- La maggior parte delle fratture del femore richiede un intervento chirurgico per permettere una mobilizzazione precoce e prevenire complicanze.
- La riabilitazione post-operatoria è cruciale per recuperare la forza, la mobilità e l’indipendenza funzionale dell’arto.
- Il percorso terapeutico sarà personalizzato e progredirà gradualmente, richiedendo impegno costante per un recupero ottimale.
- Seguire attentamente le indicazioni del fisioterapista è fondamentale per garantire un ritorno sicuro e completo alle attività quotidiane.
Frattura femore riabilitazione
Classificazione delle Fratture del Femore
Fratture prossimali (dell’anca)
Le più comuni nell’anziano:
Frattura del collo femorale (intracapsulare):
- Tra la testa e il grande trocantere
- Rischio di necrosi avascolare della testa (interruzione vascolare)
- Classificazione di Garden (I-IV) in base alla scomposizione
Frattura pertrocanterica (extracapsulare):
- Tra il grande e il piccolo trocantere
- Buona vascolarizzazione, minor rischio di necrosi
- La più frequente nell’anziano
Frattura sottotrocanterica:
- Subito sotto il piccolo trocantere
- Forte trazione muscolare che rende instabile la frattura
Fratture diafisarie
- Frattura della porzione centrale del femore
- Tipica dei traumi ad alta energia (incidenti, sport)
- Trattamento quasi sempre chirurgico con chiodo endomidollare
Fratture distali (sopracondiloidee)
- Coinvolgono l’estremità inferiore del femore, vicino al ginocchio
- Possono interessare la superficie articolare
- Frequenti negli anziani osteoporotici e nei traumi sportivi
Epidemiologia
| Tipo di frattura | Età tipica | Causa principale |
|---|---|---|
| Collo femorale | > 70 anni | Caduta da stazione eretta + osteoporosi |
| Pertrocanterica | > 75 anni | Caduta domestica |
| Diafisaria | 20-40 anni | Trauma ad alta energia |
| Distale | > 65 anni / 20-40 anni | Osteoporosi / trauma sportivo |
La frattura prossimale del femore nell’anziano è un’emergenza sanitaria: in Italia si verificano circa 90.000 fratture di femore all’anno nella popolazione over 65. La mortalità a un anno è del 20-30%, principalmente legata alle complicanze dell’immobilità.
Sintomi
Frattura prossimale (dell’anca)
- Dolore intenso all’inguine e all’anca
- Impossibilità di caricare sull’arto e di camminare
- Arto accorciato e extraruotato (il piede punta verso l’esterno)
- Gonfiore e ecchimosi nella regione dell’anca
- In alcuni casi (fratture ingranate Garden I) il paziente può ancora camminare con dolore
Frattura diafisaria
- Dolore violento a tutta la coscia
- Deformità evidente dell’arto
- Impossibilità di muovere la gamba
- Gonfiore importante per emorragia muscolare (la coscia può perdere fino a 1-1,5 litri di sangue)
Frattura distale
- Dolore e gonfiore al ginocchio e alla coscia distale
- Impossibilità di flettere il ginocchio
- Possibile emartro (sangue nel ginocchio)
Trattamento Chirurgico
Le fratture del femore si classificano in prossimali (collo, pertrocanteriche, sottotrocanteriche), diafisarie e distali, caratterizzate da dolore intenso, impossibilità di carico e deformità dell’arto inferiore. Quasi tutte le fratture del femore vengono trattate chirurgicamente per consentire una mobilizzazione precoce.
Frattura del collo femorale
Osteosintesi (viti o vite-placca):
- Indicata nelle fratture composte (Garden I-II) in pazienti giovani
- Obiettivo: preservare la testa femorale
- Rischio di necrosi avascolare: 10-30%
Protesi parziale (endoprotesi):
- Indicata nelle fratture scomposte (Garden III-IV) in pazienti > 70 anni con basse richieste funzionali
- Sostituzione della testa femorale con impianto protesico
Protesi totale d’anca:
- Indicata nei pazienti attivi con buona aspettativa di vita
- Sostituzione sia della testa femorale che dell’acetabolo
- Migliori risultati funzionali a lungo termine
Frattura pertrocanterica
- Chiodo endomidollare cefalomidollare (es. Gamma nail): gold standard
- Vite-placca dinamica (DHS): per fratture stabili
- Carico precoce consentito nella maggior parte dei casi
Frattura diafisaria
- Chiodo endomidollare bloccato: gold standard
- Consente un carico precoce nella maggior parte dei casi
- Consolidazione: 3-6 mesi
Frattura distale
- Placca a stabilità angolare: per fratture extrarticolari
- Placca con ricostruzione articolare: per fratture che coinvolgono il ginocchio
- Chiodo retrogrado: alternativa in alcuni pattern di frattura
Riabilitazione
La riabilitazione è la fase più importante del percorso di guarigione e deve iniziare il più precocemente possibile, idealmente entro 24-48 ore dall’intervento.
