Glossario RMN: 161 Termini del Referto Spiegati in Parole Semplici [2026]

Segnale e intensità

Iperintensità di segnale

Nel referto: “iperintensità in T2”

Indica un’area che appare più chiara o brillante nelle immagini della risonanza magnetica. Questo segnale più intenso può indicare la presenza di liquidi, infiammazione o altre alterazioni dei tessuti. Il significato clinico dipende dalla sequenza utilizzata e dalla localizzazione anatomica.

Approfondisci: Edema osseo ›

Ipointensità di segnale

Nel referto: “ipointensità in T1 e T2”

Indica un’area che appare più scura nelle immagini della risonanza magnetica rispetto ai tessuti circostanti. Può rappresentare tessuto fibroso, calcificazioni, presenza di ferro o semplicemente aria. La valutazione del significato richiede l’analisi di tutte le sequenze insieme.

Sequenza T1

Nel referto: “nelle sequenze pesate in T1”

È un tipo specifico di acquisizione delle immagini di risonanza magnetica che fornisce ottime informazioni anatomiche. In questa sequenza il grasso appare chiaro e l’acqua scura, permettendo di distinguere bene le strutture anatomiche e identificare eventuali alterazioni dei tessuti.

Sequenza T2

Nel referto: “nelle sequenze pesate in T2”

È una modalità di acquisizione che rende molto evidenti i liquidi e l’edema, che appaiono chiari nelle immagini. Questa sequenza è particolarmente utile per identificare infiammazioni, versamenti articolari e alterazioni degenerative dei tessuti molli.

STIR

Nel referto: “iperintensità in T2 STIR”

È una sequenza che sopprime il segnale del grasso, rendendo più evidenti l’infiammazione e l’edema osseo. Viene utilizzata per identificare contusioni ossee, processi infiammatori e infiltrazioni di liquidi nei tessuti che potrebbero non essere visibili in altre sequenze.

Approfondisci: Edema osseo da stress ›

Segnale disomogeneo

Nel referto: “segnale disomogeneo del menisco”

Indica che un tessuto o una struttura non presenta un aspetto uniforme nelle immagini, ma mostra aree con intensità di segnale diverse. Questa disomogeneità può suggerire processi degenerativi, infiammatori o alterazioni della normale struttura tissutale.

Segnale nei limiti di norma

Nel referto: “segnale nei limiti di norma”

Significa che l’aspetto del tessuto o della struttura esaminata è normale e non presenta alterazioni significative. Il segnale appare omogeneo e con le caratteristiche tipiche di un tessuto sano della stessa tipologia.

Enhancement post-contrastografico

Nel referto: “enhancement post-contrastografico”

Indica l’aumento di intensità del segnale dopo l’iniezione del mezzo di contrasto. Questo fenomeno evidenzia aree con maggiore vascolarizzazione o processi infiammatori attivi, aiutando a caratterizzare meglio le lesioni e distinguere tessuti normali da quelli patologici.

Sequenza FLAIR

Nel referto: “nelle sequenze FLAIR”

È una tecnica che sopprime il segnale del liquido cerebrospinale, rendendo più evidenti le lesioni vicino agli spazi liquorali. Viene utilizzata principalmente per lo studio del sistema nervoso centrale e per identificare placche o lesioni che potrebbero essere mascherate dal liquido circostante.

Sequenza gradient echo

Nel referto: “nelle sequenze gradient echo”

È una tecnica di acquisizione rapida che è particolarmente sensibile alla presenza di prodotti di degradazione del sangue e depositi di ferro. Viene spesso utilizzata per identificare microemorragie o depositi di emosiderina nei tessuti.

Artefatto da movimento

Nel referto: “artefatti da movimento”

Rappresenta una distorsione delle immagini causata dal movimento del paziente durante l’acquisizione. Questi artefatti possono mascherare o simulare patologie, rendendo necessaria talvolta la ripetizione dell’esame per ottenere immagini diagnosticamente adeguate.

Mezzo di contrasto (gadolinio)

Nel referto: “con mezzo di contrasto”

È una sostanza iniettata per via endovenosa che migliora la qualità delle immagini di risonanza magnetica. Il gadolinio si accumula preferenzialmente in aree con maggiore vascolarizzazione o processi infiammatori, permettendo di evidenziare lesioni che potrebbero non essere visibili senza contrasto.

Densità protonica

Nel referto: “nelle sequenze a densità protonica”

È una sequenza che fornisce immagini basate principalmente sulla quantità di protoni presenti nei tessuti. Questa tecnica offre un buon contrasto tra diversi tessuti molli e viene spesso utilizzata per studiare la cartilagine articolare e altre strutture anatomiche.

Saturazione del grasso

Nel referto: “con saturazione del grasso”

È una tecnica che riduce o elimina il segnale proveniente dal tessuto adiposo nelle immagini. Questo permette di evidenziare meglio l’edema, l’infiammazione e le lesioni che potrebbero essere mascherate dal grasso circostante.

DWI (Diffusion Weighted Imaging)

Nel referto: “sequenze DWI”

È una sequenza che misura il movimento delle molecole d’acqua nei tessuti. Questa tecnica è particolarmente utile per identificare aree di ischemia acuta, processi infiammatori attivi e per caratterizzare alcune tipologie di lesioni in base alla loro cellularità.

Osso e midollo

Edema midollare

Nel referto: “edema della spongiosa ossea del condilo femorale”

L’edema midollare indica la presenza di liquidi in eccesso all’interno dell’osso, specificamente nel midollo osseo. Si manifesta quando l’osso subisce uno stress, un trauma o un’infiammazione. Questa condizione è visibile alla risonanza magnetica e spesso si associa a dolore locale, rappresentando una risposta naturale dell’osso a situazioni di sovraccarico o lesione.

Approfondisci: Edema osseo ›

Bone bruise

Nel referto: “quadro compatibile con bone bruise”

Il bone bruise, o contusione ossea, è una lesione dell’osso caratterizzata da microfratture e accumulo di liquidi nel tessuto osseo. Si verifica tipicamente dopo traumi o sollecitazioni eccessive e causa dolore profondo che può persistere per settimane. Rappresenta una condizione intermedia tra la semplice contusione dei tessuti molli e la frattura vera e propria.

Sclerosi subcondrale

Nel referto: “sclerosi dell’osso subcondrale”

La sclerosi subcondrale è un ispessimento e indurimento dell’osso situato immediatamente sotto la cartilagine articolare. Si sviluppa come risposta dell’organismo all’aumentato carico meccanico sull’articolazione, spesso nel contesto dell’artrosi. Questo processo rappresenta un tentativo dell’osso di adattarsi alle sollecitazioni eccessive, ma può contribuire alla rigidità articolare.

Approfondisci: Edema osseo subcondrale ›

Osteofita / Osteofitosi

Nel referto: “osteofitosi marginale del piatto tibiale”

Gli osteofiti sono piccole escrescenze ossee che si formano ai margini delle articolazioni come risposta all’usura della cartilagine. Rappresentano un tentativo dell’organismo di stabilizzare l’articolazione danneggiata distribuendo meglio i carichi. L’osteofitosi è il processo di formazione di questi speroni ossei, tipico dell’artrosi, e può causare limitazione del movimento e dolore.

Geode / Cisti subcondrale

Nel referto: “formazione geodica subcondrale”

Le geodi o cisti subcondrali sono cavità piene di liquido che si formano nell’osso sotto la cartilagine articolare. Si sviluppano quando il liquido sinoviale penetra attraverso le fessure della cartilagine danneggiata, creando queste sacche nell’osso sottostante. Sono caratteristiche dell’artrosi avanzata e contribuiscono al dolore e alla disfunzione articolare.

Frattura da stress

Nel referto: “linea di frattura da stress”

La frattura da stress è una piccola crepa nell’osso causata da sollecitazioni ripetitive nel tempo piuttosto che da un singolo trauma. Si verifica quando l’osso non riesce ad adattarsi abbastanza velocemente alle sollecitazioni continue, superando la sua capacità di riparazione. È comune negli atleti e nelle persone che svolgono attività ripetitive, causando dolore graduale che peggiora con l’attività.

Approfondisci: Edema osseo da stress ›

Osteonecrosi

Nel referto: “osteonecrosi della testa femorale”

L’osteonecrosi è la morte del tessuto osseo dovuta a un’interruzione dell’apporto di sangue. Senza un’adeguata circolazione, le cellule ossee muoiono e l’osso può collassare. Può essere causata da traumi, farmaci, alcol o altre condizioni mediche. Il processo causa dolore intenso e può portare al collasso della superficie articolare se non trattato tempestivamente.

