- L’edema della spongiosa ossea è un accumulo di liquido nell’osso, indicando una sofferenza che richiede attenzione specialistica.
- L’aumento di pressione interna dovuto all’edema osseo provoca un dolore profondo e sordo, che può limitare le attività quotidiane.
- Comprendere la causa specifica dell’edema osseo è fondamentale per un trattamento mirato e per prevenire problemi futuri.
- L’edema può derivare da traumi acuti, sovraccarichi ripetuti o processi degenerativi, richiedendo un’attenta valutazione medica.
Indice
- Le Cause Principali dell’Edema Osseo
- Traumi Acuti e Microtraumi Ripetuti
- Patologie Degenerative e Osteoartrosi
- Cause Vascolari e Ischemiche
- Fattori Metabolici e Iatrogeni
- Sintomi e Manifestazioni Cliniche
- Il Dolore: Caratteristiche e Comportamento
- Limitazione Funzionale, Rigidità e Gonfiore
- Il Percorso Diagnostico
- L’Importanza Cruciale della Risonanza Magnetica (RMN)
- Diagnosi Differenziale
- Il Trattamento Medico e le Terapie Fisiche Strumentali
- Approccio Medico e Farmacologico
- Terapie Fisiche Strumentali Avanzate
- Il Ruolo Fondamentale della Fisioterapia e dell’Esercizio Terapeutico
- Fase 1: Gestione del Dolore e Mantenimento della Mobilità
- Fase 2: Recupero del Carico Progressivo e Rinforzo Isotonico
- Fase 3: Rinforzo Avanzato e Rieducazione Propriocettiva
- Prevenzione e Stile di Vita
- Gestione del Peso Corporeo e Biomeccanica
- Nutrizione e Salute Ossea
- Allenamento Graduale e Gestione del Recupero
- Domande Frequenti (FAQ)
- Quanto tempo ci vuole per guarire da un edema osseo?
- Posso continuare a fare sport con un edema osseo?
- La magnetoterapia è davvero efficace per l’edema osseo?
- L’edema osseo può trasformarsi in necrosi?
- Qual è la differenza tra edema osseo e frattura?
- Prodotti Consigliati per il Supporto Riabilitativo
- Fonti e Riferimenti Scientifici
L’edema spongiosa ossea (noto anche come edema osseo o bone marrow edema) rappresenta una condizione clinica di frequente riscontro in ambito ortopedico e riabilitativo, caratterizzata da un accumulo anomalo di liquido all’interno dell’osso trabecolare, ovvero la parte più interna e spugnosa del tessuto osseo. Questa alterazione non è propriamente una patologia a sé stante, quanto piuttosto un segno clinico, l’espressione radiologica di una sofferenza dell’osso che può derivare da molteplici cause, dai traumi acuti ai sovraccarichi cronici, fino a processi degenerativi o metabolici. Comprendere a fondo la natura di questo versamento intraosseo è fondamentale per impostare un corretto piano terapeutico e riabilitativo, evitando cronicizzazioni e complicanze ben più gravi come la necrosi avascolare o le fratture da stress.
L’osso non è una struttura inerte, ma un tessuto vivo, altamente vascolarizzato e innervato, in continuo rimodellamento. Quando la porzione spugnosa subisce un insulto, la risposta infiammatoria genera una vasodilatazione e un conseguente stravaso di liquidi (sangue e siero) tra le trabecole ossee. Poiché l’osso è un contenitore rigido e inespansibile, l’aumento di pressione interna causato dall’edema comprime le terminazioni nervose, generando un dolore profondo, sordo e spesso invalidante.
Le Cause Principali dell’Edema Osseo

L’eziologia dell’edema della porzione spugnosa dell’osso è estremamente variegata. Per un corretto inquadramento clinico e per la successiva stesura del piano terapeutico, è indispensabile individuare la causa scatenante. Le cause possono essere suddivise in diverse macro-categorie.
