaggio del feto nel canale del parto, una lassità eccessiva compromette la stabilità passiva del bacino (form closure). Quando i legamenti non riescono più a garantire la stabilità meccanica, il sistema nervoso centrale recluta in modo massiccio la muscolatura stabilizzatrice globale e locale (force closure) per compensare. Questo sovraccarico muscolare continuo porta ad affaticamento, spasmi e dolore. Anche il progesterone contribuisce a questo quadro, inducendo un rilassamento della muscolatura liscia e alterando la percezione del dolore.

Aumento Ponderale e Carico Spinale

L’aumento di peso fisiologico durante la gravidanza (che varia mediamente dai 10 ai 14 kg) impone un carico meccanico aggiuntivo sulle strutture portanti del corpo. Questo peso non è distribuito uniformemente, ma è concentrato nella regione addominale. Le forze compressive sui dischi intervertebrali lombari aumentano significativamente. Inoltre, l’aumento del volume sanguigno e dei fluidi interstiziali può causare una lieve congestione a livello dei forami di coniugazione vertebrale, aumentando la sensibilità delle radici nervose e predisponendo a radicolopatie o a sindromi da intrappolamento periferico.

Tabella 1: Sintesi dei Fattori Eziologici del Dolore Lombo-Pelvico in Gravidanza
Fattore Meccanismo d’Azione Conseguenza Clinica
Biomeccanico Spostamento anteriore del baricentro e antiversione pelvica. Iperlordosi lombare, sovraccarico faccette articolari, stiramento addominale.
Ormonale Secrezione di relaxina e progesterone. Lassità legamentosa, instabilità sacro-iliaca e pubica, spasmi muscolari compensatori.
Meccanico/Ponderale Aumento del peso corporeo (10-14 kg). Aumento delle forze compressive discali, stress sulle articolazioni portanti (ginocchia, caviglie).
Vascolare Aumento dei fluidi e ritenzione idrica. Possibile congestione perineurale, edema agli arti inferiori.

Classificazione Clinica del mal di schiena gravidanza

Per impostare un trattamento fisioterapico adeguato, è essenziale distinguere le diverse presentazioni cliniche del mal di schiena gravidanza. Le linee guida europee (Vleeming et al., 2008) suddividono la sintomatologia in tre categorie principali, che richiedono approcci terapeutici distinti.

Dolore Lombare (Lumbar Back Pain – LBP)

Il dolore lombare puro si localizza nell’area compresa tra la dodicesima costa e la piega glutea, con o senza irradiazione alla coscia (ma non oltre il ginocchio). Le caratteristiche cliniche di questo dolore sono molto simili a quelle del mal di schiena nella popolazione non in gravidanza. Il dolore è tipicamente esacerbato da posture statiche prolungate, dalla flessione anteriore del tronco e dal sollevamento di pesi. La muscolatura paravertebrale si presenta spesso ipertonica e dolente alla palpazione. La limitazione del range di movimento (ROM) lombare è un reperto frequente.

Dolore del Cingolo Pelvico (Pelvic Girdle Pain – PGP)

Il dolore del cingolo pelvico è una condizione specifica e spesso più invalidante. Si localizza tipicamente a livello delle articolazioni sacro-iliache (posteriormente, nell’area delle fossette di Venere) e/o a livello della sinfisi pubica (anteriormente). Il dolore può irradiarsi alla regione posteriore della coscia, all’inguine o al perineo. La caratteristica distintiva del PGP è l’esacerbazione del dolore durante le attività che richiedono il carico asimmetrico sugli arti inferiori, come camminare, salire le scale, vestirsi stando su una gamba sola, o girarsi nel letto. La causa principale risiede nell’instabilità articolare dovuta alla lassità legamentosa. Le donne con PGP presentano spesso un’andatura anserina (waddling gait) come meccanismo di compenso.

