- Il dolore all’anca, se sottovalutato, può limitare gravemente le attività quotidiane, rendendo essenziale una valutazione precoce.
- L’anca sopporta carichi elevati; artrosi, tendinopatie e borsiti sono cause comuni che il fisioterapista può trattare efficacemente.
- La protesi d’anca offre un eccellente recupero funzionale e riduzione del dolore per l’artrosi avanzata, migliorando la qualità di vita.
- La fisioterapia è fondamentale per il successo a lungo termine dopo un intervento di protesi d’anca, garantendo un recupero ottimale.
Introduzione: Anatomia e Funzione dell’Anca
Dolore anca: L’anca è l’articolazione che connette il tronco all’arto inferiore, e la sua integrità è essenziale per camminare, correre, salire le scale e svolgere tutte le attività quotidiane che richiedono il carico sugli arti inferiori. Le patologie dell’anca, spesso sottovalutate nelle fasi iniziali, possono avere un impatto profondo sulla qualità di vita e sull’autonomia personale. Per approfondire, consultare la guida su Esercizi per il Dolore all’Anca: Rinforzo e Mobilità. Per approfondire, consultare la guida su Dolore all’Anca nel Camminare: Cause e Soluzioni. Per approfondire, consultare la guida su Dolore all’Anca e all’Inguine: Cause e Diagnosi Differenziale.
L’articolazione coxo-femorale è un’enartrosi, ovvero un’articolazione a sfera e cavità: la testa sferica del femore si articola con l’acetabolo del bacino. Questa conformazione le conferisce stabilità intrinseca e ampia mobilità su tutti i piani del movimento. La stabilità è ulteriormente garantita dal labbro acetabolare (un anello fibrocartilagineo (tessuto misto tra cartilagine e tessuto fibroso) che approfondisce la cavità), da robusti legamenti capsulari e da una potente muscolatura che include i glutei, gli adduttori, lo psoas-iliaco e i rotatori profondi.
L’anca sopporta carichi enormi durante le attività quotidiane: fino a 4-5 volte il peso corporeo durante la corsa e 8 volte durante un salto. Queste sollecitazioni spiegano la frequenza dell’artrosi d’anca (coxartrosi), che rappresenta una delle principali indicazioni alla protesi articolare. Ma le patologie dell’anca non si limitano all’artrosi: tendinopatie, borsiti, conflitto femoro-acetabolare e lesioni del labbro rappresentano cause di dolore frequenti che il fisioterapista deve saper riconoscere e trattare. In questa guida analizzeremo le patologie più comuni, con un focus sulle strategie riabilitative basate sull’evidenza.
Protesi d’Anca: Percorso Riabilitativo
La protesi d’anca (artroprotesi) è uno degli interventi chirurgici di maggior successo nella storia della medicina moderna. Quando la coxartrosi raggiunge uno stadio avanzato, con dolore severo, rigidità marcata e limitazione significativa delle attività quotidiane nonostante il trattamento conservativo, la sostituzione protesica offre risultati eccellenti in termini di riduzione del dolore e recupero funzionale.
Le tecniche chirurgiche si sono evolute enormemente negli ultimi decenni. L’approccio anteriore diretto (mini-invasivo) consente un recupero più rapido rispetto agli approcci tradizionali, con minore danno muscolare e protocolli riabilitativi accelerati. Tuttavia, indipendentemente dalla tecnica chirurgica, la fisioterapia resta il fattore determinante per il risultato a lungo termine.
Il percorso riabilitativo inizia idealmente prima dell’intervento con la preabilitazione: esercizi di rinforzo muscolare, mobilità articolare e apprendimento dei movimenti da eseguire nel post-operatorio. Dopo l’intervento, la riabilitazione segue fasi progressive: mobilizzazione precoce e verticalizzazione nelle prime 24-48 ore, deambulazione assistita con bastoni canadesi, recupero della mobilità articolare, rinforzo muscolare progressivo (con particolare attenzione al medio gluteo e ai muscoli abduttori) e ritorno alle attività funzionali. I pazienti che seguono scrupolosamente il percorso riabilitativo raggiungono i migliori risultati, spesso tornando a praticare attività come il nuoto, la bicicletta, le escursioni e il golf.