Osteoporosi transitoria

Nel referto: “osteoporosi transitoria dell’anca”

L’osteoporosi transitoria è una condizione temporanea caratterizzata da perdita di densità ossea localizzata, spesso a livello dell’anca. Si manifesta con dolore intenso e limitazione funzionale, ma tende a risolversi spontaneamente nel giro di alcuni mesi. Le cause non sono completamente chiarite, ma può essere associata a gravidanza, immobilizzazione prolungata o fattori vascolari.

Callo osseo

Nel referto: “presenza di callo osseo”

Il callo osseo è il tessuto che si forma durante il processo di guarigione di una frattura. Rappresenta la risposta riparativa naturale dell’organismo, inizialmente composto da tessuto fibroso e cartilagineo che gradualmente si trasforma in osso maturo. Il callo stabilizza la frattura durante la guarigione e successivamente viene rimodellato per ripristinare la forma e la funzione originali dell’osso.

Isola di osso compatto

Nel referto: “isola di osso compatto”

Un’isola di osso compatto è un’area di tessuto osseo più denso del normale, circondata da osso di densità normale. Si tratta di una variante anatomica benigna che può essere presente dalla nascita o svilupparsi nel tempo. Non causa sintomi e non richiede trattamento, ma può essere identificata nelle radiografie come un’area di maggiore opacità.

Infrazione ossea

Nel referto: “infrazione della corticale”

L’infrazione ossea è una frattura incompleta in cui l’osso presenta una crepa o una fessura senza una separazione completa dei frammenti. È più comune nei bambini, dove l’osso è più flessibile, ma può verificarsi anche negli adulti. Causa dolore e richiede immobilizzazione per guarire, anche se i tempi di recupero sono generalmente più brevi rispetto alle fratture complete.

Rimaneggiamento osseo

Nel referto: “rimaneggiamento strutturale”

Il rimaneggiamento osseo è il processo naturale e continuo di rinnovamento del tessuto osseo, in cui l’osso vecchio viene rimosso e sostituito con osso nuovo. Questo processo si intensifica in risposta a traumi, sollecitazioni meccaniche o cambiamenti patologici. Il rimaneggiamento permette all’osso di adattarsi alle esigenze funzionali e di riparare i microdanni che si accumulano nel tempo.

Demineralizzazione

Nel referto: “demineralizzazione diffusa”

La demineralizzazione è la perdita di minerali, principalmente calcio e fosforo, dal tessuto osseo. Questo processo rende l’osso meno denso e più fragile, aumentando il rischio di fratture. Può essere causata da disuse, immobilizzazione prolungata, squilibri ormonali o carenze nutrizionali. La demineralizzazione è visibile nelle radiografie come una diminuzione dell’opacità ossea.

Cartilagine

Condropatia / Condromalacia

Nel referto: “condropatia femoro-rotulea grado II”

La condropatia indica un danno o deterioramento della cartilagine articolare, il tessuto liscio che riveste le superfici delle ossa nelle articolazioni. La condromalacia è un tipo specifico di condropatia caratterizzata da rammollimento della cartilagine. Questi termini indicano che la cartilagine non è più perfettamente integra e può causare dolore e limitazioni nei movimenti.

Irregolarità del profilo condrale

Nel referto: “irregolarità del profilo condrale”

Il profilo condrale è la superficie della cartilagine articolare, che normalmente dovrebbe essere liscia e uniforme. Quando si parla di irregolarità significa che questa superficie presenta delle alterazioni, come piccole sporgenze o depressioni. Queste irregolarità possono causare attrito durante il movimento dell’articolazione e generare sintomi come dolore o rigidità.

Assottigliamento cartilagineo

Nel referto: “assottigliamento dello spazio articolare”

L’assottigliamento cartilagineo indica che lo spessore della cartilagine articolare è diminuito rispetto ai valori normali. La cartilagine si consuma gradualmente, diventando più sottile a causa dell’usura, dell’età o di processi degenerativi. Questo fenomeno può comportare una minore capacità di ammortizzazione durante i movimenti e può essere associato a dolore articolare.

Lesione condrale a tutto spessore

Nel referto: “lesione condrale a tutto spessore”

Una lesione condrale a tutto spessore è un danno che attraversa completamente lo spessore della cartilagine, dalla superficie fino all’osso sottostante. Questo tipo di lesione è considerato grave perché espone l’osso subcondrale e compromette significativamente la funzione protettiva della cartilagine. Può causare dolore intenso e limitazioni funzionali importanti.

Flap condrale

Nel referto: “flap condrale sollevato”

Un flap condrale è un lembo di cartilagine parzialmente staccato dalla sua sede naturale, che rimane attaccato solo da una parte. Questo frammento cartilagineo può muoversi durante i movimenti articolari, causando blocchi meccanici, scatti o dolore. Il flap può interferire con il normale scorrimento delle superfici articolari.

Fissurazioni della cartilagine

Nel referto: “fissurazioni del rivestimento condrale”

Le fissurazioni sono piccole crepe o spaccature che si formano nella cartilagine articolare, simili alle crepe che possono apparire su una superficie secca. Queste lesioni possono essere superficiali o più profonde e rappresentano spesso i primi segni di deterioramento cartilagineo. Nel tempo, le fissurazioni possono allargarsi e peggiorare se non adeguatamente gestite.

Corpo libero endoarticolare

Nel referto: “corpo libero endoarticolare”

Un corpo libero endoarticolare è un frammento di cartilagine, osso o tessuto che si è staccato e galleggia liberamente all’interno dello spazio articolare. Questi frammenti possono causare blocchi improvvisi dell’articolazione, dolore acuto e limitazioni nei movimenti. La presenza di corpi liberi può richiedere un intervento per rimuoverli e ripristinare la normale funzione articolare.

Edema subcondrale

Nel referto: “edema dell’osso subcondrale”

L’edema subcondrale è un accumulo di liquidi nell’osso che si trova immediatamente sotto la cartilagine articolare. Questo gonfiore osseo è visibile nelle immagini di risonanza magnetica e indica una sofferenza dell’osso subcondrale, spesso associata a sovraccarico o processi degenerativi. L’edema può essere una fonte di dolore profundo e persistente.

Approfondisci: Edema osseo subcondrale ›

Menisco

Lesione meniscale

Nel referto: “lesione del corno posteriore del menisco mediale”

Il menisco è una struttura cartilaginea a forma di C che funge da ammortizzatore nel ginocchio. Una lesione meniscale indica che questo tessuto presenta una rottura o un danno, spesso causato da movimenti di torsione o dall’usura nel tempo. La lesione può provocare dolore, gonfiore e limitazione del movimento del ginocchio.

Gradi di Stoller (I, II, III)

Nel referto: “alterazione di segnale grado II secondo Stoller”

La classificazione di Stoller divide le lesioni meniscali in tre gradi di gravità. Il Grado I rappresenta un’alterazione minima del segnale interno, il Grado II indica alterazioni più estese ma senza rottura completa, mentre il Grado III identifica una lesione che attraversa completamente il menisco. Questa classificazione aiuta a determinare l’approccio terapeutico più appropriato.

Alterazione intrameniscale

Nel referto: “alterazione di segnale intrameniscale grado II”

Questo termine indica cambiamenti nella struttura interna del menisco visibili alla risonanza magnetica. Spesso rappresenta le fasi iniziali di degenerazione del tessuto meniscale, caratterizzate da modificazioni del segnale che precedono la formazione di vere e proprie rotture. Può essere legata all’invecchiamento naturale del tessuto o a microtraumi ripetuti.

Estrusione meniscale

Nel referto: “estrusione del menisco mediale”

L’estrusione si verifica quando una porzione del menisco fuoriesce dalla sua sede normale, spostandosi oltre il margine della tibia. Questo spostamento riduce l’efficacia del menisco nel distribuire i carichi articolari e può accelerare l’usura della cartilagine. È spesso associata a lesioni degenerative o rotture estese del menisco.

Meniscosi

Nel referto: “meniscosi degenerativa”

La meniscosi indica un processo degenerativo del menisco caratterizzato da alterazioni della struttura tissutale dovute all’invecchiamento o all’usura. Si manifesta con ispessimento, perdita di elasticità e modificazioni del segnale alla risonanza magnetica. È un processo graduale che può predisporre alla formazione di lesioni vere e proprie.