Traumi Acuti e Microtraumi Ripetuti
La causa più frequente è senza dubbio quella traumatica. Un impatto diretto ad alta energia (come una caduta o un incidente stradale) o un trauma distorsivo severo possono provocare delle microfratture a carico delle trabecole ossee, senza che vi sia una vera e propria rima di frattura visibile sulla corticale esterna dell’osso. Un classico esempio è l’”edema da impatto” (kissing contusion) che si riscontra nei condili femorali e nel piatto tibiale a seguito della rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio.
Oltre ai traumi acuti, i microtraumi ripetuti nel tempo rappresentano una causa insidiosa. Atleti che praticano sport ad alto impatto (corsa, salti, calcio, basket) possono sviluppare un edema osseo come risposta a un sovraccarico biomeccanico che supera la capacità di rimodellamento fisiologico dell’osso, configurando il quadro pre-clinico di una frattura da stress.
Patologie Degenerative e Osteoartrosi
In ambito reumatologico e ortopedico geriatrico, l’edema osseo è strettamente correlato all’osteoartrosi. Con l’assottigliamento e la degenerazione della cartilagine articolare, l’osso subcondrale (l’osso situato immediatamente sotto la cartilagine) perde il suo naturale “ammortizzatore”. Di conseguenza, i carichi meccanici si trasferiscono direttamente sulla spongiosa ossea, generando microtraumi continui, infiammazione e, conseguentemente, edema. In questi casi, la presenza di edema è spesso un indicatore di una rapida progressione della malattia artrosica e correla fortemente con l’intensità del dolore percepito dal paziente.
Cause Vascolari e Ischemiche
Un’altra categoria eziologica fondamentale riguarda le alterazioni della microcircolazione ossea. Se l’afflusso di sangue all’osso viene compromesso, si verifica una condizione di ischemia che porta a sofferenza cellulare e formazione di edema. Questa situazione si riscontra nelle fasi iniziali dell’osteonecrosi (o necrosi avascolare), una patologia grave che, se non diagnosticata e trattata tempestivamente, porta al collasso strutturale dell’osso. Anche la sindrome da edema midollare transitorio (spesso a carico dell’anca, nota come osteoporosi transitoria) rientra in questo spettro, sebbene abbia solitamente un decorso benigno e autolimitante.
Fattori Metabolici e Iatrogeni
Alcune patologie sistemiche e disordini metabolici possono predisporre all’insorgenza di edema osseo. Alterazioni del metabolismo fosfo-calcico, carenze severe di Vitamina D, patologie tiroidee o l’uso prolungato di determinati farmaci (come i corticosteroidi ad alte dosi) possono indebolire la microarchitettura trabecolare, rendendo l’osso estremamente suscettibile ai normali carichi fisiologici e favorendo l’accumulo di liquido intraosseo.
Sintomi e Manifestazioni Cliniche
L’edema osseo è un accumulo di liquido nella spongiosa ossea, localizzato principalmente in articolazioni come ginocchio e anca, che si manifesta con dolore, gonfiore e limitazione funzionale. Il quadro sintomatologico dell’edema osseo può variare notevolmente in base alla localizzazione, all’estensione dell’edema e alla causa sottostante, ma presenta alcune caratteristiche cliniche distintive.
Il Dolore: Caratteristiche e Comportamento
Il sintomo cardine è il dolore. A differenza del dolore muscolare o tendineo, che è spesso ben localizzabile e superficiale, il dolore derivante dall’edema della spongiosa è tipicamente descritto come profondo, sordo, gravativo e difficilmente puntabile con un solo dito.
Nelle fasi iniziali, il dolore si manifesta principalmente durante il carico (ad esempio, stando in piedi o camminando se l’edema colpisce gli arti inferiori) e si attenua con il riposo. Tuttavia, con il progredire della condizione e l’aumento della pressione intraossea, il dolore tende a diventare costante, presentandosi anche a riposo e, molto frequentemente, durante le ore notturne, disturbando significativamente la qualità del sonno del paziente.
