Rilassina e Ipermobilita in Gravidanza: Effetti sulle Articolazioni e Prevenzione

Durante il periodo gestazionale, l’organismo femminile va incontro a una serie di profonde e complesse modificazioni fisiologiche, ormonali e biomeccaniche, necessarie per accogliere lo sviluppo del feto e preparare il corpo al momento del parto. Tra i principali responsabili di questi cambiamenti strutturali vi è un ormone peptidico specifico, la cui azione risulta fondamentale ma, al contempo, potenzialmente problematica per la stabilità dell’apparato locomotore. L’azione della rilassina gravidanza articolazioni rappresenta un fattore cruciale nello sviluppo di alterazioni a carico del sistema muscolo-scheletrico, inducendo uno stato di lassità legamentosa generalizzata. Questo fenomeno, sebbene fisiologicamente indispensabile per consentire l’espansione del bacino, può tradursi in una condizione di ipermobilità articolare, esponendo la gestante a un maggior rischio di sviluppare disfunzioni dolorose, sovraccarichi biomeccanici e alterazioni posturali. La comprensione dei meccanismi attraverso i quali questo ormone agisce sui tessuti connettivi è essenziale per impostare adeguate strategie di prevenzione e gestione clinica. Risulta pertanto imperativo che ogni percorso di inquadramento e trattamento venga supervisionato da personale sanitario qualificato; si raccomanda sempre di rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia per una valutazione personalizzata e sicura.

In breve:

  • La rilassina causa lassità legamentosa generalizzata in gravidanza.
  • Questa lassità può indurre ipermobilità articolare nelle gestanti.
  • L’ipermobilità è fisiologicamente necessaria per l’espansione del bacino.
  • Essa aumenta il rischio di disfunzioni dolorose e alterazioni posturali.

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Indice

Fisiologia e Meccanismo d’Azione: Il Ruolo della rilassina gravidanza articolazioni

La rilassina è un ormone peptidico appartenente alla superfamiglia dell’insulina, secreto principalmente dal corpo luteo ovarico, dalla decidua e dalla placenta durante la gestazione. I livelli sierici di questo ormone subiscono un rapido incremento a partire dalle prime settimane di gravidanza, raggiungendo un picco massimo verso la fine del primo trimestre, per poi stabilizzarsi e presentare un nuovo, seppur lieve, innalzamento in prossimità del parto (MacLennan et al., 1986). L’obiettivo biologico primario della rilassina gravidanza articolazioni è quello di rimodellare il tessuto connettivo, riducendo la rigidità della cervice uterina e aumentando l’elasticità dei legamenti pelvici, in particolare quelli che stabilizzano la sinfisi pubica e le articolazioni sacroiliache.

A livello biochimico, la rilassina esplica la sua funzione legandosi a specifici recettori (RXFP1 e RXFP2) presenti nei fibroblasti e nelle cellule dei tessuti connettivi. L’attivazione di questi recettori innesca una cascata di segnali intracellulari che porta a una sovraregolazione delle metalloproteinasi della matrice (MMP), enzimi deputati alla degradazione del collagene e di altre proteine della matrice extracellulare. Contemporaneamente, si osserva una inibizione degli inibitori tissutali delle metalloproteinasi (TIMP), favorendo un bilancio netto verso il catabolismo del collagene (Dehghan et al., 2014). Questo processo altera la composizione strutturale dei legamenti, diminuendo la densità delle fibre di collagene di tipo I, responsabili della resistenza alla trazione, e aumentando la proporzione di collagene di tipo III, più elastico ma meno resistente. Il risultato clinico è una marcata diminuzione della *stiffness* (rigidità) legamentosa, che si traduce in un aumento del range di movimento (ROM) articolare, noto come ipermobilità o lassità articolare gestazionale.

Sebbene l’azione dell’ormone sia mirata principalmente al cingolo pelvico, i suoi effetti sono sistemici. I recettori per la rilassina sono distribuiti in tutto l’apparato muscolo-scheletrico, il che spiega perché la lassità legamentosa coinvolga anche la colonna vertebrale, le articolazioni degli arti superiori e inferiori, e persino le piccole articolazioni di mani e piedi. Questa ipermobilità sistemica, combinata con il progressivo aumento del peso corporeo e lo spostamento anteriore del baricentro, crea un ambiente biomeccanico altamente vulnerabile, richiedendo un intervento preventivo accurato da parte del medico o fisioterapista di fiducia.