Lesione a manico di secchio

Nel referto: “lesione a manico di secchio”

Questa lesione presenta una rottura longitudinale del menisco in cui un frammento si solleva e si sposta verso il centro dell’articolazione, ricordando la forma del manico di un secchio. Il frammento mobile può causare blocchi articolari improvvisi e limitare significativamente il movimento del ginocchio. Spesso richiede un intervento chirurgico per rimuovere o riparare il frammento.

Lesione radiale

Nel referto: “lesione radiale del corno posteriore”

La lesione radiale è una rottura che si estende perpendicolarmente alle fibre del menisco, partendo dal margine interno verso l’esterno. Questo tipo di lesione compromette la capacità del menisco di distribuire i carichi articolari poiché interrompe la continuità delle fibre circolari. È particolarmente comune nel menisco mediale e può causare instabilità della struttura meniscale.

Cisti parameniscale

Nel referto: “cisti parameniscale laterale”

La cisti parameniscale è una raccolta di liquido che si forma vicino al menisco, spesso in comunicazione con una lesione meniscale. Il liquido articolare fuoriesce attraverso la rottura e si accumula nei tessuti circostanti, formando una cisti. Può manifestarsi come un rigonfiamento palpabile e causare dolore locale.

Menisco discoide

Nel referto: “menisco laterale discoide”

Il menisco discoide è una variante anatomica congenita in cui il menisco presenta una forma più ampia e spessa del normale, simile a un disco anziché a una C. Questa conformazione anomala può predisporre a lesioni precoci e causare sintomi come scatto articolare o dolore. È più comune nel menisco laterale rispetto a quello mediale.

Root tear

Nel referto: “root tear del menisco mediale”

La root tear è una lesione che coinvolge l’inserzione del menisco sull’osso, dove le fibre meniscali si ancorano alla tibia. Questa rottura compromette gravemente la stabilità del menisco, causando spesso estrusione e perdita della funzione ammortizzante. È più frequente nella zona posteriore del menisco mediale e può accelerare significativamente l’artrosi del ginocchio.

Legamenti

Lesione del LCA

Nel referto: “soluzione di continuità del LCA”

Il legamento crociato anteriore (LCA) è una struttura che stabilizza il ginocchio impedendo alla tibia di scivolare in avanti rispetto al femore. Quando si parla di lesione del LCA, significa che questo legamento si è danneggiato, spesso a causa di movimenti rotatori improvvisi o traumi sportivi. La lesione può essere parziale o completa e comporta instabilità del ginocchio, soprattutto nei cambi di direzione.

Lesione del LCP

Nel referto: “distensione del LCP”

Il legamento crociato posteriore (LCP) impedisce alla tibia di scivolare all’indietro rispetto al femore, stabilizzando il ginocchio nella parte posteriore. Una lesione del LCP si verifica spesso per traumi diretti sulla parte anteriore della tibia o per cadute sul ginocchio flesso. Questo tipo di lesione è meno frequente rispetto a quella del LCA ma può causare dolore e instabilità posteriore del ginocchio.

Distensione legamentosa

Nel referto: “distensione del collaterale mediale”

La distensione legamentosa indica uno stiramento delle fibre del legamento oltre i limiti normali, senza però arrivare alla rottura completa. Si tratta di un trauma di grado lieve-moderato che causa dolore e gonfiore nella zona interessata. Il legamento mantiene ancora una certa continuità strutturale ma risulta indebolito e può dare sensazione di instabilità.

Ispessimento legamentoso

Nel referto: “ispessimento del legamento”

L’ispessimento legamentoso è un aumento dello spessore del legamento rispetto alle dimensioni normali, visibile agli esami diagnostici. Questo cambiamento può essere conseguenza di processi infiammatori cronici, microtraumi ripetuti o tentativi di guarigione dopo lesioni precedenti. L’ispessimento rappresenta spesso una risposta riparativa del tessuto che cerca di rafforzarsi.

Lassità legamentosa

Nel referto: “segni di lassità del LCA”

La lassità legamentosa indica un allentamento o rilassamento del legamento, che perde la sua normale tensione e capacità di stabilizzazione. Può essere conseguenza di traumi, stiramenti ripetuti o caratteristiche costituzionali individuali. La lassità comporta una maggiore mobilità articolare ma anche una minore stabilità, aumentando il rischio di sublussazioni o movimenti anomali dell’articolazione.

Lesione parziale

Nel referto: “lesione parziale con fibre residue integre”

Una lesione parziale significa che il tessuto (legamento, tendine o muscolo) è danneggiato ma non completamente interrotto. Parte delle fibre rimane integra, mantenendo una certa continuità strutturale e funzionale. Questo tipo di lesione presenta sintomi meno severi rispetto a una rottura completa e generalmente ha tempi di guarigione più rapidi, pur richiedendo comunque un trattamento adeguato.

Pivot shift osseo

Nel referto: “bone bruise condilo laterale + piatto tibiale posteriore”

Il pivot shift osseo è un fenomeno di instabilità del ginocchio che si verifica quando il legamento crociato anteriore è lesionato. Durante certi movimenti, la tibia ruota e scivola in modo anomalo rispetto al femore, creando una sensazione di ‘scatto’ o cedimento del ginocchio. Questo movimento patologico è particolarmente evidente nei cambi di direzione e rappresenta un segno clinico importante di instabilità anteriore del ginocchio.

Tendini

Tendinopatia / Tendinosi

Nel referto: “tendinopatia inserzionale”

La tendinopatia indica una sofferenza del tendine che può manifestarsi con dolore e limitazione funzionale. La tendinosi è una forma specifica caratterizzata da alterazioni degenerative della struttura tendinea, spesso dovute a sovraccarico ripetuto o invecchiamento dei tessuti. Queste condizioni sono molto comuni e nella maggior parte dei casi rispondono bene al trattamento conservativo.

Approfondisci: Tendinite tibiale posteriore ›

Rottura parziale

Nel referto: “rottura parziale del sovraspinato”

Una rottura parziale indica che il tendine è danneggiato ma mantiene ancora una parte della sua continuità strutturale. Significa che alcune fibre tendinee si sono lacerate mentre altre rimangono integre. Questa condizione può causare dolore e debolezza, ma il tendine conserva ancora una parte della sua funzione e capacità di guarigione.

Rottura a tutto spessore

Nel referto: “rottura a tutto spessore”

Una rottura a tutto spessore indica che il tendine è completamente interrotto in tutta la sua larghezza. Questo tipo di lesione comporta una perdita completa della continuità tendinea in quel punto, compromettendo significativamente la funzione del muscolo associato. La gravità e le opzioni terapeutiche dipendono dalle dimensioni e dalla localizzazione della rottura.

Calcificazione tendinea

Nel referto: “calcificazione del sovraspinato”

La calcificazione tendinea è la presenza di depositi di calcio all’interno del tessuto tendineo, visibili come aree più dense nelle immagini diagnostiche. Questi depositi possono formarsi come conseguenza di processi infiammatori cronici o alterazioni del metabolismo locale. Le calcificazioni possono essere asintomatiche o causare dolore e limitazione funzionale, specialmente durante determinati movimenti.

Tenosinovite

Nel referto: “tenosinovite dei flessori”

La tenosinovite è l’infiammazione della guaina sinoviale che avvolge alcuni tendini, particolarmente quelli che scorrono in canali ossei o fibrosi. Questa condizione provoca gonfiore, dolore e spesso una sensazione di scrocchio durante il movimento. È frequentemente causata da movimenti ripetitivi o sovraccarico funzionale e tende a rispondere bene al trattamento antinfiammatorio.

Entesopatia

Nel referto: “entesopatia inserzionale del rotuleo”

L’entesopatia è una condizione che colpisce l’entesi, ovvero il punto di inserzione del tendine sull’osso. Si manifesta con infiammazione e talvolta calcificazioni in questa zona di transizione tra tessuto molle e tessuto osseo. È una condizione comune negli sportivi e nelle persone che svolgono attività fisiche ripetitive, causando dolore localizzato nel punto di inserzione tendinea.

Peritendinite

Nel referto: “peritendinite del tendine d’Achille”

La peritendinite è l’infiammazione del tessuto connettivo che circonda il tendine, chiamato peritenonio. Questa condizione causa dolore e gonfiore attorno al tendine, spesso accompagnati da una sensazione di crepitio durante il movimento. È frequentemente associata a sovraccarico funzionale e tende a manifestarsi nelle zone dove il tendine è più superficiale e mobile.