Sciatalgia Vera e Falsa Sciatalgia

La vera sciatalgia, causata da un’ernia del disco che comprime la radice nervosa, è relativamente rara in gravidanza (incidenza inferiore all’1%). Si manifesta con dolore acuto, a fascia, che scende sotto il ginocchio fino al piede, accompagnato da alterazioni della sensibilità (parestesie) e deficit motori. Molto più frequente è la “falsa sciatalgia” o sindrome del piriforme. A causa dell’alterazione della biomeccanica pelvica, il muscolo piriforme (situato in profondità nel gluteo) può andare incontro a spasmo e ipertrofia, comprimendo il nervo sciatico al suo passaggio nel bacino. In questo caso, il dolore è profondo nel gluteo e si irradia alla coscia posteriore, ma raramente presenta veri deficit neurologici distali.

Valutazione Fisioterapica e Diagnosi Differenziale

La valutazione di una donna in gravidanza con dolore lombo-pelvico richiede estrema cautela e competenza. Il primo passo è sempre l’esclusione delle cosiddette “Red Flags” (bandiere rosse), ovvero segni e sintomi che potrebbero indicare patologie mediche gravi o complicanze ostetriche. Tra queste rientrano: perdite ematiche o di liquido amniotico, contrazioni uterine regolari prima del termine, febbre, dolore addominale acuto, o deficit neurologici progressivi. In presenza di tali sintomi, il fisioterapista deve interrompere immediatamente la valutazione e indirizzare la paziente al medico o fisioterapista di fiducia, o al pronto soccorso ostetrico.

Una volta esclusa la presenza di controindicazioni, la valutazione fisioterapica si concentra sull’analisi posturale, sull’esame del cammino e su test clinici specifici. Per differenziare il dolore lombare dal dolore pelvico, si utilizzano test di provocazione e test di stabilità funzionale:

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  • Active Straight Leg Raise (ASLR) test: Valuta la capacità di trasferire il carico tra il tronco e gli arti inferiori. La paziente supina solleva una gamba tesa di circa 20 cm. Se il movimento provoca dolore o risulta molto faticoso, e se la compressione manuale del bacino da parte del terapista allevia il sintomo, il test è positivo per instabilità pelvica.
  • Posterior Pelvic Pain Provocation (P4) test: La paziente è supina, con anca flessa a 90 gradi. Il terapista applica una pressione assiale lungo il femore per stressare l’articolazione sacro-iliaca. La comparsa di dolore familiare indica un coinvolgimento sacro-iliaco.
  • Palpazione della Sinfisi Pubica: Un’estrema dolorabilità alla palpazione dell’osso pubico è indicativa di disfunzione della sinfisi (sinfisiolisi).

È fondamentale che ogni test venga eseguito con delicatezza, rispettando la tolleranza al dolore della gestante e limitando il tempo trascorso in posizione supina, specialmente nel terzo trimestre, per evitare la sindrome ipotensiva supina causata dalla compressione della vena cava inferiore da parte dell’utero gravido.

Per approfondire: Spondilolistesi Esercizi

Trattamenti Fisioterapici e Rimedi Sicuri

La gestione conservativa è il gold standard per il trattamento dei disturbi muscolo-scheletrici in gravidanza. L’obiettivo non è necessariamente l’eliminazione totale del dolore (che potrebbe essere irrealistica a causa della continua evoluzione della gravidanza), ma la sua riduzione a livelli tollerabili, il miglioramento della funzionalità e la prevenzione della cronicizzazione post-partum. Si ribadisce l’importanza di affidarsi esclusivamente a un medico o fisioterapista di fiducia per l’impostazione del piano terapeutico.