Artroprotesi Bilaterale d’Anca
L’artroprotesi bilaterale d’anca rappresenta una sfida riabilitativa particolare che merita un approfondimento dedicato. Quando entrambe le anche sono gravemente artrosiche, si pone la questione se intervenire in un unico tempo chirurgico (protesi bilaterale simultanea) o in due tempi separati (protesi bilaterale sequenziale, tipicamente a distanza di 3-6 mesi).
Nella pratica clinica, la scelta tra le due strategie dipende dall’età del paziente, dalle comorbilità, dal livello di attività e dalle preferenze individuali. La protesi bilaterale simultanea riduce il numero di anestesie, i costi ospedalieri e il periodo totale di recupero, ma comporta un intervento più impegnativo e un post-operatorio iniziale più complesso. La protesi sequenziale consente un recupero graduale, ma espone il paziente a un secondo intervento chirurgico e a un secondo periodo riabilitativo.
Il percorso riabilitativo dopo artroprotesi bilaterale richiede attenzione particolare alla simmetria del carico, alla rieducazione del pattern deambulatorio e al rinforzo bilanciato di entrambi i lati. Il paziente con protesi bilaterale deve prestare attenzione anche alla gestione delle attività quotidiane nei primi mesi, quando la muscolatura periprotesica sta ancora recuperando la piena efficienza. L’obiettivo finale, raggiungibile nella grande maggioranza dei casi, è una deambulazione autonoma e simmetrica senza ausili.
Trocanterite (Borsite Trocanterica)
La trocanterite, tradizionalmente chiamata borsite trocanterica, è una delle cause più comuni di dolore laterale dell’anca. Il termine più attuale e corretto è “sindrome dolorosa del grande trocantere” (Greater Trochanteric Pain Syndrome – GTPS), poiché gli studi hanno dimostrato che l’infiammazione della borsa trocanterica è solo una delle componenti di un quadro più complesso che coinvolge anche i tendini del medio e del piccolo gluteo.
Il dolore è localizzato nella regione laterale dell’anca, a livello del grande trocantere femorale, e si manifesta tipicamente nel decubito laterale (dormire sul fianco interessato diventa impossibile), nel salire le scale, nell’alzarsi dalla sedia e durante la camminata prolungata. La condizione è più frequente nelle donne tra i 40 e i 60 anni, nei corridori e nei pazienti con problematiche lombari associate.
Il trattamento fisioterapico si è evoluto significativamente negli ultimi anni. L’approccio tradizionale basato su stretching e foam rolling è stato in gran parte abbandonato, poiché la compressione laterale peggiora la tendinopatia glutea sottostante. Il trattamento moderno basato sull’evidenza prevede: educazione del paziente (evitare le posizioni di compressione laterale), esercizi di rinforzo isometrico e poi isotonico dei muscoli glutei, stabilizzazione pelvica e correzione degli schemi di movimento disfunzionali. Nella pratica clinica, questo approccio produce risultati molto superiori rispetto alla sola terapia antinfiammatoria o infiltrativa.
Esercizi per l’Anca: Programma di Rinforzo e Mobilita
I seguenti esercizi rappresentano un programma base per il miglioramento della mobilita e della forza dell’anca. Prima di iniziare, e consigliabile consultare il medico o fisioterapista di fiducia per verificare che gli esercizi siano appropriati alla propria condizione. In caso di dolore acuto durante l’esecuzione, interrompere immediatamente.
Fase 1 — Mobilita Articolare
Esercizio 1: Flessione dell’Anca da Supini (Ginocchio al Petto)
Difficolta: Facile | Attrezzatura: Tappetino | Durata: 3 minuti
Posizione di partenza:
Distesi sulla schiena su un tappetino. Entrambe le gambe sono distese. Le braccia sono lungo i fianchi. La zona lombare e in posizione neutra.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Piegare lentamente il ginocchio di una gamba e portarlo verso il petto, afferrando con entrambe le mani la parte posteriore della coscia (non direttamente il ginocchio per chi ha problemi articolari al ginocchio).
- Passo 2: Tirare delicatamente il ginocchio verso il petto fino a percepire un allungamento confortevole nella regione inguinale e nella parte anteriore dell’anca. Mantenere la posizione per 20 secondi.
- Passo 3: Rilasciare lentamente e riportare la gamba alla posizione distesa in modo controllato. Ripetere con l’altra gamba.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 20 secondi per lato — Pausa 10 secondi tra le ripetizioni
Errori comuni da evitare:
- Sollevare la testa e le spalle dal tappetino durante l’allungamento
- Tirare direttamente sulla rotula, sovraccariando l’articolazione del ginocchio
- Staccare la zona lombare dal pavimento, inarcando la schiena
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si percepisce un allungamento dolce nella parte anteriore dell’anca e della coscia. La gamba opposta resta distesa e rilassata a contatto con il tappetino. La zona lombare mantiene il contatto con il pavimento.
