- Tendinite tibiale posteriore: infiammazione e degenerazione.
- Dolore caviglia mediale, causa piede piatto adulto.
- Sovraccarico compromette stabilità volta plantare.
- Muscolo chiave inversione piede, stabilizza arco.
La tendinite tibiale posteriore è una condizione infiammatoria e degenerativa che colpisce uno dei tendini più importanti per la stabilità e la biomeccanica del piede. Questo disturbo, sebbene spesso sottovalutato nelle sue fasi iniziali, rappresenta una delle cause principali di dolore mediale alla caviglia e di acquisizione del piede piatto nell’adulto. Quando il tendine del muscolo tibiale posteriore subisce un sovraccarico continuo, microtraumi ripetuti o alterazioni degenerative, la sua capacità di sostenere la volta plantare viene compromessa, innescando una cascata di eventi patologici che possono alterare significativamente la qualità della vita, la deambulazione e la pratica sportiva. In questo articolo, analizzeremo in modo approfondito e dettagliato l’anatomia, le cause, il quadro sintomatologico, le metodiche diagnostiche e i percorsi di riabilitazione fisioterapica più efficaci per affrontare questa complessa patologia.
Per un quadro generale sulle problematiche del piede, fare riferimento alla guida completa dedicata.
Anatomia e Funzione del Muscolo Tibiale Posteriore

Il muscolo tibiale posteriore è situato nella loggia posteriore profonda della gamba. Origina dalla tibia, fibula e membrana interossea, e il suo robusto tendine discende dietro il malleolo mediale, inserendosi principalmente sull’osso navicolare e su altre ossa del mesopiede. Una guaina sinoviale lo avvolge per ridurre l’attrito.
Il ruolo biomeccanico
Funzionalmente, il tibiale posteriore è il principale responsabile dell’inversione del piede e contribuisce alla flessione plantare. Il suo ruolo più cruciale è la stabilizzazione dinamica dell’arco longitudinale mediale del piede. Durante il passo, si contrae eccentricamente per controllare la pronazione e concentricamente per irrigidire il piede in fase di spinta. La sua infiammazione o degenerazione compromette il sostegno dell’arco plantare, portando al suo collasso.
Causes e Fattori di Rischio
La tendinopatia del tibiale posteriore è generalmente causata da un sovraccarico biomeccanico cronico, piuttosto che da un singolo trauma acuto. I fattori di rischio si dividono in intrinseci (caratteristiche individuali) ed estrinseci (ambiente e abitudini).
Fattori Intrinseci
- Età e Genere: Più frequente nelle donne over 40, a causa di alterazioni ormonali che influenzano la qualità del collagene tendineo.
- Anatomia del Piede: Il piede piatto preesistente aumenta il rischio, poiché il tendine è costantemente in tensione e lavora in svantaggio meccanico.
- Sovrappeso e Obesità: Un BMI elevato incrementa il carico meccanico sul tendine a ogni passo.
- Condizioni Sistemiche: Diabete, ipertensione e patologie reumatiche (come l’artrite reumatoide) compromettono la microcircolazione, rendendo il tendine più vulnerabile alla degenerazione, specialmente nella zona di ipovascolarizzazione dietro il malleolo mediale.
Fattori Estrinseci
- Overuse (Sovraccarico Funzionale): Aumenti improvvisi di intensità, durata o frequenza dell’allenamento, comuni in runner, marciatori e sportivi.
- Calzature Inadeguate: Scarpe usurate, senza supporto dell’arco plantare o troppo flessibili, costringono il tendine a un lavoro eccessivo.
- Superfici di Allenamento: Correre o camminare su superfici irregolari, inclinate o eccessivamente rigide (asfalto, cemento) altera la biomeccanica del passo, aumentando lo stress in pronazione.
Sintomi della Tendinite Tibiale Posteriore
Il quadro clinico varia a seconda dello stadio di avanzamento, spesso classificato in quattro stadi progressivi.