Impatto Biomeccanico della rilassina gravidanza articolazioni sul Corpo Femminile

L’interazione tra l’aumento della massa corporea, le modificazioni volumetriche dell’addome e la lassità indotta dalla rilassina gravidanza articolazioni genera una profonda riorganizzazione della biomeccanica femminile. Il sistema neuromuscolare è costretto a compensare la perdita di stabilità passiva (fornita dai legamenti) aumentando il lavoro attivo (fornito dai muscoli), il che conduce frequentemente a stati di affaticamento precoce, spasmi muscolari e sindromi dolorose.

Alterazioni del Cingolo Pelvico e della Sinfisi Pubica

Il cingolo pelvico rappresenta il distretto maggiormente sollecitato dalle modificazioni ormonali. La sinfisi pubica, un’articolazione fibrocartilaginea che unisce le due ossa pubiche anteriormente, subisce un fisiologico allargamento che passa dai normali 2-3 millimetri fino a 7-9 millimetri durante il terzo trimestre. Quando questo allargamento supera i limiti fisiologici o è accompagnato da un’instabilità asimmetrica delle articolazioni sacroiliache posteriori, si instaura un quadro clinico noto come Dolore del Cingolo Pelvico (Pelvic Girdle Pain – PGP) (Vleeming et al., 2008). Le pazienti affette da PGP lamentano dolore acuto, spesso descritto come trafittivo, localizzato a livello della sinfisi pubica, che si irradia verso l’inguine, la faccia mediale delle cosce o posteriormente verso i glutei. Il dolore si esacerba tipicamente durante le attività di carico asimmetrico, come camminare, salire le scale, vestirsi stando in appoggio su una sola gamba o girarsi nel letto. La lassità dei legamenti sacroiliaci (interossei, sacroiliaci anteriori e posteriori, sacrotuberosi e sacrospinosi) compromette il meccanismo di “form closure” (chiusura di forma) del bacino, rendendo indispensabile un potenziamento del “force closure” (chiusura di forza) attraverso l’intervento muscolare mirato, che deve essere attentamente pianificato dal medico o fisioterapista di fiducia.

Modificazioni della Colonna Vertebrale e della Postura

L’accrescimento dell’utero provoca uno spostamento anteriore e superiore del centro di gravità del corpo. Per mantenere l’equilibrio, la gestante adotta istintivamente una postura compensatoria caratterizzata da un’accentuazione della lordosi lombare e da un’antiversione del bacino. La lassità dei legamenti longitudinali anteriore e posteriore, dei legamenti gialli e dei legamenti interspinosi, indotta dall’azione ormonale, riduce la capacità della colonna vertebrale di resistere alle forze di taglio. Questo sovraccarico meccanico si concentra a livello delle faccette articolari lombari e della giunzione lombo-sacrale (L5-S1). Inoltre, l’iperlordosi lombare è spesso accompagnata da un aumento della cifosi dorsale e da un anteposizione del capo e delle spalle, necessari per bilanciare il peso del seno in accrescimento. Questa complessa alterazione posturale è alla base della lombalgia gestazionale, una condizione che colpisce oltre il 50% delle donne in gravidanza (Wu et al., 2004). La muscolatura paravertebrale, i muscoli multifidi e il quadrato dei lombi sono sottoposti a una tensione isometrica continua, esitando in contratture dolorose e trigger point miofasciali.

Impatto sulle Articolazioni Periferiche e sull’Arco Plantare

Gli effetti sistemici dell’ipermobilità si manifestano in modo evidente anche a carico delle articolazioni periferiche. A livello degli arti inferiori, l’aumento del peso corporeo associato alla lassità dei legamenti plantari (in particolare la fascia plantare e il legamento calcaneo-navicolare plantare o “spring ligament”) determina un progressivo cedimento della volta plantare mediale. Questo fenomeno porta a una pronazione eccessiva del piede e a un piattismo acquisito, che altera l’intera catena cinematica dell’arto inferiore. La pronazione del piede induce un’intrarotazione della tibia, che a sua volta favorisce un valgismo dinamico del ginocchio, aumentando lo stress sul compartimento mediale dell’articolazione femoro-tibiale e sull’articolazione patello-femorale (Segal et al., 2012). A livello degli arti superiori, la lassità legamentosa può predisporre a instabilità della spalla e del polso. È frequente l’insorgenza della Sindrome del Tunnel Carpale, causata non solo dalla ritenzione idrica tipica della gravidanza, ma anche dall’alterata biomeccanica delle ossa del carpo che, a causa della lassità, riducono lo spazio a disposizione del nervo mediano.