Esercizio 2: Rotazioni dell’Anca da Supini
Difficolta: Facile | Attrezzatura: Tappetino | Durata: 4 minuti
Posizione di partenza:
Distesi sulla schiena con entrambe le ginocchia piegate e i piedi appoggiati a terra, leggermente piu larghi delle anche. Le braccia sono aperte lateralmente per stabilizzare il bacino.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Lasciare cadere lentamente un ginocchio verso l’esterno (rotazione esterna dell’anca), mantenendo il piede appoggiato a terra. Raggiungere il punto di massimo allungamento confortevole e mantenere per 5 secondi.
- Passo 2: Riportare il ginocchio al centro e poi farlo cadere lentamente verso l’interno (rotazione interna dell’anca), incrociandolo parzialmente verso il ginocchio opposto. Mantenere per 5 secondi.
- Passo 3: Alternare rotazione esterna e interna in modo fluido per il numero di ripetizioni indicato. Il bacino resta stabile e a contatto con il tappetino.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 10 ripetizioni per lato (alternando rotazione esterna e interna) — Pausa 30 secondi tra le serie
Errori comuni da evitare:
Consiglio pratico
Essenziale per il rinforzo progressivo dei muscoli stabilizzatori dell’anca e il ripristino dell’equilibrio muscolare del complesso coxo-femorale.
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- Sollevare il bacino dal tappetino durante le rotazioni
- Forzare il ginocchio nel punto di massima rotazione: il movimento deve essere privo di dolore
- Eseguire il movimento troppo velocemente, perdendo il controllo
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si percepisce una sensazione di mobilizzazione dolce nell’articolazione dell’anca. Il bacino resta perfettamente fermo e a contatto con il pavimento. Il range di rotazione migliora progressivamente nel corso delle ripetizioni.
Fase 2 — Rinforzo della Muscolatura Stabilizzatrice
Esercizio 3: Abduzione dell’Anca da Decubito Laterale (Clam Shell)
Difficolta: Intermedio | Attrezzatura: Tappetino, elastico (opzionale) | Durata: 5 minuti
Posizione di partenza:
Sdraiati sul fianco con la testa appoggiata sul braccio inferiore disteso. Le ginocchia sono piegate a circa 45 gradi e i piedi sono sovrapposti l’uno sull’altro. Il bacino e perfettamente perpendicolare al pavimento (non inclinato ne in avanti ne all’indietro). La mano superiore puo appoggiarsi sul fianco per controllare che il bacino non ruoti.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Mantenendo i piedi a contatto l’uno con l’altro, sollevare lentamente il ginocchio superiore verso il soffitto, aprendo le ginocchia come una conchiglia. Il movimento deve originarsi dall’anca, non dalla schiena.
- Passo 2: Raggiungere l’apertura massima senza che il bacino ruoti all’indietro (circa 30-45 gradi) e mantenere per 2 secondi, contraendo attivamente il gluteo.
- Passo 3: Abbassare lentamente il ginocchio alla posizione di partenza in 3 secondi, controllando la discesa.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 15 ripetizioni per lato — Pausa 45 secondi tra le serie
Errori comuni da evitare:
- Ruotare il bacino all’indietro per aumentare l’apertura: il bacino deve restare fermo e perpendicolare
- Staccare i piedi l’uno dall’altro durante il sollevamento del ginocchio
- Eseguire il movimento con uno scatto rapido anziche in modo controllato
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si avverte il lavoro muscolare nella parte laterale e posteriore del gluteo (medio gluteo), non nella parte esterna della coscia. Il bacino resta completamente fermo durante tutto il movimento. Con l’aggiunta di un elastico posizionato appena sopra le ginocchia, la difficolta aumenta progressivamente.
Esercizio 4: Ponte Gluteo Monopodalico
Difficolta: Avanzato | Attrezzatura: Tappetino | Durata: 5 minuti
Posizione di partenza:
Distesi sulla schiena con entrambe le ginocchia piegate e i piedi a terra. Estendere una gamba verso il soffitto (o mantenerla sollevata con il ginocchio flesso a 90 gradi se piu confortevole). Le braccia sono distese lungo i fianchi.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Spingere con il tallone della gamba di appoggio e sollevare il bacino dal pavimento, estendendo l’anca fino a formare una linea retta dalla spalla al ginocchio. L’altra gamba resta sollevata. Il sollevamento dura 2 secondi.