Terapia Manuale e Mobilizzazioni

La terapia manuale, se eseguita da personale specializzato, è sicura ed efficace. Le tecniche si concentrano sul rilascio miofasciale delle strutture sovraccaricate (muscolatura lombare, glutei, piriforme, tensore della fascia lata). Si evitano manipolazioni vertebrali ad alta velocità (thrust) a causa della lassità legamentosa sistemica. Le mobilizzazioni articolari dolci, eseguite in posizioni sicure (come il decubito laterale con cuscini di supporto o la posizione seduta), aiutano a ripristinare la corretta cinematica articolare e a ridurre lo spasmo muscolare. Il massaggio terapeutico, eseguito con pressioni adeguate, favorisce il drenaggio dei fluidi e il rilassamento generale, ma deve evitare stimolazioni profonde in aree riflesse che potrebbero stimolare l’attività uterina.

Esercizio Terapeutico e Stabilizzazione del Core

L’esercizio terapeutico è il pilastro della riabilitazione (Liddle et al., 2015). Il focus è sul ripristino del controllo motorio del “cilindro lombo-pelvico”, composto dal muscolo trasverso dell’addome, dal multifido lombare, dal diaframma respiratorio e dai muscoli del pavimento pelvico. Un programma di esercizi ben strutturato include:

  • Esercizi di propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo) pelvica: Movimenti di antiversione e retroversione del bacino (eseguiti su fitball o in quadrupedia) per migliorare la consapevolezza corporea e la mobilità lombare.
  • Attivazione del Trasverso dell’Addome: Insegnare alla gestante a richiamare dolcemente l’ombelico verso la colonna vertebrale durante l’espirazione, creando un “corsetto naturale” che stabilizza la colonna.
  • Rinforzo del Pavimento Pelvico: Esercizi di Kegel per prevenire l’incontinenza urinaria e supportare gli organi pelvici, fondamentali sia in gravidanza che nel post-partum.
  • Stretching selettivo: Allungamento dolce dei muscoli flessori dell’anca, dei polpacci e della muscolatura pettorale per contrastare le alterazioni posturali.

Idrokinesiterapia (Fisioterapia in Acqua)

L’esercizio in acqua rappresenta un ambiente ideale per la gestante. La spinta di galleggiamento (principio di Archimede) riduce drasticamente il carico meccanico sulle articolazioni spinali e pelviche, permettendo movimenti che a secco risulterebbero dolorosi. La pressione idrostatica favorisce il ritorno venoso e linfatico, riducendo gli edemi agli arti inferiori. Inoltre, la resistenza offerta dall’acqua permette un rinforzo muscolare globale e dolce. La temperatura dell’acqua deve essere mantenuta tra i 32°C e i 34°C per garantire il comfort senza innalzare eccessivamente la temperatura corporea (ipertermia), che è controindicata in gravidanza.

Utilizzo di Supporti Esterni (Cinture Pelviche)

Nei casi di dolore del cingolo pelvico (PGP) severo, l’utilizzo di una cintura pelvica (sacro-iliac belt) può fornire un sollievo immediato. La cintura, posizionata al di sotto delle spine iliache anteriori superiori e sopra il grande trocantere, agisce fornendo una compressione esterna che supplisce alla mancanza di “form closure” legamentosa. È importante che la cintura venga prescritta e posizionata correttamente dal fisioterapista, e che venga utilizzata principalmente durante le attività di carico (cammino, stazione eretta prolungata), evitandone l’uso continuo a riposo per non inibire l’attivazione della muscolatura stabilizzatrice attiva.

Tabella 2: Attività Consigliate e Controindicate per il Dolore Lombo-Pelvico
Attività Consigliate (Rimedi Sicuri) Attività da Evitare o Limitare
Riposo in decubito laterale sinistro con cuscino tra le ginocchia. Stazione eretta prolungata senza pause.
Esercizi di stabilizzazione del core (trasverso e pavimento pelvico). Sollevamento di carichi pesanti o asimmetrici.
Camminate brevi e frequenti (se tollerate). Movimenti asimmetrici ampi (es. spingere oggetti pesanti con un piede).
Idrokinesiterapia e nuoto (stile dorso o libero modificato). Nuoto a rana (stressa eccessivamente la sinfisi pubica).
Utilizzo di calzature comode con tacco basso (2-3 cm) e pianta larga. Uso di scarpe con tacchi alti o calzature totalmente piatte (es. ballerine).

