Acquagym in Gravidanza: Benefici, Esercizi Sicuri e Controindicazioni

La pratica dell’acquagym gravidanza rappresenta uno degli approcci terapeutici e preventivi più sicuri ed efficaci per la gestione dei cambiamenti fisiologici e biomeccanici che interessano il corpo femminile durante i nove mesi di gestazione. L’esercizio fisico in acqua, se correttamente dosato e supervisionato, offre un ambiente ideale per mantenere il condizionamento muscolare, cardiovascolare e metabolico, minimizzando al contempo lo stress articolare. Durante la gravidanza, il corpo materno subisce profonde modificazioni ormonali, strutturali ed emodinamiche che richiedono un adattamento continuo. In questo contesto, l’ambiente microgravitario fornito dall’acqua si rivela uno strumento d’elezione. È tuttavia fondamentale sottolineare che qualsiasi programma di esercizio fisico durante il periodo gestazionale deve essere intrapreso solo dopo un’attenta valutazione clinica. Si raccomanda pertanto di consultare sempre il proprio medico o fisioterapista di fiducia prima di iniziare qualsiasi attività, al fine di escludere eventuali controindicazioni ostetriche o mediche.

In breve:
  • L’acquagym è un approccio sicuro ed efficace per la gestione dei cambiamenti in gravidanza.
  • L’ambiente acquatico riduce lo stress articolare e favorisce il condizionamento muscolare.
  • L’acqua offre un ambiente microgravitario ideale per l’esercizio fisico gestazionale.
  • Consultare sempre il medico prima di iniziare per escludere controindicazioni mediche.
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Acquagym Gravidanza: Fisiologia e Adattamenti del Corpo Materno

Per comprendere appieno l’utilità dell’acquagym gravidanza, è necessario analizzare le modificazioni fisiologiche a cui va incontro l’organismo materno. Tali cambiamenti, sebbene del tutto naturali, possono predisporre la gestante a disfunzioni muscolo-scheletriche, affaticamento e alterazioni del ritorno venoso. L’immersione in acqua agisce direttamente su questi parametri, offrendo un sollievo immediato e benefici a lungo termine.

Modificazioni cardiovascolari e respiratorie

Durante la gravidanza, il volume ematico materno aumenta progressivamente fino al 40-50% rispetto ai valori pre-concezionali (Pivarnik et al., 2006). Questo incremento volumetrico, associato all’aumento della frequenza cardiaca a riposo e della gittata cardiaca, sottopone il sistema cardiovascolare a un notevole carico di lavoro. Inoltre, l’accrescimento uterino esercita una pressione meccanica sulla vena cava inferiore, ostacolando il ritorno venoso dagli arti inferiori e predisponendo alla formazione di edemi, varici e, in posizione supina, alla sindrome ipotensiva supina.

L’immersione in acqua fino al livello del torace genera una pressione idrostatica che agisce come una calza elastica naturale e graduata. Questa pressione favorisce lo spostamento dei fluidi dallo spazio extravascolare a quello intravascolare e facilita il ritorno venoso verso il cuore destro. Di conseguenza, si osserva un aumento del volume di eiezione sistolica e una riduzione della frequenza cardiaca a parità di sforzo rispetto all’esercizio a secco. A livello respiratorio, la pressione dell’acqua sulla gabbia toracica aumenta il lavoro dei muscoli inspiratori, migliorando la capacità vitale e l’efficienza respiratoria, parametri fondamentali per l’ossigenazione materno-fetale.

Cambiamenti muscolo-scheletrici e posturali

Dal punto di vista biomeccanico, l’aumento di peso e la crescita del feto determinano uno spostamento anteriore del centro di gravità. Per compensare questo sbilanciamento, la colonna vertebrale accentua la lordosi lombare e la cifosi dorsale, portando spesso a un sovraccarico delle faccette articolari posteriori e a tensioni muscolari a livello paravertebrale. Parallelamente, la secrezione dell’ormone relaxina induce una maggiore lassità legamentosa, necessaria per preparare il bacino al parto, ma che rende le articolazioni (in particolare le sacroiliache e la sinfisi pubica) più instabili e vulnerabili a traumi o microtraumi ripetuti.