Rischi Occupazionali e Dati INAIL sull’Ipermobilità Gestazionale

L’ipermobilità articolare indotta dalle modificazioni ormonali non rappresenta unicamente un problema clinico individuale, ma costituisce un rilevante fattore di rischio in ambito occupazionale. La legislazione italiana, in particolare il D.Lgs. 81/08 e il D.Lgs. 151/01 (Testo Unico a tutela della maternità), pone un’enfasi specifica sulla protezione delle lavoratrici gestanti, riconoscendo che le alterazioni biomeccaniche aumentano significativamente la suscettibilità agli infortuni e alle patologie muscolo-scheletriche lavoro-correlate.

L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) ha pubblicato diverse linee guida e documenti tecnici relativi alla valutazione del rischio biomeccanico in gravidanza. Secondo i dati e le indicazioni INAIL, la lassità legamentosa riduce la tolleranza dei tessuti ai carichi meccanici, rendendo pericolose mansioni che in condizioni normali sarebbero considerate a basso rischio. La movimentazione manuale dei carichi (MMC), i movimenti ripetitivi, le posture incongrue prolungate e l’esposizione a vibrazioni meccaniche diventano fattori di rischio critici.

L’INAIL sottolinea come la riduzione della stabilità articolare comporti una diminuzione della forza di presa e un’alterazione della propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo), aumentando il rischio di distorsioni, lussazioni e cadute accidentali. Le lavoratrici impiegate nel settore sanitario (infermiere, operatrici socio-sanitarie), nel commercio al dettaglio, nell’industria manifatturiera e nei servizi di pulizia risultano essere le categorie maggiormente esposte a sviluppare disturbi muscolo-scheletrici (DMS) durante la gestazione, a causa della combinazione tra richieste fisiche del lavoro e vulnerabilità articolare.

Tabella 1: Categorie Professionali a Rischio e Fattori Biomeccanici (Elaborazione su indicazioni INAIL)
Settore Professionale Principali Fattori di Rischio Biomeccanico Impatto dell’Ipermobilità Articolare
Sanità e Assistenza (Infermieri, OSS) Movimentazione pazienti, posture asimmetriche prolungate, flessione del tronco. Elevato rischio di lombalgia acuta e disfunzioni sacroiliache a causa della ridotta stabilità del cingolo pelvico.
Commercio e GDO (Cassiere, Scaffaliste) Movimenti ripetitivi arti superiori, stazione eretta prolungata, sollevamento pesi leggeri ma frequenti. Rischio di cedimento della volta plantare, fascite plantare, sindrome del tunnel carpale aggravata dalla lassità del polso.
Industria Manifatturiera Lavoro in catena di montaggio, posture fisse, vibrazioni. Sovraccarico delle faccette articolari lombari, tendinopatie degli arti superiori per instabilità micro-articolare.
Lavoro d’Ufficio (Videoterminaliste) Stazione seduta prolungata, posture statiche del rachide cervicale. Aggravamento dell’ipercifosi dorsale, cervicalgia da tensione, dolore al coccige per alterata distribuzione del peso.

Alla luce di queste evidenze, è obbligo del datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, effettuare una valutazione dei rischi specifica per la lavoratrice in stato di gravidanza, prevedendo, ove necessario, l’adattamento delle condizioni di lavoro, la modifica delle mansioni o l’astensione anticipata dal lavoro. In questo contesto, il parere del medico o fisioterapista di fiducia risulta essenziale per certificare le limitazioni funzionali e suggerire le opportune modifiche ergonomiche.