- Passo 2: Mantenere la posizione alta per 3 secondi, contraendo attivamente il gluteo della gamba portante. Il bacino deve restare orizzontale senza inclinarsi verso il lato della gamba sollevata.
- Passo 3: Abbassare lentamente il bacino in 3 secondi senza toccarlo completamente a terra, poi risollevare immediatamente per la ripetizione successiva.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 8 ripetizioni per lato — Pausa 60 secondi tra le serie
Errori comuni da evitare:
- Permettere al bacino di inclinarsi (cadere) verso il lato della gamba sollevata: mantenere il bacino perfettamente orizzontale
- Inarcare eccessivamente la zona lombare nella posizione alta
- Compensare ruotando il bacino per facilitare il sollevamento
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si avverte un lavoro intenso nel gluteo della gamba di appoggio. Il bacino resta perfettamente orizzontale, come se si avesse un vassoio appoggiato sopra. Non si percepisce dolore alla zona lombare ne alla regione inguinale.
Fase 3 — Equilibrio e Controllo Funzionale
Esercizio 5: Affondo Laterale (Side Lunge)
Difficolta: Intermedio | Attrezzatura: Nessuna | Durata: 5 minuti

Posizione di partenza:
In piedi, con i piedi uniti e il busto eretto. Le braccia sono unite davanti al petto o sui fianchi per l’equilibrio.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Fare un ampio passo laterale verso destra, piegando il ginocchio destro e portando il bacino all’indietro come per sedersi su una sedia, mantenendo la gamba sinistra distesa. Il piede destro resta completamente appoggiato a terra.
- Passo 2: Scendere fino a raggiungere una flessione del ginocchio di circa 90 gradi (o fino al punto confortevole). Il ginocchio resta allineato con il secondo dito del piede. Mantenere per 1 secondo.
- Passo 3: Spingersi con il piede destro per tornare alla posizione di partenza in modo controllato. Ripetere dal lato opposto.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 10 ripetizioni per lato — Pausa 60 secondi tra le serie
Errori comuni da evitare:
- Deviare il ginocchio della gamba piegata verso l’interno
- Sollevare il tallone da terra durante la flessione del ginocchio
- Inclinare il busto eccessivamente in avanti perdendo il controllo posturale
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si avverte il lavoro muscolare nei glutei e nella parte interna della coscia (adduttori) della gamba di appoggio. La gamba distesa percepisce un allungamento nella parte interna della coscia. Il movimento e controllato e non provoca dolore all’anca.
Esercizio 6: Equilibrio Monopodalico con Tocco al Pavimento (Single Leg Deadlift semplificato)
Difficolta: Avanzato | Attrezzatura: Nessuna (sedia per sicurezza) | Durata: 5 minuti
Posizione di partenza:
In piedi su una gamba sola, con il ginocchio leggermente flesso (circa 10-15 gradi). L’altra gamba e leggermente sollevata da terra dietro di se. Le braccia sono distese davanti al corpo. Una sedia e posizionata accanto per sicurezza.
Esecuzione passo per passo:
- Passo 1: Inclinarsi lentamente in avanti con il busto, mantenendo la schiena dritta, mentre la gamba posteriore si estende all’indietro. Busto e gamba posteriore si muovono come un unico blocco rigido.
- Passo 2: Continuare l’inclinazione fino a portare le mani vicino al pavimento (o fin dove possibile senza arrotondare la schiena). La gamba posteriore e parallela al pavimento nella posizione finale. Mantenere per 2 secondi.
- Passo 3: Tornare lentamente alla posizione eretta in 3 secondi, contraendo il gluteo della gamba di appoggio per guidare il movimento di risalita.
Serie e ripetizioni: 3 serie x 6 ripetizioni per lato — Pausa 60 secondi tra le serie
Errori comuni da evitare:
Consiglio pratico
Favorisce il corretto allineamento pelvico durante la posizione seduta, riducendo le tensioni sull’articolazione coxo-femorale.