L’ambiente acquatico, grazie al Principio di Archimede, fornisce una spinta dal basso verso l’alto che riduce il peso corporeo apparente fino all’80% (quando l’immersione raggiunge il livello delle spalle). Questa condizione di microgravità scarica le articolazioni portanti (colonna vertebrale, anche, ginocchia e caviglie), permettendo l’esecuzione di movimenti ampi e fluidi senza il rischio di sovraccarico articolare o di cadute, garantendo un profilo di sicurezza ineguagliabile per la gestante.

Il ruolo dell’ambiente acquatico: termoregolazione e viscosità

Un altro aspetto cruciale dell’esercizio in gravidanza è la termoregolazione. Il metabolismo basale della donna incinta è accelerato, con una conseguente maggiore produzione di calore endogeno. L’ipertermia materna, specialmente nel primo trimestre, è considerata un potenziale fattore di rischio teratogeno. L’acqua possiede una conducibilità termica circa 25 volte superiore a quella dell’aria; pertanto, l’allenamento in una piscina con temperatura adeguata (generalmente tra i 28°C e i 32°C) facilita la dispersione del calore corporeo, prevenendo pericolosi innalzamenti della temperatura *core* (Bø et al., 2016).

Inoltre, la viscosità dell’acqua offre una resistenza tridimensionale al movimento. Questa resistenza è isocinetica: aumenta proporzionalmente alla velocità del movimento. Ciò significa che la gestante può autoregolare l’intensità dello sforzo semplicemente modificando la velocità di esecuzione degli esercizi, garantendo un condizionamento muscolare globale e simmetrico senza l’uso di sovraccarichi esterni.

I Benefici dell’Acquagym Gravidanza per la Salute Materna e Fetale

La letteratura scientifica concorda nell’affermare che un programma strutturato di acquagym gravidanza apporta molteplici benefici sia alla madre che al feto, intervenendo su diversi apparati e sistemi.

Controllo del peso e prevenzione del diabete gestazionale

L’aumento di peso materno oltre i limiti raccomandati è associato a complicanze ostetriche quali macrosomia fetale, preeclampsia e maggiore incidenza di tagli cesarei. L’attività aerobica in acqua contribuisce ad aumentare il dispendio calorico giornaliero, favorendo un incremento ponderale fisiologico. Inoltre, l’esercizio muscolare migliora la sensibilità all’insulina e l’uptake di glucosio da parte delle cellule muscolari, rappresentando una strategia preventiva e terapeutica di primaria importanza contro il diabete mellito gestazionale (Artal et al., 2003). Le donne che praticano regolarmente attività fisica in acqua mostrano livelli glicemici a digiuno e post-prandiali significativamente inferiori rispetto alle donne sedentarie.

Riduzione dell’edema e miglioramento del ritorno venoso

Come precedentemente accennato, l’edema declive (gonfiore a piedi e caviglie) è un sintomo estremamente comune, specialmente nel terzo trimestre. La combinazione della pressione idrostatica dell’acqua e dell’azione di “pompa muscolare” esercitata dalla contrazione dei muscoli del polpaccio durante movimenti come la camminata in acqua, favorisce il drenaggio linfatico e venoso. Molte gestanti riportano una sensazione di estrema leggerezza agli arti inferiori al termine di una sessione di attività in piscina, con una riduzione misurabile della circonferenza delle caviglie.

Gestione del dolore lombare e pelvico

Il dolore lombare (Low Back Pain – LBP) e il dolore del cingolo pelvico (Pelvic Girdle Pain – PGP) affliggono oltre il 50% delle donne in gravidanza (Pennick et al., 2013). L’esercizio in acqua permette di rinforzare la muscolatura stabilizzatrice del tronco (core, muscoli multifidi, trasverso dell’addome) in un ambiente in cui il carico discale è minimizzato. Inoltre, l’acqua calda favorisce il rilassamento muscolare, riducendo gli spasmi e le contratture paravertebrali. Esercizi specifici di mobilizzazione del bacino in acqua aiutano a mantenere l’escursione articolare e a ridurre la rigidità, alleviando la sintomatologia dolorosa a livello della sinfisi pubica e delle articolazioni sacroiliache.