La Valutazione Clinica e Fisioterapica dell’Ipermobilità Gestazionale

L’inquadramento clinico dell’ipermobilità e delle disfunzioni associate richiede un approccio metodologico rigoroso. La valutazione fisioterapica non deve limitarsi alla quantificazione del dolore, ma deve analizzare dettagliatamente la funzionalità biomeccanica globale, le strategie di controllo motorio e l’impatto delle alterazioni sulle attività della vita quotidiana (ADL). È fondamentale che tale valutazione venga condotta esclusivamente dal medico o fisioterapista di fiducia, al fine di escludere patologie di pertinenza strettamente medica (come radicolopatie severe, trombosi venosa profonda o complicanze ostetriche).

La misurazione dell’ipermobilità generalizzata viene tradizionalmente effettuata attraverso il Beighton Score, una scala validata che valuta l’estensione di specifiche articolazioni (mignolo, pollice, gomito, ginocchio e flessione del tronco). Tuttavia, in gravidanza, l’utilizzo di questo strumento richiede cautela: la flessione del tronco è impedita dall’ingombro addominale e l’estensione del ginocchio può essere alterata dall’edema. Pertanto, la valutazione si concentra maggiormente su test di provocazione del dolore e test di stabilità funzionale specifici per il bacino e la colonna vertebrale (Mens et al., 2001).

  • Active Straight Leg Raise (ASLR) Test: È il test gold standard per valutare la capacità di trasferimento del carico attraverso il bacino. La paziente, in posizione supina, è invitata a sollevare attivamente un arto inferiore esteso di circa 20 centimetri dal lettino. Se il movimento risulta difficile, doloroso o impossibile, il test è positivo per un deficit di “force closure”. Il fisioterapista può ripetere il test applicando una compressione manuale a livello delle creste iliache: se la compressione facilita il movimento o riduce il dolore, si conferma l’instabilità pelvica e l’indicazione all’uso di una cintura pelvica.
  • Posterior Pelvic Pain Provocation (P4) Test: Utilizzato per diagnosticare il dolore dell’articolazione sacroiliaca. Con la paziente supina, l’anca viene flessa a 90 gradi e il fisioterapista applica una pressione assiale lungo il femore, spingendo posteriormente verso l’articolazione sacroiliaca. La comparsa di dolore familiare nella regione glutea indica una disfunzione sacroiliaca.
  • Palpazione della Sinfisi Pubica: La dolorabilità alla palpazione diretta della sinfisi pubica e dei legamenti associati è un segno clinico primario di disfunzione pubica.
  • Valutazione del Controllo Motorio: Si analizza la capacità di attivazione isolata e sinergica del muscolo trasverso dell’addome, dei muscoli del pavimento pelvico e del muscolo multifido lombare. Questi muscoli costituiscono il “cilindro di stabilità” centrale (core) e la loro disfunzione è strettamente correlata al dolore lombo-pelvico.

Strategie di Prevenzione e Gestione Fisioterapica

La gestione delle disfunzioni muscolo-scheletriche derivanti dall’azione ormonale sui legamenti si basa su un approccio conservativo e multimodale. L’obiettivo principale della fisioterapia non è contrastare l’azione fisiologica dell’ormone, bensì fornire al corpo le strategie neuromuscolari ed ergonomiche per compensare la perdita di stabilità passiva. Qualsiasi programma riabilitativo deve essere personalizzato e approvato dal medico o fisioterapista di fiducia, tenendo conto dell’epoca gestazionale, del livello di fitness pregresso e delle specifiche limitazioni cliniche.

Esercizio Terapeutico e Stabilizzazione (Core Stability)

L’esercizio terapeutico rappresenta il pilastro del trattamento conservativo (Stuge et al., 2004). Poiché i legamenti non sono in grado di fornire un supporto adeguato, è necessario incrementare la stabilità attiva attraverso il rinforzo della muscolatura profonda. Il programma si concentra su:

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  1. Attivazione del Trasverso dell’Addome: Questo muscolo agisce come un corsetto naturale. L’allenamento prevede contrazioni isometriche sub-massimali (la manovra di “drawing-in” o richiamo dell’ombelico verso la colonna), eseguite in posizioni sicure come la quadrupedia, il decubito laterale o la posizione seduta.
  2. Rinforzo del Pavimento Pelvico: I muscoli perineali lavorano in sinergia con il trasverso dell’addome per stabilizzare il bacino dal basso. Gli esercizi di Kegel, eseguiti correttamente, migliorano la continenza e contribuiscono al “force closure” del cingolo pelvico.
  3. Potenziamento della Muscolatura Glutea: Il grande gluteo e il medio gluteo sono fondamentali stabilizzatori dell’articolazione sacroiliaca e dell’anca. Esercizi come il “clam shell” (apertura a conchiglia in decubito laterale) o i ponti glutei modificati sono altamente indicati per contrastare il valgismo del ginocchio e l’instabilità pelvica.
  4. Controllo Posturale: Esercizi di auto-allungamento assiale e di mobilità dolce del rachide (come l’esercizio del gatto-cammello in quadrupedia) aiutano a mantenere la flessibilità muscolare senza stressare i legamenti ipermobili.

È tassativo evitare esercizi che prevedano impatti elevati (salti, corsa), allungamenti passivi estremi (stretching a fine range) o movimenti asimmetrici bruschi, i quali potrebbero causare microtraumi ai legamenti già resi vulnerabili dalla lassità.

Terapia Manuale e Tecniche di Rilassamento Miofasciale

La terapia manuale, eseguita da personale specializzato, offre un valido supporto per la gestione del dolore. Le tecniche impiegate devono essere delicate e rispettare la fisiologia della gravidanza. Sono controindicate le manipolazioni vertebrali ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA – i cosiddetti “trust”), a causa del rischio di lesioni legamentose. Si prediligono invece:

  • Massaggio Terapeutico: Utile per ridurre la tensione dei muscoli sovraccaricati, in particolare i paravertebrali lombari, il piriforme, i glutei e i muscoli suboccipitali.
  • Tecniche di Rilascio Miofasciale: Applicate con pressioni dolci per migliorare lo scorrimento dei tessuti e ridurre i trigger point.
  • Mobilizzazioni Articolari Dolci: Movimenti ritmici di grado I e II per modulare il dolore e mantenere la lubrificazione articolare, senza forzare i limiti fisiologici dell’articolazione.

Utilizzo di Ortesi e Supporti Esterni

Quando l’esercizio terapeutico non è sufficiente a garantire la stabilità necessaria per lo svolgimento delle attività quotidiane, l’impiego di supporti ortopedici esterni risulta estremamente efficace. La prescrizione di tali dispositivi deve essere valutata dal medico o fisioterapista di fiducia.

  • Cinture Pelviche: Applicate a livello delle articolazioni sacroiliache (immediatamente sopra i grandi trocanteri del femore), queste cinture forniscono una compressione meccanica che simula il “force closure”, riducendo significativamente il dolore durante la deambulazione e il carico. Devono essere indossate durante le attività a rischio e rimosse a riposo.
  • Plantari Ortopedici: In caso di severo cedimento della volta plantare e comparsa di fascite o tendinopatia del tibiale posteriore, l’utilizzo di plantari su misura con supporto dell’arco mediale e scarico calcaneare aiuta a ripristinare la corretta biomeccanica dell’arto inferiore, riducendo le forze di torsione sul ginocchio e sul bacino.
  • Calze a Compressione Graduata: Sebbene non agiscano direttamente sull’ipermobilità, riducono l’edema periferico, migliorando la mobilità delle articolazioni di caviglia e piede e riducendo il senso di pesantezza.
Tabella 2: Interventi Fisioterapici per Distretto Corporeo
Distretto Corporeo Problematiche Frequenti Intervento Fisioterapico Consigliato
Cingolo Pelvico Dolore sacroiliaco, pubalgia, instabilità. Cintura pelvica, esercizi isometrici trasverso addome, rinforzo glutei, educazione ai trasferimenti di carico.
Colonna Lombare Iperlordosi, lombalgia meccanica, contratture. Correzione posturale, massaggio decontratturante, mobilizzazione in quadrupedia (gatto-cammello).
Arti Inferiori Piede piatto acquisito, valgismo ginocchio. Plantari di supporto, rinforzo muscolatura intrinseca del piede, rinforzo medio gluteo.
Arti Superiori Sindrome tunnel carpale, instabilità spalla. Tutori notturni per polso, esercizi di stabilizzazione scapolo-toracica, drenaggio linfatico manuale.