Limitazione Funzionale, Rigidità e Gonfiore
Il dolore profondo innesca un meccanismo di difesa neurologico che porta a una contrattura muscolare antalgica e a una marcata limitazione funzionale. Il paziente tenderà a zoppicare (claudicazione di fuga) per ridurre il tempo di carico sull’arto colpito. Se l’edema osseo è localizzato in prossimità di un’articolazione (come ginocchio, caviglia o anca), è frequente riscontrare anche un versamento articolare concomitante (idrartro), con conseguente gonfiore visibile, calore al tatto e rigidità nei movimenti.
Il Percorso Diagnostico
La diagnosi di edema osseo rappresenta una sfida clinica, poiché i sintomi possono mimare numerose altre patologie muscolo-scheletriche. Un’accurata anamnesi e un esame obiettivo rigoroso sono il primo passo, ma la diagnosi di certezza è esclusivamente strumentale.
L’Importanza Cruciale della Risonanza Magnetica (RMN)
La radiografia tradizionale (RX) è del tutto inefficace per diagnosticare un edema osseo, in quanto i raggi X mostrano solo la componente minerale dell’osso (la corticale) e non i tessuti molli o i fluidi interni. Una radiografia può risultare perfettamente negativa nonostante la presenza di un edema severo.
Il gold standard assoluto per la diagnosi è la Risonanza Magnetica (RMN). Attraverso specifiche sequenze (in particolare le sequenze STIR o T2 con soppressione del grasso), l’edema si manifesta in modo inequivocabile come un’area di “ipersegnale” (un’area bianca e brillante), che indica l’accumulo di liquidi laddove normalmente dovrebbe esserci il segnale scuro del midollo osseo adiposo. La RMN permette non solo di confermare la diagnosi, ma anche di mappare l’estensione dell’edema e di individuare eventuali lesioni associate (rotture legamentose, lesioni meniscali, difetti cartilaginei).
Diagnosi Differenziale
È compito del medico specialista effettuare una corretta diagnosi differenziale per escludere patologie più gravi. L’edema osseo deve essere distinto da fratture occulte, osteomieliti (infezioni dell’osso), neoplasie ossee primarie o metastasi. Per questo motivo, di fronte a un dolore osseo persistente, è imperativo rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia per essere indirizzati verso gli esami più appropriati.
Consiglio pratico
La crioterapia riduce l’infiammazione locale e contribuisce al controllo dell’edema osseo nella fase acuta.
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Il Trattamento Medico e le Terapie Fisiche Strumentali
La gestione dell’edema osseo richiede un approccio multidisciplinare e, soprattutto, molta pazienza. I tempi di riassorbimento del liquido intraosseo sono biologicamente lunghi e possono variare dai 3 ai 9 mesi, a seconda della gravità.
Approccio Medico e Farmacologico
Il primo e più importante intervento terapeutico è la riduzione del carico. Se l’edema colpisce gli arti inferiori (femore, tibia, astragalo, calcagno), è fondamentale l’uso di stampelle per un periodo variabile (spesso dalle 4 alle 8 settimane) per evitare che la pressione meccanica continui ad alimentare l’infiammazione e le microfratture trabecolari.
Dal punto di vista farmacologico, il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per il controllo del dolore, sebbene la loro efficacia sul riassorbimento dell’edema sia limitata. In casi specifici, lo specialista può optare per terapie farmacologiche mirate al metabolismo osseo (come i bifosfonati) o integratori a base di Vitamina D, Calcio e aminoacidi per favorire la rigenerazione del tessuto osseo.
Terapie Fisiche Strumentali Avanzate
Nel trattamento dell’edema osseo, le terapie fisiche giocano un ruolo di primaria importanza per accelerare i tempi di guarigione.