Stadio 1: Infiammazione Acuta
- Dolore localizzato lungo il tendine (dietro e sotto il malleolo mediale) e gonfiore.
- Il dolore peggiora con l’attività e migliora con il riposo.
- L’arco plantare è intatto e non vi è deformità visibile.
Stadio 2: Degenerazione e Inizio del Collasso
- Il dolore diventa più costante, anche a riposo.
- Inizia a manifestarsi un progressivo appiattimento dell’arco plantare (piede piatto acquisito).
- Compare il segno del “too many toes” e il paziente ha difficoltà o incapacità a sollevarsi sulla punta del piede singolo (Single-Leg Heel Raise Test).
Stadio 3: Deformità Rigida
- Il tendine è gravemente degenerato o parzialmente/totalmente rotto.
- Il piede piatto diventa rigido e non riducibile manualmente.
Il dolore mediale può diminuire (poiché il tendine non è più in tensione), ma compare un forte dolore sul lato esterno* della caviglia (laterale). Questo avviene perché il collasso del piede fa sì che il calcagno urti contro il perone (impingement subfibulare).
- L’articolazione sottoastragalica sviluppa rigidità e segni di artrosi precoce.
Stadio 4: Coinvolgimento della Caviglia
- L’alterazione biomeccanica si estende all’articolazione tibio-tarsica, con artrosi severa e deviazione in valgo dell’astragalo.
- Il dolore è diffuso, invalidante e compromette gravemente la deambulazione.
Diagnosi: Come Riconoscere la Patologia
Una diagnosi accurata è cruciale per prevenire la progressione della patologia. La valutazione deve essere eseguita da un medico specialista o da un fisioterapista.
Consiglio pratico
Il rinforzo eccentrico graduale con bande elastiche rappresenta uno dei pilastri del trattamento conservativo delle tendinopatie.
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Esame Clinico
L’esame obiettivo è il pilastro della diagnosi. Il professionista valuterà:
- Palpazione: Ricerca di dolore, calore e tumefazione lungo il decorso del tendine retromalleolare mediale.
- Valutazione del cammino: Osservazione della biomeccanica del passo per individuare eccessiva pronazione o zoppia.
- Single-Leg Heel Raise Test: Il paziente si solleva sulla punta di un solo piede. In caso di patologia, il tallone rimane valgo o il paziente non riesce a sollevarsi.
- Jack’s Test (Hubscher Maneuver): L’estensione passiva dell’alluce dovrebbe ricreare l’arco plantare. L’assenza di questo meccanismo indica una disfunzione avanzata.
Esami Strumentali
Per confermare la diagnosi e valutare il grado di lesione, è indispensabile ricorrere all’imaging diagnostico:
- Ecografia: Esame di prima linea per visualizzare infiammazione della guaina (tenosinovite), ispessimento del tendine, versamento e micro-lacerazioni.
- Risonanza Magnetica (RMN): Gold standard per valutare degenerazione intratendinea (tendinosi), lesioni parziali/totali e l’edema osseo.
- Radiografia (RX): Eseguita sotto carico, valuta l’allineamento osseo, il collasso dell’arco plantare e la presenza di artrosi.
Trattamento Conservativo e Fisioterapico
Il trattamento dipende dallo stadio della patologia. Negli stadi 1 e 2, l’approccio conservativo e fisioterapico è la scelta d’elezione e garantisce ottimi risultati. È sempre raccomandato affidarsi a un medico o fisioterapista di fiducia per un piano terapeutico personalizzato.
Gestione della Fase Acuta
L’obiettivo primario è la riduzione del dolore e dell’infiammazione.
- Riposo Attivo e Modifica del Carico: Sospendere attività ad alto impatto e sostituirle con nuoto o ciclismo.
- Crioterapia: Applicazione di ghiaccio per 15-20 minuti, più volte al giorno.