Ergonomia e Sicurezza sul Lavoro: Le Direttive INAIL

La gestione del dolore lombo-pelvico non può prescindere da un’attenta analisi delle attività quotidiane e lavorative. L’ergonomia gioca un ruolo preventivo e terapeutico fondamentale. In Italia, la tutela della lavoratrice madre è regolamentata dal D.Lgs. 81/08 e dal D.Lgs. 151/01. L’INAIL fornisce linee guida precise per la valutazione del rischio biomeccanico.

Le lavoratrici in gravidanza non devono essere adibite al trasporto e al sollevamento di pesi, né a lavori faticosi, pericolosi o insalubri. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale deve prevedere l’adattamento delle condizioni di lavoro. Se l’adattamento non è possibile, la lavoratrice deve essere spostata ad altre mansioni o, in ultima istanza, accedere all’interdizione anticipata dal lavoro.

Dal punto di vista pratico ed ergonomico, si raccomanda di:

  • Postazione a videoterminale: Utilizzare sedie con un buon supporto lombare. I piedi devono poggiare saldamente a terra o su un poggiapiedi. Evitare di accavallare le gambe, poiché questo altera l’allineamento pelvico e ostacola il ritorno venoso.
  • Stazione eretta: Se il lavoro richiede di stare in piedi, è utile utilizzare un piccolo rialzo (come uno sgabello basso) su cui alternare l’appoggio dei piedi. Questo riduce la lordosi lombare e allevia la tensione posteriore.
  • Transizioni posturali: Per passare dalla posizione supina a quella seduta (ad esempio alzandosi dal letto), è imperativo ruotare prima sul fianco, far scendere le gambe fuori dal letto e spingersi su con le braccia. Questo evita l’attivazione massiccia dei muscoli retti dell’addome, prevenendo l’aggravamento della diastasi addominale e il sovraccarico lombare.

Il Ruolo del Riposo e delle Posizioni Antalgiche

Il riposo adeguato è una componente essenziale del trattamento. Tuttavia, il riposo a letto prolungato è sconsigliato, in quanto favorisce l’ipotrofia muscolare e aumenta il rischio di trombosi venosa profonda. È preferibile alternare periodi di attività a periodi di riposo strategico.

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La posizione di riposo ideale è il decubito laterale, preferibilmente sul lato sinistro. Questa posizione evita la compressione della vena cava inferiore da parte dell’utero, garantendo un ottimale afflusso di sangue al feto e facilitando il ritorno venoso dagli arti inferiori della madre. Per ottimizzare l’allineamento della colonna vertebrale e del bacino, è fortemente raccomandato l’uso di cuscini di supporto: un cuscino posizionato tra le ginocchia e le caviglie mantiene le anche in posizione neutra, evitando la rotazione interna e l’adduzione del femore che stresserebbero le articolazioni sacro-iliache. Un ulteriore cuscino può essere posizionato sotto l’addome per sostenere il peso dell’utero.

Conclusioni

Il dolore lombo-pelvico in gravidanza è una condizione complessa che richiede un approccio multidimensionale. La comprensione delle alterazioni biomeccaniche e ormonali permette di inquadrare correttamente il problema, allontanandosi dall’idea che il dolore debba essere semplicemente sopportato. Attraverso una valutazione accurata, l’esclusione di patologie specifiche e l’implementazione di un programma fisioterapico personalizzato – che includa terapia manuale, esercizio terapeutico, idrokinesiterapia ed educazione ergonomica – è possibile migliorare significativamente la qualità della vita della gestante. Si ribadisce, in conclusione, che ogni intervento deve essere supervisionato da professionisti sanitari qualificati. Si raccomanda pertanto di consultare sempre il proprio medico o fisioterapista di fiducia per intraprendere il percorso riabilitativo più sicuro e appropriato alle proprie esigenze cliniche.