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- Arrotondare la schiena durante l’inclinazione in avanti: la colonna resta in posizione neutra
- Ruotare il bacino verso il lato della gamba sollevata: il bacino resta orizzontale
- Bloccare il ginocchio della gamba di appoggio in iperestensione
Come capire che lo si sta eseguendo bene:
Si avverte un lavoro intenso nel gluteo e nei muscoli posteriori della coscia della gamba di appoggio. Si percepisce un allungamento nella parte posteriore della coscia della stessa gamba. L’equilibrio e mantenuto senza eccessivi sbandamenti.
Nota importante: Questo programma ha finalita informativa e non sostituisce la valutazione individuale. Per un programma personalizzato, rivolgersi al medico o fisioterapista di fiducia, che potra adattare gli esercizi alla specifica condizione clinica. In particolare, chi ha subito un intervento di protesi d’anca deve seguire esclusivamente le indicazioni del chirurgo e del fisioterapista relative alle precauzioni post-operatorie.
Quando Rivolgersi al Fisioterapista
Le patologie dell’anca tendono a svilupparsi gradualmente, e molti pazienti si abituano al dolore prima di cercare aiuto professionale. L’esperienza clinica dimostra che un intervento precoce consente risultati migliori e tempi di recupero più brevi.
Rivolgiti al tuo medico o fisioterapista di fiducia se:
- Avverti dolore all’inguine o al fianco durante la camminata o le scale
- Il dolore all’anca limita la tua capacità di camminare per distanze normali
- Hai difficoltà ad allacciarti le scarpe, tagliarti le unghie dei piedi o infilarti le calze
- Non riesci più a dormire sul fianco a causa del dolore laterale
- Zoppichi dopo un periodo di inattività (rigidità mattutina)
- Devi prepararti a un intervento di protesi d’anca o sei nel post-operatorio
- Il dolore all’anca si associa a dolore lombare o al ginocchio
Rivolgiti al medico o al Pronto Soccorso se:
- Non riesci ad appoggiare il peso sulla gamba dopo una caduta (sospetta frattura del femore)
- Il dolore all’anca è accompagnato da febbre e malessere generale
- Hai subito un intervento di protesi d’anca e noti un improvviso peggioramento del dolore con limitazione marcata del movimento (sospetta lussazione protesica)
- Avverti un dolore intenso e improvviso all’inguine senza trauma evidente nel giovane adulto
Schema dei Link Interni — Articoli Satellite Anca
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Domande Frequenti
Qual è la differenza tra coxartrosi e trocanterite?
La coxartrosi è una condizione degenerativa che interessa la cartilagine dell’articolazione dell’anca, causando dolore e rigidità articolare. La trocanterite, o borsite trocanterica, è invece un’infiammazione della borsa sierosa situata sulla parte esterna dell’anca, manifestandosi con dolore laterale.
Quanto dura la riabilitazione dopo protesi d’anca?
La durata della riabilitazione post-protesi d’anca è variabile e dipende da fattori individuali e dal protocollo chirurgico. Generalmente, un programma intensivo inizia subito dopo l’intervento e può proseguire per diversi mesi, con un recupero funzionale significativo entro 3-6 mesi.
Posso fare sport con la protesi d’anca?
Dopo un intervento di protesi d’anca, è possibile riprendere attività sportive a basso impatto, come il nuoto, il ciclismo o il golf, previo consulto medico e completamento della riabilitazione. Sport ad alto impatto o con movimenti bruschi sono solitamente sconsigliati per preservare la protesi.
Il dolore all’anca può dipendere dalla schiena?
Sì, il dolore all’anca può essere un dolore riferito, originato da problematiche a carico della colonna vertebrale lombare o del bacino. Una valutazione clinica approfondita è necessaria per identificare la reale origine del dolore e distinguere tra patologie intrinseche dell’anca e cause extra-articolari.
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Riferimenti scientifici
Fonti e Riferimenti Scientifici
- Mammucari M et al. Consensus statement on mesotherapy for clinical and regulatory practice. Rheumatol Int. 2026. PubMed
- Rembado R et al. [Bone scintigraphy in choosing the therapy for the postoperative hip prosthesis patient with persistent pain]. Radiol Med. 1980. PubMed
- Olivieri AN et al. [Two children with hip pain and fever]. Pediatr Med Chir. 2007. PubMed
- Di Lorenzo L et al. [Chronic lumbago after unstable intertrochanteric femoral fracture: a new syndrome or sporadic feature of hip biomechanics after surgery? A case report]. G Ital Med Lav Ergon. 2007. PubMed
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