- Magnetoterapia (CEMP): I Campi Elettromagnetici Pulsati rappresentano la terapia d’elezione. Le onde elettromagnetiche penetrano in profondità nell’osso, stimolando l’attività degli osteoblasti (le cellule deputate alla ricostruzione ossea), migliorando la microcircolazione locale e favorendo il riassorbimento dell’edema. Per essere efficace, la magnetoterapia richiede applicazioni molto lunghe (dalle 6 alle 8 ore al giorno, spesso durante il riposo notturno) per cicli di almeno 30-45 giorni.
- Tecarterapia e Laserterapia ad Alta Potenza: Possono essere utilizzate nelle fasi acute e sub-acute per gestire il dolore, ridurre il versamento articolare associato e rilassare la muscolatura contratta, migliorando il microcircolo periarticolare.
- Onde d’Urto Focali: In alcuni casi selezionati di edema osseo cronico o ritardi di consolidamento, le onde d’urto focali possono essere impiegate per stimolare la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e riattivare i processi riparativi dell’osso.
Il Ruolo Fondamentale della Fisioterapia e dell’Esercizio Terapeutico
Il riposo assoluto e prolungato, sebbene necessario nelle primissime fasi per scaricare l’osso, porta inevitabilmente a ipotrofia muscolare, rigidità articolare e alterazioni degli schemi motori. Il percorso fisioterapico è pertanto essenziale e deve essere attentamente calibrato in base alle fasi di guarigione biologica dell’osso. Si raccomanda di farsi sempre seguire da un medico o fisioterapista di fiducia per evitare sovraccarichi precoci.
Fase 1: Gestione del Dolore e Mantenimento della Mobilità
Nella fase acuta, in cui il paziente è in scarico con le stampelle, l’obiettivo del fisioterapista è prevenire le complicanze dell’immobilizzazione.
- Mobilizzazione passiva e attivo-assistita: Per mantenere il Range of Motion (ROM) dell’articolazione coinvolta e favorire il nutrimento della cartilagine attraverso la diffusione del liquido sinoviale.
- Idrokinesiterapia (Fisioterapia in acqua): L’acqua è l’ambiente ideale per l’edema osseo. Sfruttando il principio di Archimede, è possibile far camminare il paziente e fargli eseguire esercizi di mobilità in parziale o totale assenza di gravità, eliminando lo stress meccanico sull’osso ma mantenendo attivi i muscoli e gli schemi motori.
- Contrazioni Isometriche: Esercizi di attivazione muscolare senza movimento articolare (es. contrazioni del quadricipite a ginocchio esteso) per prevenire la perdita di massa muscolare senza stressare l’osso.
Fase 2: Recupero del Carico Progressivo e Rinforzo Isotonico
Quando la clinica e i controlli radiologici (RMN) indicano una riduzione dell’edema, si inizia lo svezzamento dalle stampelle. Questa fase deve essere estremamente graduale.
- Esercizi in Catena Cinetica Aperta (CCA): Si introducono esercizi di rinforzo con elastici o pesi leggeri, in cui l’estremità dell’arto è libera di muoversi, minimizzando la compressione assiale sull’osso.
- Rieducazione al Passo: Correzione delle zoppie residue e ripristino di una corretta biomeccanica del cammino, fondamentale per distribuire uniformemente i carichi sulle superfici articolari.
Fase 3: Rinforzo Avanzato e Rieducazione Propriocettiva
Nella fase finale, l’obiettivo è il ritorno alle normali attività quotidiane o sportive.
- Esercizi in Catena Cinetica Chiusa (CCC): Esercizi come squat leggeri, leg press o affondi, eseguiti sotto stretto controllo fisioterapico, per abituare nuovamente l’osso a sopportare il carico corporeo. L’osso, infatti, risponde alla Legge di Wolff: si rinforza se sottoposto a carichi meccanici progressivi e controllati.
- Allenamento Propriocettivo: Utilizzo di tavolette instabili, cuscini di equilibrio e superfici irregolari per rieducare i recettori neuromuscolari, migliorando la stabilità articolare e prevenendo futuri traumi distorsivi.
Prevenzione e Stile di Vita
Prevenire la comparsa o la recidiva di un edema della spongiosa ossea richiede un’attenzione particolare allo stile di vita e alla gestione dei carichi fisici.