Retrazione tendinea

Nel referto: “retrazione del moncone di 2 cm”

La retrazione tendinea indica un accorciamento permanente del tendine che limita l’escursione articolare normale. Può svilupparsi come conseguenza di immobilizzazione prolungata, infiammazione cronica o processi cicatriziali. Questa condizione comporta una riduzione della flessibilità e può compromettere la funzione articolare, richiedendo spesso un approccio terapeutico specifico per il recupero dell’elasticità.

Ispessimento tendineo

Nel referto: “ispessimento fusiforme”

L’ispessimento tendineo indica un aumento del volume del tendine rispetto alle sue dimensioni normali. Può essere causato da processi infiammatori, edema, proliferazione del tessuto connettivo o alterazioni degenerative. Questo cambiamento strutturale è spesso visibile nelle immagini diagnostiche e può associarsi a dolore e limitazione funzionale.

Degenerazione mucoide

Nel referto: “degenerazione mucoide del tendine”

La degenerazione mucoide è un processo patologico caratterizzato dall’accumulo di sostanze mucose all’interno del tessuto tendineo. Rappresenta una forma di alterazione degenerativa che compromette la normale struttura e funzione del tendine. Questo processo è spesso associato all’invecchiamento tissutale o a sollecitazioni meccaniche croniche e può predisporre a rotture tendinee.

Versamenti e liquidi

Versamento articolare

Nel referto: “versamento in sede sovrarotulea”

Il versamento articolare è un accumulo eccessivo di liquido all’interno di un’articolazione. Questo liquido può essere di diversa natura (sieroso, infiammatorio o ematico) e causa gonfiore, rigidità e talvolta dolore. Compare spesso dopo traumi, processi infiammatori o degenerativi come l’artrosi.

Borsite

Nel referto: “borsite sottoacromiale”

La borsite è l’infiammazione di una borsa sinoviale, piccole sacche piene di liquido che fungono da cuscinetto tra ossa, tendini e muscoli. Quando si infiammano, causano dolore localizzato, gonfiore e limitazione del movimento. Spesso deriva da movimenti ripetitivi, traumi diretti o sovraccarico dell’articolazione.

Cisti di Baker

Nel referto: “cisti di Baker nel cavo popliteo”

La cisti di Baker è una raccolta di liquido sinoviale che si forma nella parte posteriore del ginocchio, tra i muscoli del polpaccio. Appare come un rigonfiamento dietro il ginocchio e può causare tensione o fastidio, specialmente durante i movimenti di flessione. Spesso è conseguenza di altri problemi articolari del ginocchio.

Sinovite

Nel referto: “ispessimento sinoviale con enhancement”

La sinovite è l’infiammazione della membrana sinoviale, il tessuto che riveste internamente le articolazioni e produce il liquido lubrificante. Quando infiammata, questa membrana produce liquido in eccesso causando gonfiore articolare, dolore e rigidità. Può essere causata da traumi, infezioni, malattie autoimmuni o usura articolare.

Idrarto

Nel referto: “idrarto moderato”

L’idrarto indica la presenza di liquido sieroso (trasparente e povero di proteine) all’interno di un’articolazione. È una forma specifica di versamento articolare caratterizzata da accumulo di liquido chiaro e non infiammatorio. Spesso si manifesta in seguito a traumi lievi o disturbi della circolazione del liquido sinoviale.

Emartro

Nel referto: “emartro post-traumatico”

L’emartro è la presenza di sangue all’interno di un’articolazione, che le conferisce un aspetto gonfio e teso. Si verifica tipicamente dopo traumi significativi che causano rotture di vasi sanguigni, lesioni di legamenti, menischi o altre strutture articolari. Richiede particolare attenzione per prevenire complicazioni e rigidità articolare.

Ganglion / Cisti sinoviale

Nel referto: “cisti gangliare periarticolare”

Il ganglion o cisti sinoviale è una formazione cistica benigna contenente liquido gelatinoso, che si sviluppa vicino ad articolazioni o guaine tendinee. Appare come un nodulo mobile sotto la pelle, spesso sul polso o sulla mano. Può causare fastidio estetico o funzionale se comprime strutture vicine, ma non è pericoloso.

Ipertrofia sinoviale

Nel referto: “ipertrofia del panno sinoviale”

L’ipertrofia sinoviale è l’ispessimento anomalo della membrana che riveste l’interno delle articolazioni. Questo ispessimento può causare rigidità articolare, dolore e limitazione dei movimenti. Si sviluppa spesso in risposta a processi infiammatori cronici, traumi ripetuti o malattie degenerative come l’artrite.

Plica sinoviale

Nel referto: “plica mediale ispessita”

La plica sinoviale è una piega della membrana sinoviale che normalmente è presente in alcune articolazioni, specialmente nel ginocchio. Quando si ispessisce o si infiamma, può causare dolore, scricchiolii e sensazione di blocco articolare. Il problema sorge quando questa struttura normale diventa sintomatica a causa di traumi o movimenti ripetitivi.

Colonna vertebrale

Discopatia degenerativa

Nel referto: “discopatia degenerativa L4-L5”

La discopatia degenerativa indica un processo naturale di invecchiamento dei dischi intervertebrali, le strutture che fungono da ammortizzatori tra le vertebre. Con il tempo, questi dischi perdono elasticità e altezza, diventando meno efficaci nel loro ruolo di cuscinetti. Questo processo è molto comune e spesso non causa sintomi significativi.

Approfondisci: Spondilolistesi L5-S1 ›

Protrusione discale

Nel referto: “protrusione posteriore mediana L5-S1”

La protrusione discale si verifica quando il disco intervertebrale si deforma sporgendo oltre il suo spazio normale, ma senza rompersi completamente. È come un pneumatico che si gonfia in un punto specifico ma mantiene ancora la sua struttura intatta. Questa condizione può causare dolore se la sporgenza comprime le strutture nervose vicine.

Ernia discale

Nel referto: “ernia estrusa L4-L5 paramediana destra”

L’ernia discale si forma quando il materiale interno del disco intervertebrale fuoriesce attraverso una rottura del rivestimento esterno. È simile al ripieno di una ciambella che esce quando la pasta si rompe. Questo materiale fuoriuscito può comprimere i nervi spinali causando dolore, formicolio o debolezza lungo il percorso del nervo interessato.

Ernia sequestrata

Nel referto: “ernia discale sequestrata”

L’ernia sequestrata rappresenta la forma più grave di ernia discale, dove un frammento del disco si stacca completamente dalla sede originaria rimanendo libero nel canale spinale. Questo frammento può muoversi e comprimere significativamente le strutture nervose. Nonostante sembri preoccupante, spesso il corpo riesce a riassorbirlo naturalmente nel tempo.

Stenosi del canale

Nel referto: “stenosi del canale vertebrale L3-L4”

La stenosi del canale indica un restringimento dello spazio all’interno della colonna vertebrale dove passa il midollo spinale. Questo restringimento può essere causato da ispessimento dei legamenti, crescita ossea eccessiva o protrusioni discali. La riduzione dello spazio disponibile può comprimere il midollo spinale e i nervi, causando dolore e sintomi neurologici.

Spondilolistesi

Nel referto: “spondilolistesi grado I L5 su S1”

La spondilolistesi si verifica quando una vertebra scivola in avanti rispetto a quella sottostante, perdendo il normale allineamento della colonna. Questo scivolamento può essere causato da usura, fratture da stress o difetti congeniti. Il grado di scivolamento viene classificato da lieve a grave e può causare dolore o compressione nervosa.

Approfondisci: Esercizi spondilolistesi ›

Alterazioni di Modic (tipo I, II, III)

Nel referto: “alterazioni di Modic tipo I”

Le alterazioni di Modic sono cambiamenti nella struttura ossea delle vertebre visibili alla risonanza magnetica. Il tipo I indica infiammazione attiva, il tipo II rappresenta sostituzione del midollo osseo con grasso, mentre il tipo III mostra sclerosi ossea. Questi cambiamenti riflettono la risposta dell’osso al deterioramento del disco sovrastante e possono essere associati a dolore lombare.

Bulging discale

Nel referto: “bulging discale diffuso L3-L4”

Il bulging discale è una deformazione diffusa del disco intervertebrale che sporge uniformemente oltre i margini vertebrali, come un pneumatico che si allarga quando si sgonfia leggermente. A differenza della protrusione, il bulging interessa tutto il perimetro del disco. Spesso è un segno di normale invecchiamento e può non causare sintomi.

Stenosi foraminale

Nel referto: “stenosi del forame L4-L5”

La stenosi foraminale è il restringimento dei forami intervertebrali, piccoli canali attraverso cui i nervi spinali escono dalla colonna vertebrale. Questo restringimento può comprimere le radici nervose causando dolore, formicolio o debolezza che si irradia lungo il percorso del nervo interessato. È spesso causata da artrosi, ispessimento dei legamenti o protrusioni discali.