Fase 1 — Fase acuta post-operatoria (giorni 1-14)
Obiettivi:
- Prevenire le complicanze dell’immobilità (trombosi venosa, polmonite, lesioni da pressione)
- Ridurre il dolore
- Iniziare la mobilizzazione precoce
Interventi:
- Verticalizzazione: passaggio seduto e poi in piedi con deambulatore, appena possibile
- Esercizi respiratori: respirazione profonda, tosse assistita per prevenire polmonite
- Contrazioni isometriche: quadricipite, glutei (10 contrazioni x 10 secondi, più volte al giorno)
- Pompage venoso: dorsi-flessione e plantarflessione della caviglia (circolazione)
- Mobilizzazione passiva e attiva assistita dell’anca e del ginocchio
- Deambulazione: con deambulatore o due stampelle, carico secondo indicazione chirurgica
Carico concesso:
| Tipo di intervento | Carico post-operatorio |
|---|---|
| Protesi cementata | Carico completo immediato |
| Protesi non cementata | Carico parziale 4-6 settimane |
| Chiodo pertrocanterico | Carico tollerato immediato |
| Chiodo diafisario | Carico parziale progressivo |
| Osteosintesi collo | Carico parziale 6-8 settimane |
Fase 2 — Recupero funzionale precoce (settimane 2-6)
Obiettivi:
- Raggiungere la deambulazione autonoma con ausili
- Recuperare la mobilità articolare
- Iniziare il rinforzo muscolare
Esercizi di mobilità:
- Flessione dell’anca: seduto, sollevare il ginocchio verso il petto (assistito, poi attivo)
- Estensione del ginocchio: seduto, estendere la gamba
- Abduzione dell’anca: sdraiato, allontanare la gamba lateralmente
- Scivolamento del tallone sul letto per migliorare la flessione

Rinforzo:
- Ponte gluteo bipodalico: sollevare il bacino tenendo i piedi a terra. 10 ripetizioni, 3 serie
- Abduzione dell’anca in decubito laterale: 10 ripetizioni per lato
- Estensione del ginocchio seduto: sollevare il piede mantenendo 5 secondi
- Sollevamento gamba tesa (SLR): sdraiato, gamba tesa, sollevare 15 cm. 10 ripetizioni

Deambulazione:
- Progressione: deambulatore → due stampelle → una stampella → cammino libero
- Distanza crescente: corridoio → reparto → scale (con supervisione)
- Insegnamento del corretto schema del passo
Fase 3 — Rinforzo e autonomia (settimane 6-12)
Rinforzo progressivo:
- Mini-squat controllato (ginocchia che non superano le punte dei piedi)
- Step-up e step-down su gradino progressivamente più alto
- Ponte gluteo monopodalico
- Affondi leggeri
- Calf raise (sollevamento sui polpacci)
- Abduzione e estensione dell’anca con elastici

Equilibrio e propriocezione (capacità di percepire posizione e movimento del corpo):
- Stazione monopodalica (con supporto inizialmente)
- Cammino su superfici morbide
- Esercizi di equilibrio con perturbazioni
- Cammino all’indietro e laterale
Attività funzionali:
- Alzarsi e sedersi dalla sedia senza braccioli
- Salire e scendere le scale in modo autonomo
- Infilarsi e togliersi le calzature
- Entrare e uscire dalla vasca/doccia
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Fase 4 — Ritorno alla vita attiva (mesi 3-6+)
Rinforzo avanzato:
- Squat progressivo con carico
- Leg press
- Esercizi funzionali specifici per le attività della vita quotidiana
- Attività aerobica: cammino prolungato, cyclette, nuoto
Nell’anziano — obiettivi specifici:
- Recupero della deambulazione senza ausili
- Autonomia nelle attività quotidiane (ADL)
- Prevenzione delle cadute: esercizi di equilibrio, revisione dell’ambiente domestico
- Mantenimento di un programma di esercizi a lungo termine
Nel giovane — ritorno allo sport:
- Corsa leggera dopo 3-4 mesi (fratture diafisarie con chiodo)
- Sport di contatto: 6-9 mesi, dopo conferma radiografica della consolidazione
- Ritorno alle prestazioni pre-infortunio: 6-12 mesi
Complicanze
Complicanze precoci
- Trombosi venosa profonda: prevenzione con eparina a basso peso molecolare e mobilizzazione precoce
- Embolia polmonare: complicanza potenzialmente fatale della trombosi venosa
- Infezione della ferita chirurgica: superficiale o profonda
- Lesioni nervose: nervo sciatico (fratture posteriori dell’anca)
- Sindrome compartimentale: nelle fratture diafisarie (emergenza chirurgica)