Gestione del Peso Corporeo e Biomeccanica
Il sovrappeso rappresenta uno stress meccanico costante per le articolazioni portanti (anche, ginocchia, caviglie, piedi). Mantenere un peso corporeo adeguato è la prima regola per prevenire sovraccarichi all’osso subcondrale. Inoltre, una valutazione posturale e biomeccanica può evidenziare dismetrie degli arti o alterazioni dell’appoggio plantare (es. piede piatto o cavo) che concentrano i carichi in aree specifiche dell’osso. L’uso di plantari ortopedici su misura può risultare decisivo per ammortizzare gli impatti e riequilibrare le pressioni.
Nutrizione e Salute Ossea
Una dieta equilibrata, ricca di calcio, magnesio, vitamina K2 e un’adeguata esposizione solare per la sintesi di Vitamina D sono fondamentali per mantenere una densità minerale ossea ottimale. In caso di carenze accertate tramite esami ematici, l’integrazione prescritta dal medico è fortemente raccomandata.
Consiglio pratico
Il corretto posizionamento e scarico dell’arto favorisce il drenaggio dell’edema e riduce la pressione sull’osso interessato.
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Allenamento Graduale e Gestione del Recupero
Per gli sportivi, la prevenzione passa attraverso la programmazione dell’allenamento. Evitare incrementi improvvisi di intensità, volume o frequenza degli allenamenti (il classico errore del “troppo e troppo presto”). È fondamentale alternare i giorni di carico con adeguati giorni di recupero, utilizzare calzature idonee e sostituirle quando perdono la loro capacità ammortizzante, e variare le superfici di allenamento (alternando asfalto, terra battuta e prato).
Domande Frequenti (FAQ)
I tempi di guarigione biologica dell’osso sono lunghi. In media, la risoluzione completa di un edema della spongiosa ossea richiede dai 3 ai 6 mesi. In casi di edemi particolarmente estesi o associati a patologie degenerative, il processo può protrarsi fino a 9-12 mesi. Il rispetto dei tempi di scarico iniziale è il fattore che incide maggiormente sulla rapidità del recupero.
Assolutamente no, se si tratta di sport ad alto impatto (corsa, salti, calcio, tennis). Continuare a caricare un osso edematoso espone al rischio altissimo di sviluppare una frattura da stress o di aggravare la lesione. Sono invece consentiti, e spesso incoraggiati dal fisioterapista, sport in scarico totale come il nuoto o la cyclette (se il movimento non genera dolore), per mantenere il tono muscolare e la capacità cardiovascolare.
Sì, la magnetoterapia a campi elettromagnetici pulsati (CEMP) è considerata una delle terapie fisiche più efficaci e supportate dalla letteratura scientifica per questa condizione. Tuttavia, per ottenere risultati, deve essere eseguita rigorosamente ogni giorno, per un minimo di 6-8 ore consecutive (solitamente di notte), per almeno 30-45 giorni. Applicazioni di breve durata (es. 30 minuti in ambulatorio) risultano del tutto inefficaci per l’osso.
Sì, esiste questo rischio. Se l’edema è causato da un’ischemia (mancanza di afflusso sanguigno) e non viene diagnosticato o trattato tempestivamente con lo scarico dell’arto, l’aumento della pressione all’interno dell’osso può “strozzare” ulteriormente i vasi sanguigni. Questo porta alla morte delle cellule ossee (osteociti), configurando il quadro della necrosi avascolare, una condizione grave che spesso richiede l’intervento chirurgico (es. protesi articolare).
La frattura è un’interruzione della continuità dell’osso che coinvolge la corticale esterna ed è visibile tramite una normale radiografia. L’edema osseo, invece, è un accumulo di liquido infiammatorio e sangue all’interno dell’osso spugnoso, spesso accompagnato da microfratture delle trabecole interne, ma con la corticale esterna intatta. L’edema non si vede ai Raggi X, ma necessita di una Risonanza Magnetica per essere diagnosticato. Si può considerare l’edema da sovraccarico come lo stadio pre-clinico di una frattura da stress.