- Terapia Farmacologica: FANS orali o topici su prescrizione medica. Infiltrazioni di cortisone sono generalmente sconsigliate.
- Ortesi e Taping: Plantare su misura per sostenere l’arco mediale. Nelle fasi acute, tutore rigido (walker boot) per 3-4 settimane. Kinesiotaping o taping anelastico per supporto temporaneo.
Terapie Fisiche Strumentali
Tecnologie avanzate per stimolare la rigenerazione tissutale:
- Tecarterapia: Migliora la vascolarizzazione, riduce l’edema e rilassa la muscolatura del polpaccio.
- Laserterapia ad Alta Potenza (ND:Yag): Effetto antinfiammatorio e biostimolante, accelera i tempi di recupero.
- Onde d’Urto Focali (ESWT): Indicate nelle forme croniche (tendinosi). Stimolano neoangiogenesi e produzione di collagene.
Terapia Manuale
Trattamento manuale per ripristinare la corretta biomeccanica:
- Massaggio Trasverso Profondo (Cyriax): Per rompere aderenze e riallineare le fibre di collagene.
- Rilascio Miofasciale: Trattamento dei trigger point e tensioni del polpaccio.
- Mobilizzazione Articolare: Tecniche di terapia manuale per ripristinare la mobilità di caviglia e mesopiede.
Esercizi di Riabilitazione
Il cuore del trattamento a lungo termine è l’Esercizio Terapeutico. Un tendine non guarisce solo con il riposo; ha bisogno di essere sottoposto a un carico meccanico graduale e progressivo (meccanotrasduzione) per rimodellare la sua struttura e recuperare forza. Il protocollo riabilitativo si divide in diverse fasi.
Fase 1: Gestione del Dolore e Carico Isometrico
In questa fase iniziale, l’obiettivo è ridurre il dolore e iniziare a stimolare il tendine senza causare ulteriore irritazione.
Inversione Isometrica del Piede
Come si esegue: Seduti su una sedia, posizionare il lato interno del piede interessato contro una parete o un oggetto stabile. Mantenere il tallone a terra. Spingere delicatamente il piede verso l’interno contro la resistenza, come se si volesse ruotare la pianta del piede verso l’altro piede, senza che vi sia movimento. Mantenere la contrazione senza aumentare il dolore.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: Mantenere la contrazione per 30-45 secondi. Ripetere 3-5 volte con 1 minuto di riposo tra le ripetizioni. Eseguire 2-3 volte al giorno.
Perché funziona: Le contrazioni isometriche sono efficaci nel ridurre il dolore tendineo (effetto analgesico) e nel mantenere l’attivazione muscolare senza stressare eccessivamente il tendine.
Fase 2: Rinforzo Isotonico (Concentrico ed Eccentrico)
Una volta che il dolore acuto è sotto controllo, si introduce il movimento con resistenza per migliorare la forza e la capacità di carico del tendine.
Inversione del Piede con Banda Elastica
Come si esegue: Seduti a terra con le gambe distese. Fissare un’estremità di una banda elastica resistente attorno all’avampiede del piede interessato e l’altra estremità a un punto fisso (es. una gamba del tavolo) sul lato esterno. Mantenendo il tallone a terra, tirare lentamente il piede verso l’interno (inversione), contro la resistenza dell’elastico. Controllare il movimento di ritorno in modo lento e graduale.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-15 ripetizioni. Eseguire 1 volta al giorno, a giorni alterni.
Perché funziona: Questo esercizio rinforza il muscolo tibiale posteriore in modo controllato, sia nella fase concentrica (accorciamento) che eccentrica (allungamento sotto carico), essenziale per il rimodellamento del tendine.
Flessione Plantare con Inversione (con elastico)
Come si esegue: Seduti, con la banda elastica avvolta attorno all’avampiede e tenuta saldamente con le mani o fissata. Eseguire una flessione plantare (spingere la punta del piede in avanti) combinata con una leggera inversione (ruotare la pianta del piede verso l’interno), contro la resistenza dell’elastico. Controllare il movimento di ritorno.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-15 ripetizioni. Eseguire 1 volta al giorno, a giorni alterni.