Ergonomia e Igiene Posturale Quotidiana

La modificazione dello stile di vita e l’adozione di corrette norme ergonomiche sono essenziali per minimizzare lo stress meccanico sulle articolazioni ipermobili. L’educazione del paziente, condotta dal medico o fisioterapista di fiducia, si concentra sull’ottimizzazione delle attività della vita quotidiana (ADL).

Durante il sonno: Si raccomanda il decubito laterale, preferibilmente sul fianco sinistro per favorire il ritorno venoso. È fondamentale l’utilizzo di cuscini di supporto: un cuscino posizionato tra le ginocchia e le caviglie mantiene l’allineamento neutro delle anche e del bacino, riducendo la tensione sulle articolazioni sacroiliache. Un ulteriore cuscino può essere posizionato sotto l’addome per sostenere il peso dell’utero ed evitare la rotazione della colonna lombare.

Nelle transizioni posturali: Il passaggio dalla posizione supina a quella seduta (e viceversa) deve avvenire sempre passando per il decubito laterale (tecnica del “log roll” o rotolamento in blocco). Questo evita l’attivazione asimmetrica dei muscoli retti dell’addome e previene l’eccessiva sollecitazione della sinfisi pubica e l’aggravamento di un’eventuale diastasi addominale.

Nella stazione eretta e deambulazione: È necessario distribuire il peso equamente su entrambi gli arti inferiori, evitando la postura asimmetrica con carico su una sola gamba (tipica postura di riposo). L’uso di calzature adeguate è imperativo: si sconsigliano sia i tacchi alti (che accentuano l’iperlordosi e spostano il baricentro ulteriormente in avanti) sia le scarpe completamente piatte (che non supportano l’arco plantare). La calzatura ideale presenta un tacco largo di 2-3 centimetri, una suola ammortizzante e un buon contenimento del tallone.

Nelle attività domestiche e lavorative: Si deve evitare il sollevamento di carichi pesanti. Qualora sia inevitabile raccogliere un oggetto da terra, è necessario flettere le ginocchia mantenendo la colonna vertebrale in assetto neutro, portando l’oggetto vicino al corpo prima di sollevarsi. Le attività che richiedono l’abduzione asimmetrica delle anche (come uscire dall’automobile, spingere oggetti pesanti con un piede, o vestirsi stando in piedi) devono essere modificate: per uscire dall’auto, ad esempio, si consiglia di mantenere le ginocchia unite e ruotare il bacino in blocco verso l’esterno prima di appoggiare i piedi a terra.

Il Recupero Post-Parto e la Normalizzazione Tissutale

Un aspetto clinico di fondamentale importanza riguarda la persistenza della lassità legamentosa nel periodo puerperale. I livelli ormonali non si azzerano immediatamente dopo l’espletamento del parto. La letteratura scientifica indica che l’ipermobilità articolare può persistere per un periodo variabile dai 3 ai 6 mesi post-partum (Aldabe et al., 2012). Questo lasso di tempo può prolungarsi ulteriormente nelle donne che allattano al seno, a causa dell’interazione tra prolattina e altri ormoni che mantengono un certo grado di lassità tissutale.

Durante questa fase di transizione, il sistema muscolo-scheletrico è particolarmente vulnerabile. Il bacino, che ha subito il massimo stress meccanico durante il travaglio e il parto, necessita di tempo per ritrovare la sua stabilità intrinseca. È un errore comune riprendere precocemente attività sportive ad alto impatto (come corsa, crossfit o aerobica) nelle prime settimane dopo il parto. Tale comportamento espone la neomamma a un elevato rischio di prolassi degli organi pelvici, incontinenza urinaria, cronicizzazione del dolore lombo-pelvico e lesioni articolari periferiche.

Il percorso di riabilitazione post-partum deve essere graduale, progressivo e costantemente monitorato dal medico o fisioterapista di fiducia. La priorità iniziale è il recupero della competenza del pavimento pelvico e della parete addominale (valutazione e trattamento della diastasi dei retti). Solo successivamente, e previa valutazione della stabilità articolare, sarà possibile reintrodurre carichi maggiori e attività cardiovascolari ad alto impatto.