Disidratazione discale

Nel referto: “disidratazione discale”

La disidratazione discale indica la perdita di contenuto di acqua nel disco intervertebrale, che normalmente è composto per circa l’80% da acqua. Questa perdita di idratazione è un processo naturale dell’invecchiamento che rende il disco meno elastico e più sottile. È visibile alla risonanza magnetica come un cambiamento di intensità del segnale del disco.

Spondilolisi

Nel referto: “spondilolisi bilaterale L5”

La spondilolisi è una frattura o un difetto nella parte posteriore della vertebra, specificamente nell’istmo vertebrale. Spesso si sviluppa durante l’infanzia o l’adolescenza a causa di stress ripetuti sulla colonna vertebrale. Molte persone con spondilolisi non avvertono sintomi, ma in alcuni casi può causare dolore lombare o portare alla spondilolistesi.

Sacco durale

Nel referto: “impronta sul sacco durale”

Il sacco durale è una membrana protettiva che avvolge il midollo spinale e le radici nervose all’interno del canale vertebrale. Contiene il liquido cerebrospinale che nutre e protegge le strutture nervose. Nei referti viene menzionato quando subisce compressioni da parte di ernie, stenosi o altre alterazioni strutturali della colonna vertebrale.

Artrosi delle faccette

Nel referto: “artrosi faccette articolari L4-L5”

L’artrosi delle faccette articolari è il deterioramento delle piccole articolazioni che collegano le vertebre tra loro nella parte posteriore della colonna. Queste articolazioni permettono i movimenti di flessione, estensione e rotazione della schiena. Con l’invecchiamento, la cartilagine si consuma causando dolore, rigidità e possibile formazione di osteofiti (becchi ossei).

Ernia di Schmorl

Nel referto: “ernia di Schmorl del piatto L1”

L’ernia di Schmorl si verifica quando il materiale del disco intervertebrale penetra attraverso la placca vertebrale nel corpo della vertebra sovrastante o sottostante. È diversa dall’ernia discale classica perché il materiale si sposta verticalmente invece che orizzontalmente. Spesso è asintomatica e viene scoperta casualmente durante esami di imaging.

Radicolopatia

Nel referto: “compressione radicolare L4”

La radicolopatia indica un disturbo che colpisce le radici nervose spinali, causando dolore, formicolio, intorpidimento o debolezza lungo il percorso del nervo interessato. Può essere causata da compressione, irritazione o infiammazione delle radici nervose dovuta a ernie discali, stenosi o altre alterazioni spinali. I sintomi si manifestano tipicamente in un braccio o una gamba, seguendo la distribuzione anatomica del nervo coinvolto.

Spalla

Lesione della cuffia dei rotatori

Nel referto: “lesione parziale bursale del sovraspinato”

La cuffia dei rotatori è un gruppo di quattro muscoli che stabilizzano la spalla e permettono i movimenti del braccio. Una lesione può essere parziale o completa e causa dolore, debolezza e limitazione dei movimenti. Spesso si verifica per usura nel tempo o per traumi acuti.

Impingement subacromiale

Nel referto: “conflitto subacromiale”

Si tratta di una condizione dove i tendini della cuffia dei rotatori vengono compressi nello spazio sotto l’acromion (parte della scapola). Questo schiacciamento causa infiammazione, dolore e difficoltà nell’alzare il braccio sopra la testa. È una delle cause più comuni di dolore alla spalla.

Lesione SLAP

Nel referto: “lesione SLAP tipo II”

SLAP significa lesione del labbro glenoideo superiore, una struttura fibrocartilaginea che stabilizza l’articolazione della spalla. Questa lesione coinvolge anche l’attacco del tendine del bicipite e causa dolore profondo nella spalla, specialmente durante movimenti sopra la testa.

Capsulite adesiva

Nel referto: “ispessimento capsulare”

Conosciuta anche come ‘spalla congelata’, è una condizione caratterizzata da rigidità e dolore progressivi della spalla. La capsula articolare si ispessisce e si contrae, limitando significativamente il movimento. Spesso si sviluppa gradualmente e può durare mesi o anni.

Lesione di Bankart

Nel referto: “lesione Bankart antero-inferiore”

È una lesione del labbro glenoideo anteriore che si verifica tipicamente durante una lussazione anteriore della spalla. Questa struttura aiuta a mantenere stabile l’articolazione e quando è danneggiata può causare instabilità ricorrente della spalla.

Lesione di Hill-Sachs

Nel referto: “difetto Hill-Sachs”

È una depressione o frattura della testa dell’omero che si forma quando l’osso del braccio urta contro il bordo della cavità glenoidea durante una lussazione. Questa lesione può contribuire all’instabilità della spalla e aumentare il rischio di nuove lussazioni.

Borsite subacromiale

Nel referto: “borsite subacromiale con versamento”

È l’infiammazione della borsa sinoviale situata sotto l’acromion, una piccola sacca piena di liquido che riduce l’attrito tra i tendini e l’osso. L’infiammazione causa dolore, gonfiore e limitazione del movimento, specialmente quando si alza il braccio lateralmente.

Tendinopatia del sovraspinato

Nel referto: “tendinopatia del sovraspinato”

Il sovraspinato è uno dei quattro muscoli della cuffia dei rotatori che inizia il movimento di abduzione del braccio. La tendinopatia indica un processo degenerativo del tendine che causa dolore, debolezza e difficoltà nell’alzare il braccio, specialmente nei primi gradi di movimento.

Tendinopatia del capo lungo del bicipite

Nel referto: “ispessimento CLB”

Il capo lungo del bicipite è un tendine che passa attraverso l’articolazione della spalla e aiuta nella stabilizzazione. La tendinopatia causa dolore nella parte anteriore della spalla che può irradiarsi verso il braccio, spesso peggiorato dai movimenti sopra la testa.

Anca

Conflitto femoro-acetabolare FAI

Nel referto: “FAI tipo CAM”

Il conflitto femoro-acetabolare è una condizione in cui la testa del femore e l’acetabolo dell’anca non combaciano perfettamente, creando attrito durante i movimenti. Questo attrito anomalo può causare dolore all’inguine e limitazione nei movimenti, specialmente durante la flessione dell’anca. Nel tempo, se non trattato, può portare a usura della cartilagine e del labbro acetabolare.

Lesione del labbro acetabolare

Nel referto: “lesione labbro superiore”

Il labbro acetabolare è una struttura fibrocartilaginea a forma di anello che circonda l’acetabolo dell’anca, aumentandone la stabilità. Quando questa struttura si lesiona, spesso a causa di traumi o movimenti ripetitivi, può causare dolore profondo all’inguine, sensazione di blocco articolare e instabilità dell’anca. Le lesioni del labbro sono spesso associate al conflitto femoro-acetabolare.

Coxartrosi

Nel referto: “coxartrosi bilaterale”

La coxartrosi è l’artrosi dell’articolazione dell’anca, caratterizzata dal progressivo consumo della cartilagine che riveste la testa del femore e l’acetabolo. Questa condizione provoca dolore, rigidità articolare e limitazione funzionale che peggiora gradualmente nel tempo. È più comune negli anziani ma può manifestarsi anche in età più giovane a seguito di traumi o malformazioni congenite.

Necrosi avascolare testa femorale

Nel referto: “necrosi avascolare testa femorale”

La necrosi avascolare della testa femorale è una condizione grave in cui il tessuto osseo della testa del femore muore a causa di un insufficiente apporto di sangue. Questa mancanza di vascolarizzazione porta alla morte delle cellule ossee, causando dolore intenso all’anca e limitazione funzionale. Se non trattata tempestivamente, può portare al collasso della testa femorale e alla necessità di intervento chirurgico.

Borsite trocanterica

Nel referto: “borsite del grande trocantere”

La borsite trocanterica è l’infiammazione delle borse sinoviali situate nella regione del grande trocantere, la prominenza ossea laterale del femore. Questa condizione causa dolore localizzato nella parte esterna dell’anca che può irradiarsi lungo la coscia, spesso peggiorando durante la notte quando si dorme sul lato interessato. È frequentemente causata da movimenti ripetitivi, sovraccarico o squilibri muscolari.