Benefici psicologici e riduzione dello stress

La gravidanza può essere un periodo di vulnerabilità emotiva, caratterizzato da ansia, sbalzi d’umore e preoccupazioni per il parto. L’attività fisica stimola il rilascio di endorfine e serotonina, neurotrasmettitori responsabili del miglioramento del tono dell’umore. L’ambiente acquatico, in particolare, possiede intrinseche proprietà rilassanti. La sensazione di assenza di peso e il contatto con l’acqua favoriscono una diminuzione dei livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e promuovono un sonno di migliore qualità. Inoltre, partecipare a corsi di gruppo offre un’importante rete di supporto sociale, permettendo la condivisione di esperienze con altre future madri.

Tabella 1: Confronto tra Esercizio a Terra e in Acqua durante la Gravidanza
Parametro Esercizio a Terra Esercizio in Acqua (Acquagym)
Carico Articolare Elevato (impatto completo) Ridotto fino all’80% (microgravità)
Ritorno Venoso Ostacolato dalla gravità e dall’utero Facilitato dalla pressione idrostatica
Rischio di Caduta Aumentato a causa del baricentro alterato Praticamente nullo
Termoregolazione Rischio di ipertermia se ambiente caldo Eccellente dissipazione del calore
Resistenza Muscolare Unidirezionale (gravità o pesi) Tridimensionale e isocinetica (viscosità)

Dati INAIL e Categorie Professionali a Rischio

L’analisi della salute in gravidanza non può prescindere dal contesto occupazionale. I dati forniti dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) evidenziano come determinate mansioni lavorative possano esacerbare i disturbi muscolo-scheletrici e circolatori tipici della gestazione. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale deve obbligatoriamente tutelare la lavoratrice madre, ma spesso i sintomi si manifestano anche in ambienti di lavoro considerati a basso rischio.

L’impatto del lavoro sulla gravidanza

Le categorie professionali maggiormente esposte a sovraccarico biomeccanico includono il personale sanitario (infermiere, OSS), le addette alla vendita al dettaglio, le parrucchiere e le operaie addette a linee di montaggio. Queste professioni sono caratterizzate da:

  • Stazione eretta prolungata: Mantenere la posizione in piedi per oltre 3-4 ore consecutive aggrava significativamente la stasi venosa, aumentando il rischio di edemi severi, vene varicose e, secondo alcuni studi epidemiologici, di parto pretermine.
  • Movimentazione manuale dei carichi: Sebbene limitata dalla normativa a tutela della maternità, anche la movimentazione di carichi leggeri, se ripetitiva, sollecita una colonna vertebrale già compromessa dall’iperlordosi gravidica.
  • Posture incongrue: Lavori d’ufficio prolungati (videoterminaliste) possono favorire l’accorciamento dei muscoli flessori dell’anca e l’indebolimento della muscolatura glutea e addominale, peggiorando il dolore pelvico.

Come l’attività in acqua mitiga i rischi occupazionali

Per le lavoratrici esposte a questi fattori di rischio, l’inserimento di un programma di attività fisica adattata in acqua rappresenta una contromisura ergonomica e riabilitativa di altissimo valore. L’immersione serale, ad esempio, contrasta direttamente gli effetti della stazione eretta prolungata accumulata durante il turno di lavoro. La pressione idrostatica agisce come una terapia decongestionante per gli arti inferiori, mentre gli esercizi di scarico della colonna vertebrale in acqua neutralizzano le forze compressive subite dai dischi intervertebrali durante la giornata lavorativa. Si raccomanda sempre di discutere con il medico competente aziendale e con il proprio medico o fisioterapista di fiducia per integrare l’attività fisica come strumento di prevenzione secondaria dei disturbi lavoro-correlati in gravidanza.

Linee Guida e Sicurezza per l’Acquagym Gravidanza

L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e altre società scientifiche internazionali incoraggiano fortemente l’attività fisica in gravidanza, purché vengano rispettate precise linee guida per garantire la sicurezza del binomio madre-feto (ACOG, 2020). La prescrizione dell’esercizio deve seguire criteri rigorosi.