Complicanze tardive
- Necrosi avascolare della testa femorale: nelle fratture del collo (10-30%)
- Pseudoartrosi (mancata consolidazione): più frequente nel collo femorale
- Consolidazione viziosa: guarigione in posizione non anatomica
- Rigidità articolare: dell’anca e/o del ginocchio
- Dismetria degli arti: differenza di lunghezza tra le due gambe
- Mobilizzazione dei mezzi di sintesi: rottura o migrazione di viti/placche
Tempi di Recupero
| Tipo | Deambulazione autonoma | Ripresa attività |
|---|---|---|
| Protesi d’anca (anziano) | 4-8 settimane | 3-6 mesi |
| Protesi d’anca (giovane) | 3-6 settimane | 3-4 mesi |
| Chiodo pertrocanterico | 4-8 settimane | 3-6 mesi |
| Chiodo diafisario | 6-8 settimane | 4-6 mesi |
| Osteosintesi collo | 6-12 settimane | 4-6 mesi |
| Frattura distale | 8-12 settimane | 4-6 mesi |
Prevenzione
Nell’anziano (prevenzione delle cadute e dell’osteoporosi)
- Attività fisica regolare: cammino, tai chi, esercizi di equilibrio
- Rinforzo muscolare: prevenire la sarcopenia con esercizi a corpo libero o con pesi leggeri
- Prevenzione dell’osteoporosi: vitamina D, calcio, eventuale terapia farmacologica
- Revisione dei farmaci: ridurre i farmaci che causano vertigini o ipotensione
- Sicurezza domestica: eliminare tappeti scivolosi, buona illuminazione, maniglioni in bagno, corrimano alle scale
- Protettori d’anca: cuscinetti imbottiti da indossare sotto i vestiti (utili nei soggetti ad alto rischio)
Nel giovane (prevenzione dei traumi)
- Uso di protezioni negli sport di contatto
- Rispetto del codice stradale (incidenti stradali prima causa)
- Riscaldamento adeguato prima dell’attività sportiva
Domande Frequenti
Perché la mobilizzazione precoce è cruciale dopo l’intervento chirurgico per una frattura del femore?
La mobilizzazione precoce post-operatoria è fondamentale per prevenire complicanze come la trombosi venosa profonda, la rigidità articolare e l’atrofia muscolare. Essa favorisce inoltre un più rapido recupero della funzionalità e dell’indipendenza del paziente.
Quali sono gli obiettivi principali del percorso riabilitativo a seguito di una frattura del femore?
Il percorso riabilitativo mira principalmente al recupero della forza muscolare, al ripristino della piena mobilità articolare e al recupero dell’indipendenza funzionale dell’arto. L’obiettivo è consentire un ritorno sicuro e completo alle attività quotidiane e, quando possibile, sportive.
Quanto tempo è necessario per un recupero completo dopo una frattura del femore?
I tempi di recupero completi dopo una frattura del femore possono variare significativamente, estendendosi generalmente da 3 a 6 mesi o più. La durata dipende dalla complessità della frattura, dall’età del paziente e dalla sua aderenza al programma riabilitativo.
Qual è il ruolo dell’impegno del paziente nel successo della riabilitazione?
L’adesione costante e scrupolosa del paziente al programma riabilitativo è un fattore determinante per il successo del recupero funzionale. Seguire attentamente le indicazioni del fisioterapista e mantenere la motivazione sono essenziali per raggiungere gli obiettivi terapeutici e prevenire regressioni.
Riferimenti scientifici
- Piscitelli P et al.. [Incidence and socioeconomic burden of hip fractures in Italy: extension study 2003-2005]. Reumatismo (2010). PubMed
Approfondisci: Guida completa alle fratture ossee e alla riabilitazione
Per un quadro completo, consulta la guida completa al dolore all’anca.
Fonti e Riferimenti Scientifici
- Gialanella B et al. [Walking recovery in stroke patients with femoral fracture]. G Ital Med Lav Ergon. 1999. PubMed
- Gialanella B et al. [Ambulation after fracture of the femur: recuperation in Parkinsonian and hemiplegic patients]. G Ital Med Lav. 1996. PubMed
- Di Lorenzo L et al. [Chronic lumbago after unstable intertrochanteric femoral fracture: a new syndrome or sporadic feature of hip biomechanics after surgery? A case report]. G Ital Med Lav Ergon. 2007. PubMed
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