Sindrome del piriforme

Nel referto: “anomalie del muscolo piriforme”

La sindrome del piriforme è una condizione in cui il muscolo piriforme, situato in profondità nella regione glutea, si contrae o si infiamma comprimendo il nervo sciatico. Questa compressione causa dolore profondo nel gluteo che può irradiarsi lungo la gamba posteriore, simulando una sciatica. I sintomi possono peggiorare stando seduti a lungo o durante specifici movimenti dell’anca.

Tendinopatia glutea

Nel referto: “tendinopatia del medio gluteo”

La tendinopatia glutea è una condizione degenerativa che colpisce i tendini dei muscoli glutei, principalmente il medio e il piccolo gluteo, nella loro inserzione sul grande trocantere. Questa patologia causa dolore laterale all’anca che può irradiarsi lungo la coscia, spesso aggravato dal camminare, salire le scale o dormire sul lato interessato. È più comune nelle donne di mezza età e negli atleti che praticano sport con movimenti ripetitivi dell’anca.

Pubalgia / Osteite pubica

Nel referto: “edema sinfisi pubica”

La pubalgia o osteite pubica è un’infiammazione della sinfisi pubica, l’articolazione che unisce le due ossa del pube. Questa condizione causa dolore nella regione inguinale e pubica che può irradiarsi verso l’interno coscia e l’addome inferiore. È comune negli atleti che praticano sport con cambi di direzione rapidi, calci ripetitivi o sollecitazioni intense della muscolatura addominale e degli adduttori.

Piede e caviglia

Fascite plantare

Nel referto: “ispessimento fascia plantare”

La fascite plantare è l’infiammazione della fascia plantare, una robusta banda di tessuto che collega il tallone alle dita del piede. Questa condizione causa dolore acuto al tallone, particolarmente intenso al mattino o dopo periodi di riposo. Il dolore deriva dalla tensione eccessiva e dall’irritazione di questa struttura che sostiene l’arco del piede.

Sperone calcaneare

Nel referto: “sperone calcaneare plantare”

Lo sperone calcaneare è una formazione di tessuto osseo a forma di spina che si sviluppa sotto il tallone. Si forma come risposta dell’organismo a tensioni croniche sulla fascia plantare o sui tendini del piede. Sebbene visibile nelle radiografie, spesso non è la causa diretta del dolore, che deriva piuttosto dall’infiammazione dei tessuti circostanti.

Lesione legamenti caviglia

Nel referto: “lesione LPAA”

Le lesioni dei legamenti della caviglia coinvolgono lo stiramento o la rottura delle strutture che stabilizzano l’articolazione. I legamenti più frequentemente interessati sono quelli esterni, spesso a seguito di distorsioni in inversione. La gravità varia da stiramenti lievi a rotture complete, influenzando la stabilità e la funzione della caviglia.

Tendinopatia tibiale posteriore

Nel referto: “tendinopatia tibiale posteriore”

La tendinopatia del tibiale posteriore è una condizione degenerativa che colpisce il tendine principale che sostiene l’arco del piede. Questo tendine attraversa la parte interna della caviglia e aiuta a mantenere la forma dell’arco plantare. Quando si deteriora, può causare dolore interno alla caviglia e progressivo appiattimento del piede.

Approfondisci: Tendinite tibiale posteriore ›

Tendinopatia achillea

Nel referto: “ispessimento fusiforme Achille”

La tendinopatia achillea è una condizione degenerativa del tendine di Achille, il più robusto tendine del corpo umano che collega i muscoli del polpaccio al tallone. Si manifesta con dolore e rigidità nella parte posteriore della caviglia, particolarmente al mattino o dopo attività fisica. Il tendine può apparire ispessito e doloroso al tatto.

Neuroma di Morton

Nel referto: “neuroma terzo spazio”

Il neuroma di Morton è un ispessimento del tessuto nervoso che si forma tra le dita del piede, più comunemente tra il terzo e quarto dito. Questa condizione causa dolore acuto, bruciore o formicolio nella parte anteriore del piede. La sensazione è spesso descritta come camminare su un sassolino o avere qualcosa piegato nella scarpa.

Lesione osteocondrale astragalo

Nel referto: “lesione osteocondrale astragalo”

La lesione osteocondrale dell’astragalo coinvolge un danneggiamento della cartilagine e dell’osso sottostante nell’articolazione della caviglia. L’astragalo è l’osso che forma la parte superiore dell’articolazione della caviglia. Queste lesioni possono verificarsi a seguito di traumi o distorsioni ripetute e causano dolore profondo alla caviglia, particolarmente durante il movimento.

Alluce rigido

Nel referto: “alluce rigido con osteofitosi”

L’alluce rigido è una forma di artrosi che colpisce l’articolazione alla base dell’alluce, limitandone significativamente il movimento. La condizione causa dolore e rigidità nell’articolazione metatarso-falangea, rendendo difficoltoso il normale movimento di flessione verso l’alto del dito. Il termine ‘rigido’ descrive proprio la perdita progressiva della mobilità articolare.

Edema osseo calcagno

Nel referto: “edema spongiosa calcagno”

L’edema osseo del calcagno è un accumulo di liquido all’interno dell’osso del tallone, visibile attraverso risonanza magnetica. Questa condizione indica un’alterazione del metabolismo osseo locale, spesso conseguente a traumi, sovraccarico o processi infiammatori. L’edema osseo causa dolore profondo e può precedere altri cambiamenti strutturali dell’osso.

Sindrome tunnel tarsale

Nel referto: “compressione nervo tibiale posteriore”

La sindrome del tunnel tarsale è una condizione di compressione del nervo tibiale posteriore mentre attraversa un canale stretto nella parte interna della caviglia. Questa compressione causa dolore, formicolio e intorpidimento che si irradia dalla caviglia verso la pianta del piede. I sintomi tendono a peggiorare con l’attività e migliorare con il riposo.

Gomito, polso e mano

Epicondilite

Nel referto: “tendinopatia estensori epicondilo laterale”

L’epicondilite è un’infiammazione dei tendini che si inseriscono sulla parte esterna del gomito. Si manifesta tipicamente con dolore durante i movimenti di presa e torsione del polso. Viene comunemente chiamata ‘gomito del tennista’ perché frequente in chi pratica sport con racchetta, ma può colpire chiunque esegua movimenti ripetitivi del braccio.

Epitrocleite

Nel referto: “tendinopatia flessori epitroclea”

L’epitrocleite è un’infiammazione dei tendini che si inseriscono sulla parte interna del gomito. Provoca dolore durante i movimenti di flessione del polso e delle dita. È nota anche come ‘gomito del golfista’ ed è meno frequente dell’epicondilite, ma altrettanto limitante nelle attività quotidiane.

Tunnel carpale

Nel referto: “ispessimento nervo mediano”

La sindrome del tunnel carpale è causata dalla compressione del nervo mediano nel passaggio attraverso il polso. I sintomi tipici includono formicolio, intorpidimento e dolore alle prime tre dita della mano, spesso più intensi durante la notte. La compressione può essere dovuta a gonfiore, ispessimento dei tessuti o movimenti ripetitivi.

De Quervain

Nel referto: “tenosinovite di De Quervain”

Il morbo di De Quervain è un’infiammazione dei tendini che muovono il pollice, localizzata sul lato del polso verso il pollice stesso. Si manifesta con dolore acuto durante i movimenti del pollice, specialmente quando si afferra qualcosa o si ruota il polso. È frequente nelle neomamme e in chi esegue movimenti ripetitivi di pinza.

Dito a scatto

Nel referto: “ispessimento puleggia A1”

Il dito a scatto è caratterizzato dal blocco del movimento di flessione o estensione di un dito. Il dito rimane bloccato in posizione piegata e poi si raddrizza improvvisamente con uno ‘scatto’. È causato dall’infiammazione della guaina che avvolge i tendini flessori, che impedisce il normale scorrimento del tendine.

Cisti gangliare

Nel referto: “cisti gangliare dorsale polso”

La cisti gangliare è una formazione benigna piena di liquido che si sviluppa vicino a articolazioni o tendini, più frequentemente al polso. Appare come un rigonfiamento sotto la pelle, può essere dolente e limitare il movimento. Le dimensioni possono variare nel tempo e a volte la cisti può scomparire spontaneamente.

Lesione del TFCC

Nel referto: “lesione TFCC”

Il TFCC (Complesso Fibrocartilagineo Triangolare) è una struttura che stabilizza il polso dal lato del mignolo. Una sua lesione causa dolore durante i movimenti di rotazione del polso e perdita di forza nella presa. Può essere causata da traumi o degenerazione legata all’età, e spesso si accompagna a sensazione di instabilità del polso.