Valutazione medica preliminare

Prima di accedere a qualsiasi corso in piscina, è imperativo sottoporsi a una visita ostetrica. Il medico valuterà l’anamnesi, l’andamento della gravidanza e rilascerà un certificato di idoneità. La presenza di patologie preesistenti o complicanze insorte durante la gestazione determinerà l’inclusione o l’esclusione dal programma di allenamento.

Parametri dell’allenamento (Principio FITT)

La strutturazione di un programma di allenamento in acqua deve basarsi sul principio FITT (Frequenza, Intensità, Tempo, Tipo):

Consiglio pratico

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  • Frequenza: Si raccomandano da 3 a 4 sessioni settimanali. Una frequenza regolare è essenziale per mantenere gli adattamenti fisiologici indotti dall’allenamento.
  • Intensità: L’intensità deve essere moderata. A causa delle alterazioni della frequenza cardiaca in gravidanza e dell’effetto bradicardizzante dell’immersione, l’uso del cardiofrequenzimetro può risultare impreciso. Si preferisce utilizzare la Scala di Borg per la percezione dello sforzo (RPE – Rating of Perceived Exertion), mantenendo un punteggio tra 12 e 14 (sforzo “abbastanza leggero” a “moderato”). Un metodo pratico è il Talk Test: la gestante deve essere in grado di sostenere una conversazione senza andare in affanno durante l’esercizio.
  • Tempo (Durata): Le sessioni dovrebbero durare tra i 45 e i 60 minuti, comprensivi di riscaldamento e defaticamento. Si consiglia di iniziare con sessioni più brevi (20-30 minuti) per le donne precedentemente sedentarie, aumentando gradualmente la durata.
  • Tipo: Esercizi aerobici a basso impatto, mobilizzazione articolare, rinforzo muscolare con la resistenza dell’acqua e tecniche di rilassamento.

Segnali di allarme per l’interruzione dell’esercizio

Durante la pratica, è fondamentale ascoltare il proprio corpo. L’attività deve essere immediatamente sospesa e si deve contattare il medico o fisioterapista di fiducia in presenza di uno dei seguenti sintomi:

  • Sanguinamento o perdite di liquido amniotico dalla vagina.
  • Dolore addominale acuto o contrazioni uterine dolorose e regolari.
  • Dispnea (mancanza di respiro) prima dell’inizio dell’esercizio o sproporzionata rispetto allo sforzo.
  • Vertigini, svenimenti o sensazione di testa vuota.
  • Cefalea severa o disturbi visivi.
  • Dolore toracico o palpitazioni anomale.
  • Debolezza muscolare improvvisa o difficoltà a camminare.
  • Gonfiore improvviso e asimmetrico ai polpacci (sospetto di trombosi venosa profonda).

Esercizi Sicuri e Struttura di una Sessione Tipo

Una sessione ben strutturata deve essere progressiva e bilanciata, mirando a coinvolgere tutti i principali gruppi muscolari senza indurre affaticamento estremo. L’acqua dovrebbe arrivare all’altezza del petto per massimizzare la spinta idrostatica e il supporto.

Riscaldamento (Warm-up)

La fase di riscaldamento (10-15 minuti) ha lo scopo di preparare il sistema cardiovascolare e muscolo-scheletrico allo sforzo, aumentando gradualmente la temperatura corporea e la lubrificazione articolare.

  • Camminata in acqua: Iniziare con una camminata lenta in avanti, curando la rullata del piede (dal tallone alla punta). Variare poi la direzione: camminata all’indietro (ottima per l’attivazione dei glutei e degli ischiocrurali) e camminata laterale (per stimolare i muscoli abduttori e adduttori dell’anca, fondamentali per la stabilità pelvica).
  • Circonduzioni articolari: Movimenti ampi e lenti delle spalle, delle braccia e del bacino per migliorare la mobilità.

Fase centrale (Core workout)

Questa fase (20-30 minuti) si concentra sul condizionamento aerobico e sul rinforzo muscolare. L’uso di attrezzi galleggianti (come i “tubi” o tondoludi) può aumentare la resistenza o fornire supporto.