Approfondimenti
- Edema Osseo al Ginocchio: Cause, Diagnosi e Trattamento
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- Edema Osseo alla Spalla: Sintomi e Riabilitazione
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- Edema Osseo Subcondrale: Diagnosi e Trattamento
- Edema Osseo: Quanto Dura e Tempi di Guarigione
- Edema Osseo: Esercizi e Protocollo Riabilitativo
- Edema Osseo da Stress negli Atleti: Classificazione e Trattamento
- Magnetoterapia per Edema Osseo: Programma e Risultati
- Edema Osseo a Piede e Caviglia: Cura e Recupero
- Edema Osseo Vertebrale: Cause e Trattamento
- Edema Osseo: Tempi di Guarigione e Cosa Evitare
Domande Frequenti
Quanto tempo ci vuole per guarire da un edema osseo?
Il tempo di guarigione per un edema osseo è altamente variabile e dipende dalla causa sottostante, dalla sua estensione e dalla risposta individuale al trattamento. Un percorso riabilitativo strutturato, che include gestione del dolore, recupero progressivo del carico e rinforzo muscolare, è fondamentale per un recupero ottimale.
Posso continuare a fare sport con un edema osseo?
La continuazione dell’attività sportiva in presenza di edema osseo è generalmente sconsigliata, poiché il sovraccarico può aggravare la condizione e ritardare la guarigione. È fondamentale seguire le indicazioni mediche per un recupero graduale e protetto, reintroducendo l’attività fisica solo quando l’osso è sufficientemente guarito.
La magnetoterapia è davvero efficace per l’edema osseo?
La magnetoterapia rientra tra le terapie fisiche strumentali che possono essere considerate nel trattamento dell’edema osseo. La sua efficacia è supportata da alcuni studi per la stimolazione dei processi riparativi ossei e la riduzione dell’infiammazione. La scelta di questa terapia deve essere valutata dal medico specialista nell’ambito di un piano terapeutico personalizzato.
L’edema osseo può trasformarsi in necrosi?
Se non trattato adeguatamente, l’edema osseo, specialmente se di origine ischemica o vascolare, può rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di necrosi avascolare. La necrosi avascolare è una condizione grave in cui le cellule ossee muoiono a causa di un insufficiente apporto di sangue. Per questo motivo, una diagnosi precoce e un trattamento mirato sono cruciali per prevenire tali complicanze.
Come si cura l’edema osseo?
Il trattamento dell’edema osseo prevede un approccio multimodale che comprende il riposo funzionale con scarico articolare, la magnetoterapia CEMP (almeno 6-8 ore al giorno per 60 giorni), la terapia farmacologica con bifosfonati e vitamina D, e un programma riabilitativo progressivo. La scelta del protocollo dipende dalla causa sottostante e dalla sede della lesione.
Qual è la terapia per l’edema osseo?
La terapia per l’edema osseo si basa su tre pilastri fondamentali: la magnetoterapia pulsata ad alta intensità, che stimola la rigenerazione del tessuto osseo; il trattamento farmacologico con ibandronato o altri bifosfonati, che riducono il riassorbimento osseo; e la fisioterapia mirata con esercizi di mobilizzazione progressiva, rinforzo muscolare e rieducazione al carico graduale.
Quali sono i rimedi per l’edema osseo?
I rimedi per l’edema osseo comprendono sia interventi clinici sia accorgimenti pratici. Sul piano clinico, magnetoterapia e terapia farmacologica rappresentano il gold standard. Sul piano pratico, il riposo con arto in scarico, l’utilizzo di stampelle o tutori, l’integrazione di calcio e vitamina D, e l’eliminazione di attività ad alto impatto favoriscono il processo di guarigione. La crioterapia locale può alleviare il dolore nelle fasi acute.
Fonti e Riferimenti Scientifici
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