Frattura dello scafoide

Nel referto: “frattura scafoide con edema”

Lo scafoide è un piccolo osso del polso situato alla base del pollice. La sua frattura è spesso causata da cadute sulla mano estesa e provoca dolore nella ‘tabacchiera anatomica’, lo spazio tra i tendini del pollice. È una frattura che richiede particolare attenzione perché può essere difficile da diagnosticare e ha tempi di guarigione lunghi.

Rizoartrosi

Nel referto: “artrosi trapezio-metacarpale”

La rizoartrosi è l’artrosi dell’articolazione che collega il pollice al polso. Causa dolore alla base del pollice, rigidità e debolezza nella presa, rendendo difficili attività come aprire barattoli o girare chiavi. È più comune nelle donne dopo la menopausa e tende a peggiorare progressivamente se non trattata adeguatamente.

Morbo di Dupuytren

Nel referto: “ispessimento fascia palmare”

Il morbo di Dupuytren è caratterizzato dall’ispessimento e retrazione di tessuti della mano chiamati fasce palmari. Inizialmente si formano noduli nel palmo, poi si sviluppano cordoni fibrosi che progressivamente piegano le dita verso il palmo. Colpisce più frequentemente anulare e mignolo, limitando gradualmente l’estensione completa delle dita.

Muscoli

Strappo muscolare gradi I-III

Nel referto: “lesione muscolare grado II”

Lo strappo muscolare è una lesione delle fibre muscolari che viene classificata in tre gradi di gravità crescente. Il grado I indica una lesione lieve con poche fibre danneggiate, il grado II una lesione moderata con rottura parziale del muscolo, il grado III una lesione grave con rottura completa o quasi completa delle fibre muscolari. La classificazione aiuta a stabilire i tempi di recupero e il tipo di trattamento più appropriato.

Edema muscolare

Nel referto: “edema intramuscolare”

L’edema muscolare è un accumulo di liquidi all’interno del tessuto muscolare che causa gonfiore e aumento di volume. Si manifesta tipicamente dopo traumi, sforzi intensi o processi infiammatori e appare nelle immagini diagnostiche come un’area più chiara e ispessita. Rappresenta una reazione naturale del corpo al danno tissutale e tende a risolversi gradualmente con il riposo e il trattamento appropriato.

Ematoma muscolare

Nel referto: “ematoma organizzato”

L’ematoma muscolare è una raccolta di sangue all’interno del tessuto muscolare causata dalla rottura di vasi sanguigni durante un trauma o uno strappo. Può essere localizzato tra le fibre muscolari o formare una vera e propria cavità piena di sangue. La dimensione e la posizione dell’ematoma influenzano i tempi di guarigione, poiché il sangue deve essere riassorbito dall’organismo prima che il muscolo possa guarire completamente.

Fibrosi muscolare

Nel referto: “esiti fibrotici”

La fibrosi muscolare è la formazione di tessuto cicatriziale fibroso all’interno del muscolo, che sostituisce le normali fibre muscolari elastiche. Si sviluppa come esito di traumi ripetuti, infiammazioni croniche o lesioni muscolari non adeguatamente trattate. Il tessuto fibroso è meno elastico e funzionale rispetto al tessuto muscolare normale, potendo limitare la forza e l’elasticità del muscolo interessato.

Atrofia muscolare

Nel referto: “atrofia con infiltrazione adiposa”

L’atrofia muscolare è la riduzione del volume e della massa muscolare dovuta alla diminuzione delle dimensioni delle fibre muscolari. Può svilupparsi per disuso prolungato, denervazione, malattie muscolari o invecchiamento. Nelle immagini diagnostiche si osserva come una riduzione del volume muscolare, spesso accompagnata da un aumento del tessuto adiposo che sostituisce le fibre muscolari perdute.

Infiltrazione adiposa Goutallier gradi I-IV

Nel referto: “infiltrazione adiposa grado II sec. Goutallier”

L’infiltrazione adiposa secondo la classificazione di Goutallier descrive la sostituzione progressiva del tessuto muscolare con tessuto adiposo in quattro gradi. Il grado I indica infiltrazione minima, il grado II infiltrazione moderata ma con prevalenza di tessuto muscolare, il grado III uguale quantità di muscolo e grasso, il grado IV prevalenza di tessuto adiposo. Questa classificazione è particolarmente utilizzata per i muscoli della cuffia dei rotatori e indica il grado di degenerazione muscolare.

Contrattura muscolare

Nel referto: “contrattura del bicipite femorale”

La contrattura muscolare è una contrazione involontaria e persistente delle fibre muscolari che causa tensione, rigidità e dolore. Si verifica come meccanismo di difesa del muscolo in risposta a sovraccarichi, posture scorrette, stress o piccoli traumi. A differenza dello strappo, non comporta lesioni strutturali delle fibre muscolari ma solo un’alterazione del loro stato di contrazione, che può essere reversibile con il trattamento appropriato.

Miosite

Nel referto: “miosite del muscolo psoas”

La miosite è un’infiammazione del tessuto muscolare che può essere causata da infezioni, malattie autoimmuni, traumi o sovraccarichi. Si manifesta con dolore, gonfiore, debolezza muscolare e talvolta febbre se di origine infettiva. Nelle immagini diagnostiche appare come un’area di infiammazione diffusa del muscolo, spesso accompagnata da edema e ispessimento del tessuto muscolare interessato.

Fascite

Nel referto: “ispessimento fascia lata”

La fascite è l’infiammazione della fascia, la membrana fibrosa che avvolge e separa i muscoli e altri tessuti. Può essere causata da movimenti ripetitivi, traumi, sovraccarichi o posture scorrette. Si manifesta con dolore, tensione e rigidità nella zona interessata, spesso accompagnata da limitazione del movimento. La fascite più nota è quella plantare, ma può colpire qualsiasi fascia del corpo.

Ernia muscolare

Nel referto: “ernia muscolare tibiale anteriore”

L’ernia muscolare è la protrusione di una parte del muscolo attraverso un difetto o una lacerazione della fascia che lo contiene. Si manifesta come un rigonfiamento palpabile che diventa più evidente durante la contrazione muscolare e può causare dolore o fastidio. Può essere congenita o acquisita a seguito di traumi diretti, sforzi intensi o debolezza della fascia muscolare.

Ginocchio specifico

Condilo femorale mediale/laterale

Nel referto: “condilo femorale mediale”

I condili femorali sono le due prominenze ossee arrotondate situate all’estremità inferiore del femore (osso della coscia). Il condilo mediale si trova sul lato interno del ginocchio, mentre quello laterale si trova sul lato esterno. Queste strutture formano la parte superiore dell’articolazione del ginocchio e si articolano con la tibia per permettere i movimenti di flessione ed estensione.

Piatto tibiale

Nel referto: “piatto tibiale mediale”

Il piatto tibiale è la superficie superiore e piatta della tibia (osso della gamba), divisa in due parti: mediale (interna) e laterale (esterna). Questa superficie accoglie i condili femorali formando l’articolazione del ginocchio. I piatti tibiali sono ricoperti da cartilagine e ospitano i menischi, strutture fondamentali per la stabilità e l’assorbimento degli impatti durante il movimento.

Rotula / Patella

Nel referto: “condropatia rotulea grado III”

La rotula, chiamata anche patella, è un osso triangolare situato nella parte anteriore del ginocchio. Funziona come una puleggia che migliora l’efficienza del muscolo quadricipite durante l’estensione della gamba. La rotula scorre in un solco specifico del femore (troclea femorale) durante i movimenti di flessione ed estensione del ginocchio.

Recesso sovrarotuleo

Nel referto: “versamento nel recesso sovrarotuleo”

Il recesso sovrarotuleo è uno spazio anatomico situato sopra la rotula, all’interno della capsula articolare del ginocchio. Rappresenta un’estensione della cavità articolare che contiene liquido sinoviale. Questo spazio può dilatarsi in presenza di infiammazione o versamento articolare, diventando visibile agli esami di imaging.

Tendine rotuleo

Nel referto: “ispessimento tendine rotuleo”

Il tendine rotuleo è una robusta struttura fibrosa che collega la rotula alla tibia. Rappresenta la continuazione del tendine del muscolo quadricipite e trasmette la forza necessaria per estendere la gamba. Nonostante il nome, tecnicamente è considerato un legamento (legamento patellare) poiché collega due ossa.

Corpo di Hoffa

Nel referto: “ipertrofia corpo adiposo Hoffa”

Il corpo di Hoffa è un cuscinetto di tessuto adiposo (grasso) situato dietro il tendine rotuleo e davanti alla capsula articolare del ginocchio. Questa struttura ha funzioni protettive e di ammortizzazione durante i movimenti del ginocchio. Può infiammarsi a causa di traumi o sovraccarichi, causando dolore nella parte anteriore del ginocchio.