  • Squat in acqua: Con i piedi alla larghezza delle spalle, piegare le ginocchia spingendo il bacino all’indietro, come per sedersi su una sedia immaginaria. L’acqua sostiene il peso, proteggendo le ginocchia. Questo esercizio rinforza quadricipiti e glutei, muscoli essenziali per supportare il peso del pancione e per la fase espulsiva del parto.
  • Bicicletta in sospensione: Appoggiandosi al bordo vasca o utilizzando due tubi galleggianti sotto le ascelle, simulare il movimento della pedalata. Questo esercizio favorisce il ritorno venoso e allena la muscolatura addominale profonda senza creare pressioni pericolose sul pavimento pelvico.
  • Rinforzo arti superiori: Eseguire movimenti di spinta e trazione dell’acqua con le braccia tese o semi-flesse. Mantenere una buona tonicità dei muscoli pettorali, dorsali e delle braccia è fondamentale per preparare il corpo alle future richieste fisiche dell’accudimento del neonato (allattamento, sollevamento del bambino).
  • Esercizi per il pavimento pelvico: L’ambiente acquatico favorisce la propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo). Si possono eseguire contrazioni volontarie del pavimento pelvico (esercizi di Kegel) coordinandole con la respirazione: contrarre durante l’espirazione e rilassare completamente durante l’inspirazione.

Defaticamento e rilassamento (Cool-down)

La fase finale (10-15 minuti) è dedicata al ritorno ai parametri fisiologici di riposo e al rilassamento psicofisico.

  • Stretching dolce: Allungamento dei principali gruppi muscolari (polpacci, quadricipiti, pettorali, muscoli della colonna). In acqua, lo stretching risulta più agevole grazie al calore che riduce la viscosità muscolare.
  • Galleggiamento supportato: Utilizzando i tubi galleggianti sotto le ginocchia e dietro il collo, la gestante si posiziona supina, lasciandosi cullare dall’acqua. Questa posizione, che a terra potrebbe causare la sindrome ipotensiva supina, in acqua è sicura grazie alla pressione idrostatica che garantisce il ritorno venoso. Favorisce un profondo rilassamento e lo scarico totale della colonna vertebrale.
Tabella 2: Esempio di Sessione Tipo (45 Minuti)
Fase Durata Obiettivo Esempi di Esercizi
Riscaldamento 10 min Attivazione cardiovascolare e articolare Camminata multi-direzionale, mobilizzazione spalle e bacino
Fase Aerobica 15 min Miglioramento resistenza e ritorno venoso Marcia sul posto, ginocchia alte, spostamenti laterali veloci
Tonificazione 10 min Rinforzo muscolare specifico Squat, affondi in acqua, spinte con le braccia, attivazione core
Defaticamento 10 min Rilassamento e flessibilità Stretching dolce, galleggiamento supino supportato, respirazione diaframmatica

Controindicazioni Assolute e Relative

Nonostante l’elevato profilo di sicurezza, l’attività fisica in acqua non è indicata per tutte le gestanti. La classificazione delle controindicazioni si divide in assolute e relative, secondo le linee guida ostetriche internazionali.

Controindicazioni Assolute

In presenza di queste condizioni, l’esercizio fisico è severamente vietato, in quanto i rischi superano di gran lunga i potenziali benefici:

  • Rottura prematura delle membrane: Aumenta esponenzialmente il rischio di infezioni intrauterine (corioamnionite), specialmente in un ambiente promiscuo come la piscina.
  • Rischio di parto prematuro: Pazienti con storia di travaglio pretermine nella gravidanza attuale o con cervice incompetente (incontinenza cervicale) o cerchiaggio cervicale.
  • Sanguinamento vaginale persistente: Specialmente nel secondo e terzo trimestre.
  • Placenta previa: Diagnosticata dopo la 26esima settimana di gestazione, comporta un alto rischio di emorragia.
  • Preeclampsia o ipertensione indotta dalla gravidanza: L’esercizio potrebbe alterare ulteriormente i valori pressori e il flusso ematico utero-placentare.
  • Gravidanza multipla ad alto rischio: Gemellare o trigemellare con complicanze associate.
  • Patologie cardiovascolari o respiratorie severe: Malattie cardiache emodinamicamente significative o patologie polmonari restrittive.