FAQ: Domande Frequenti sull’Ipermobilità in Gravidanza

Quanto dura l’effetto di lassità legamentosa dopo il parto?

La lassità legamentosa non scompare immediatamente dopo la nascita del bambino. I tessuti connettivi impiegano generalmente dai 3 ai 6 mesi per recuperare la loro normale rigidità e resistenza. Nelle donne che allattano al seno, a causa del particolare assetto ormonale, questo periodo può prolungarsi. Durante questi mesi è fondamentale riprendere l’attività fisica in modo graduale, sotto la supervisione del medico o fisioterapista di fiducia, evitando sport ad alto impatto che potrebbero causare traumi ad articolazioni ancora instabili.

L’ipermobilità in gravidanza causa sempre dolore?

No, l’ipermobilità è una condizione fisiologica necessaria per il parto e non si traduce automaticamente in patologia o dolore. Il dolore insorge quando il sistema neuromuscolare non è in grado di compensare adeguatamente la perdita di stabilità fornita dai legamenti, portando a sovraccarichi meccanici, infiammazioni articolari o spasmi muscolari. Un buon tono muscolare pregresso e l’adozione di corrette norme ergonomiche riducono significativamente il rischio di sviluppare sintomatologia dolorosa.

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Quali sport o attività fisiche sono sconsigliati a causa della lassità legamentosa?

A causa della ridotta stabilità articolare, sono fortemente sconsigliati tutti gli sport di contatto (arti marziali, basket, calcio), gli sport che prevedono salti o cambi di direzione improvvisi (pallavolo, tennis, sci), e le attività ad alto impatto come la corsa intensa o il sollevamento pesi massimali. Sono altresì da evitare le discipline che richiedono un allungamento estremo delle articolazioni (come alcune posizioni avanzate di yoga o ginnastica ritmica), poiché potrebbero sovra-stirare legamenti già lassi, causando microlesioni. Si consigliano invece attività a basso impatto come nuoto, camminata, cyclette e pilates clinico adattato.

È utile fare stretching per alleviare i dolori articolari e muscolari in gravidanza?

Lo stretching in gravidanza deve essere eseguito con estrema cautela. Poiché i legamenti sono già allentati, forzare l’allungamento ai massimi gradi di escursione articolare (stretching a fine range) è pericoloso e può peggiorare l’instabilità. È preferibile concentrarsi su esercizi di mobilità dolce e dinamica, o su tecniche di rilascio miofasciale per alleviare le tensioni muscolari. Qualsiasi programma di esercizi di flessibilità deve essere strutturato e approvato dal medico o fisioterapista di fiducia per garantire la massima sicurezza per la madre e il feto.

L’uso della fascia o cintura pelvica indebolisce i muscoli?

Se utilizzata correttamente e secondo le indicazioni cliniche, la cintura pelvica non causa ipotrofia muscolare. Il suo scopo è fornire una stabilità passiva temporanea durante le attività di carico (come camminare o stare in piedi a lungo), permettendo ai muscoli di lavorare in un ambiente biomeccanico più favorevole e meno doloroso. Non deve essere indossata 24 ore su 24, ma solo durante i momenti di maggiore stress meccanico. L’uso del supporto deve sempre essere accompagnato da un programma di esercizi di rinforzo attivo prescritto dal medico o fisioterapista di fiducia.

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Fonti e Riferimenti Scientifici

  1. Aldabe, D., Ribeiro, D. C., Milosavljevic, S., Dawn, A. S., & Sole, G. (2015). Pelvic girdle
  2. Schauberger CW et al. – “Peripheral joint laxity increases in pregnancy but does not correlate with serum relaxin levels.” – Am J Obstet Gynecol, 1996
  3. MacLennan AH et al. – “Serum relaxin and pelvic pain of pregnancy.” – Lancet, 1986
  4. Carlson K et al. – “Postpartum Pubic Symphysis Diastasis.” – , 2026
  5. Bulguroglu M et al. – “Effectiveness of a prenatal pilates program on ligamentous laxity and joint hypermobility in pregnant women: a dual-center randomized controlled trial.” – BMC Pregnancy Childbirth, 2025

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