FAQ – Domande Frequenti

È normale avere un forte mal di schiena durante la gravidanza?

Sebbene sia molto comune (colpisce fino al 70% delle donne), un dolore intenso e invalidante non deve essere considerato “normale” o inevitabile. È un segnale che il corpo sta faticando a compensare i cambiamenti biomeccanici e ormonali. È opportuno rivolgersi a un medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione e per impostare un trattamento che allevi i sintomi.

Posso assumere farmaci antidolorifici per il mal di schiena in gravidanza?

L’assunzione di qualsiasi farmaco durante la gravidanza deve essere strettamente valutata e prescritta dal medico ginecologo. Molti antinfiammatori non steroidei (FANS) sono controindicati, specialmente in determinati trimestri. La fisioterapia rappresenta l’approccio conservativo di prima linea proprio per evitare o ridurre al minimo la necessità di terapie farmacologiche.

Quando è il momento giusto per iniziare la fisioterapia?

Non è necessario aspettare che il dolore diventi insopportabile. La fisioterapia può iniziare non appena si manifestano i primi fastidi o, ancora meglio, a scopo preventivo dal secondo trimestre in poi. Un fisioterapista specializzato potrà insegnare esercizi di stabilizzazione e posture corrette per prevenire l’aggravamento dei sintomi con l’avanzare della gestazione.

I massaggi alla schiena sono sicuri per le donne incinte?

Sì, i massaggi terapeutici sono sicuri se eseguiti da personale sanitario qualificato (fisioterapisti) che conosca le posizioni adeguate (come il decubito laterale) e le zone da evitare. È fondamentale non stimolare in profondità alcune aree riflesse che potrebbero indurre contrazioni uterine. Si raccomanda di consultare sempre il medico o fisioterapista di fiducia prima di sottoporsi a qualsiasi trattamento manuale.

Domande Frequenti

Il mal di schiena è una condizione inevitabile e normale in gravidanza?

No, il mal di schiena in gravidanza non deve essere considerato un sintomo normale e inevitabile. È una condizione complessa che merita un inquadramento diagnostico accurato e un trattamento specifico professionale.

Quali sono le principali cause del mal di schiena durante la gravidanza?

Le cause principali includono l’alterazione del baricentro corporeo, le fluttuazioni ormonali che influenzano la lassità legamentosa e l’aumento del carico meccanico sulle strutture vertebrali e pelviche. Questi fattori convergono nel creare un quadro clinico specifico.

Come si cura il mal di schiena in gravidanza? Quali esercizi e trattamenti funzionano meglio?

L’approccio riabilitativo moderno si concentra sulla stabilizzazione del cingolo pelvico e sul mantenimento di una corretta mobilità articolare. Include inoltre l’educazione posturale ergonomica per gestire efficacemente il carico meccanico.

È necessario rivolgersi a un professionista per il mal di schiena in gravidanza?

Sì, è fondamentale che la gestione di questa problematica non sia affidata all’automedicazione o a rimedi improvvisati. È imperativo rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione personalizzata e per escludere eventuali controindicazioni al trattamento.

Disclaimer medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente educativa e informativa. Non sostituiscono il parere del medico o del fisioterapista. Per diagnosi e trattamento rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia.

Fonti e Riferimenti Scientifici

  1. Pelvic Girdle Pain and Lumbar Pain in Pregnancy: A Cohort Study of 7,928 Women. European Spine Journal, 2019.
  2. Pierce H, et al. Pregnancy-related lumbopelvic pain: listening to Australian women. Nursing Research and Practice, 2012.
  3. Vleeming A, et al. European guidelines for the diagnosis and treatment of pelvic girdle pain. European Spine Journal, 2008.

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