Controindicazioni Relative

In questi casi, la decisione di intraprendere un programma di allenamento deve essere valutata attentamente dal medico specialista, soppesando rischi e benefici su base individuale:

  • Anemia severa (emoglobina < 10 g/dL).
  • Aritmie cardiache materne non valutate.
  • Bronchite cronica o asma scarsamente controllata.
  • Diabete di tipo 1 scarsamente controllato.
  • Obesità patologica estrema o, al contrario, grave sottopeso (BMI < 12).
  • Stile di vita estremamente sedentario prima della gravidanza (richiede un inizio molto cauto e graduale).
  • Limitazioni ortopediche severe.

Il Ruolo del Fisioterapista nell’Acquagym Gravidanza

Affidarsi a personale qualificato è la chiave per un’esperienza sicura e terapeutica. Il fisioterapista specializzato in riabilitazione pelvi-perineale e idrokinesiterapia possiede le competenze anatomiche e biomeccaniche per adattare l’esercizio alle specifiche esigenze della gestante. Non si tratta di semplice “fitness in acqua”, ma di un vero e proprio esercizio terapeutico preventivo.

Personalizzazione del programma

Ogni gravidanza è unica. Il fisioterapista è in grado di valutare la postura della paziente, identificare eventuali squilibri muscolari (come la sindrome crociata inferiore, tipica della gestazione) e proporre esercizi mirati. Ad esempio, in presenza di una diastasi dei retti addominali fisiologica ma pronunciata, verranno evitati movimenti che aumentano eccessivamente la pressione intra-addominale, privilegiando l’attivazione del muscolo trasverso dell’addome in espirazione.

Prevenzione delle disfunzioni del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico subisce uno stress meccanico notevole a causa del peso dell’utero gravido e delle modificazioni ormonali. Il fisioterapista integra all’interno della sessione di acquagym esercizi di presa di coscienza, contrazione e, altrettanto importante, di rilassamento della muscolatura perineale. Saper rilassare il pavimento pelvico è infatti una competenza fondamentale per facilitare la fase espulsiva durante il parto naturale. Si ribadisce l’importanza di consultare il medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione perineale individuale, sia durante la gravidanza che nel periodo post-parto.

Consiglio pratico

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Domande Frequenti

Quali sono i principali benefici dell’acquagym durante la gravidanza?

L’acquagym rappresenta un approccio efficace per la gestione dei cambiamenti fisiologici e biomeccanici che interessano il corpo femminile in gravidanza. Favorisce il mantenimento del condizionamento muscolare, cardiovascolare e metabolico, minimizzando al contempo lo stress articolare.

Perché l’ambiente acquatico è particolarmente indicato per l’esercizio fisico in gravidanza?

L’ambiente acquatico offre un contesto microgravitario che riduce il carico sulle articolazioni e sulla colonna vertebrale, alleviando il peso corporeo. Questa condizione permette di eseguire esercizi con maggiore comfort e sicurezza, supportando il corpo materno nelle sue modificazioni.

In che modo l’acquagym può aiutare a gestire le modificazioni fisiologiche della gravidanza?

L’immersione in acqua agisce positivamente su parametri come la circolazione e il ritorno venoso, contribuendo a mitigare affaticamento e disfunzioni muscolo-scheletriche. Offre sollievo immediato e benefici a lungo termine, adattandosi alle esigenze del corpo materno.

È necessaria una valutazione medica prima di iniziare l’acquagym in gravidanza?

Sì, è fondamentale che qualsiasi programma di esercizio fisico durante il periodo gestazionale sia intrapreso solo dopo un’attenta valutazione clinica. Si raccomanda di consultare il proprio medico o fisioterapista per escludere eventuali controindicazioni ostetriche o mediche.

Disclaimer medico: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente educativa e informativa. Non sostituiscono il parere del medico o del fisioterapista. Per diagnosi e trattamento rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia.

Fonti e Riferimenti Scientifici

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