Bandelletta ileotibiale

Nel referto: “sindrome della bandelletta ileotibiale”

La bandelletta ileotibiale è una fascia fibrosa che si estende dal bacino (cresta iliaca) fino alla parte esterna della tibia, passando lungo il lato esterno della coscia. Stabilizza il ginocchio durante la corsa e la camminata, impedendo che la gamba si sposti verso l’interno. L’infiammazione di questa struttura è comune negli atleti e può causare dolore sul lato esterno del ginocchio.

Tecniche RMN

RMN con contrasto

Nel referto: “eseguita con mezzo di contrasto”

La risonanza magnetica con contrasto utilizza una sostanza chiamata gadolinio, iniettata in vena durante l’esame. Il contrasto aiuta a evidenziare meglio i vasi sanguigni, le infiammazioni e alcuni tipi di lesioni che potrebbero non essere visibili nell’esame standard. È particolarmente utile per valutare tumori, infezioni o aree con alterata vascolarizzazione.

RMN senza contrasto

Nel referto: “eseguita senza mezzo di contrasto”

La risonanza magnetica senza contrasto è l’esame standard che non richiede iniezioni. Permette di visualizzare chiaramente muscoli, tendini, legamenti, cartilagini, ossa e dischi intervertebrali. È sufficiente per la maggior parte delle diagnosi ortopediche e rappresenta il primo approccio diagnostico per problemi muscolo-scheletrici.

RMN 1.5T vs 3T

Nel referto: “eseguita con apparecchio da 3 Tesla”

I numeri 1.5T e 3T indicano la potenza del campo magnetico della risonanza. La RMN 3T ha un campo magnetico più forte che produce immagini più dettagliate e tempi di scansione più brevi. Tuttavia, la RMN 1.5T è sufficiente per la maggior parte degli esami e può essere più tollerata da pazienti claustrofobici o con dispositivi metallici.

Artro-RMN

Nel referto: “artro-RMN con contrasto intrarticolare”

L’artro-risonanza combina l’iniezione di contrasto direttamente nell’articolazione con l’esame RMN. Il contrasto viene iniettato nello spazio articolare prima della scansione per evidenziare meglio le strutture interne come cartilagini, legamenti e labbri articolari. È particolarmente utile per diagnosticare lesioni della spalla, anca e altre articolazioni complesse.

Piani di scansione

Nel referto: “piano coronale, sagittale e assiale”

I piani di scansione sono le diverse angolazioni con cui viene eseguita la risonanza magnetica: sagittale (laterale), coronale (frontale) e assiale (trasversale). Ogni piano offre una prospettiva diversa della stessa area, permettendo al radiologo di valutare completamente le strutture anatomiche e identificare eventuali alterazioni da tutte le angolazioni.

Controindicazioni alla RMN

Nel referto: “portatore di dispositivo metallico”

Alcune condizioni impediscono l’esecuzione della risonanza magnetica per motivi di sicurezza. Le principali controindicazioni includono pacemaker cardiaci, clips metalliche cerebrali, impianti cocleari e alcuni dispositivi metallici non compatibili. La gravidanza nel primo trimestre e la claustrofobia severa rappresentano controindicazioni relative che richiedono valutazione specifica.

Termini generali

Nei limiti di norma

Nel referto: “nei limiti di norma”

Significa che la struttura esaminata appare normale e sana. È un’espressione che indica l’assenza di alterazioni significative o patologiche. Quando compare nel referto, rappresenta un risultato rassicurante che non richiede preoccupazioni particolari.

Compatibile con

Nel referto: “quadro compatibile con artrosi”

Indica che i reperti osservati sono coerenti con una determinata condizione o processo. Non rappresenta una diagnosi definitiva, ma suggerisce che le caratteristiche riscontrate possono essere associate a quella particolare situazione. Spesso richiede un confronto con la situazione clinica del paziente per una valutazione completa.

Non si esclude

Nel referto: “non si esclude lesione”

Significa che una particolare condizione rimane possibile, anche se non è chiaramente visibile nell’esame. È una formulazione prudente che indica l’impossibilità di escludere completamente una determinata situazione. Spesso richiede approfondimenti clinici o altri esami per chiarire il dubbio.

A carattere degenerativo

Nel referto: “a carattere degenerativo”

Si riferisce a cambiamenti delle strutture legati all’invecchiamento naturale dei tessuti. Questi processi sono normali con l’avanzare dell’età e rappresentano l’usura fisiologica delle articolazioni, dischi o altri tessuti. Non sempre causano sintomi e spesso sono compatibili con una vita normale e attiva.

Esiti di

Nel referto: “esiti di pregresso traumatismo”

Indica le conseguenze o i segni residui di un evento passato, come un trauma, un intervento chirurgico o un’infiammazione precedente. Rappresenta la guarigione o la cicatrizzazione di una condizione che si è verificata in precedenza. Questi segni possono rimanere visibili anche quando il problema originale è completamente risolto.

Reperto incidentale

Nel referto: “reperto incidentale”

Si tratta di un riscontro casuale, non correlato al motivo per cui è stato richiesto l’esame. È una scoperta inattesa che emerge durante l’indagine diagnostica. Spesso si tratta di alterazioni minori che non richiedono trattamento immediato, ma possono necessitare di controlli periodici.

Correlazione clinica consigliata

Nel referto: “si consiglia correlazione clinica”

Significa che i reperti dell’esame devono essere interpretati insieme ai sintomi e alla visita del paziente. L’immagine da sola non è sufficiente per formulare una diagnosi completa. È necessario confrontare i risultati con la situazione clinica per comprendere il significato dei riscontri.

Quadro nella norma per età

Nel referto: “quadro nella norma per l’età”

Indica che le alterazioni riscontrate sono tipiche e normali per l’età del paziente. Con l’invecchiamento, alcune modifiche delle strutture sono fisiologiche e attese. Questo termine rassicura che non ci sono alterazioni patologiche, ma solo cambiamenti legati al naturale processo di invecchiamento.

Senza significative variazioni

Nel referto: “senza significative variazioni rispetto al precedente”

Significa che, rispetto a un esame precedente, la situazione è rimasta sostanzialmente stabile. Non ci sono stati peggioramenti o miglioramenti importanti nel tempo. Questa stabilità è spesso un segno positivo, indicando che la condizione non sta progredendo.

Da valutare clinicamente

Nel referto: “da valutare clinicamente”

Indica che il reperto richiede un’interpretazione da parte del medico curante in base ai sintomi del paziente. L’immagine mostra qualcosa che potrebbe essere significativo, ma il suo reale significato dipende dalla situazione clinica. È necessaria una valutazione specialistica per decidere se e come intervenire.

Margini netti / sfumati

Nel referto: “a margini netti”

Descrive l’aspetto dei contorni di una lesione o alterazione. I margini netti indicano contorni ben definiti e chiari, mentre quelli sfumati appaiono meno definiti e si confondono con i tessuti circostanti. Questa caratteristica aiuta a comprendere la natura del reperto e la sua eventuale significatività clinica.

Soluzione di continuità

Nel referto: “soluzione di continuità del tendine”

Indica un’interruzione o una rottura nella normale continuità di un tessuto o di una struttura. Può riferirsi a fratture ossee, lesioni muscolari, tendinee o legamentose. Rappresenta una perdita dell’integrità anatomica normale che richiede attenzione e spesso trattamento specifico.

Reperto meritevole di follow-up

Nel referto: “reperto meritevole di follow-up”

Significa che il riscontro, pur non essendo attualmente preoccupante, richiede controlli nel tempo. È necessario monitorare l’evoluzione per verificare se rimane stabile o se subisce modificazioni. Questo approccio permette di intervenire tempestivamente se dovessero verificarsi cambiamenti significativi.

In sede

Nel referto: “in sede, senza dislocazioni”

Indica la posizione anatomica corretta di una struttura o la localizzazione precisa di un reperto. Significa che l’elemento descritto si trova esattamente dove dovrebbe essere normalmente. È un termine descrittivo che aiuta a identificare con precisione la zona interessata dall’alterazione o dalla normalità riscontrata.

Le informazioni di questo glossario hanno scopo educativo e non sostituiscono il parere del medico o del fisioterapista. Per qualsiasi dubbio relativo al proprio referto, consultare sempre il professionista sanitario che ha prescritto l’esame.