Perché funziona: Lavora sulla funzione combinata di flessione plantare e inversione, replicando movimenti funzionali e migliorando la coordinazione muscolare.
Fase 3: Carico Progressivo e Controllo del Piede
Questa fase mira a riabituare il tendine a sostenere il peso corporeo e a migliorare la stabilità dell’arco plantare.
Sollevamenti sui Talloni Bipodalici (Calf Raise) con Inversione
Come si esegue: In piedi, con i piedi alla larghezza delle spalle. Posizionare una piccola pallina da tennis o un blocco tra i talloni e stringerla leggermente. Sollevarsi lentamente sulle punte dei piedi, mantenendo la pallina stretta per favorire l’attivazione del tibiale posteriore e l’inversione del calcagno. Scendere lentamente e in modo controllato.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 10-15 ripetizioni. Eseguire 1 volta al giorno, a giorni alterni.
Perché funziona: Rinforza il tibiale posteriore e i muscoli del polpaccio sotto carico, migliorando la capacità di sostenere l’arco plantare durante il movimento.
Sollevamenti sui Talloni Monopodalici Eccentrici
Come si esegue: In piedi, con entrambi i piedi a terra. Sollevarsi sulle punte usando entrambi i piedi. Una volta in alto, sollevare il piede sano e scendere lentamente (in 3-5 secondi) solo con il piede interessato. Mantenere il controllo dell’arco plantare durante la discesa.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3 serie da 8-12 ripetizioni. Eseguire 1 volta al giorno, a giorni alterni.
Perché funziona: Il carico eccentrico monopodalico è cruciale per la forza e la resistenza del tendine, simulando le richieste della fase di appoggio del passo.
Nota: se l’esecuzione monopodalica causa dolore significativo o instabilità, continuare con gli esercizi bipodalici o ridurre il range di movimento.
Short Foot Exercise (Esercizio del Piede Corto)
Come si esegue: Seduti o in piedi, appoggiare il piede a terra. Senza arricciare le dita, cercare di “accorciare” il piede contraendo i muscoli intrinseci della pianta, come se si volesse avvicinare la base dell’alluce al tallone, sollevando leggermente l’arco plantare. Mantenere la posizione per alcuni secondi e poi rilasciare. L’obiettivo è attivare i muscoli profondi del piede senza muovere le dita.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: Mantenere per 5-10 secondi, ripetere 10-15 volte. Eseguire 2-3 volte al giorno.
Perché funziona: Attiva e rinforza i muscoli intrinseci del piede, fondamentali per il mantenimento dinamico dell’arco plantare e la stabilità complessiva del piede.
Fase 4: Propriocezione e Ritorno Funzionale
Questa fase si concentra sul ripristino del controllo neuromotorio, della stabilità dinamica e sulla preparazione al ritorno alle attività specifiche.
Equilibrio Monopodalico su Superficie Stabile
Come si esegue: In piedi su una superficie stabile, sollevare il piede sano e mantenere l’equilibrio sul piede interessato. Mantenere la posizione per il tempo massimo possibile, concentrandosi sul controllo dell’arco plantare e della caviglia. Per aumentare la difficoltà, si può chiudere gli occhi o eseguire piccoli movimenti del busto.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: Mantenere per 30-60 secondi, ripetere 3-5 volte per piede. Eseguire 1-2 volte al giorno.
Perché funziona: Migliora la propriocezione e la stabilità statica della caviglia e del piede, rieducando il sistema neuromuscolare.
Equilibrio Monopodalico su Superficie Instabile (Tavoletta Propriocezione/Bosu)
Come si esegue: In piedi sul piede interessato su una tavoletta propriocettiva, un cuscino instabile o un Bosu. Mantenere l’equilibrio, cercando di controllare i movimenti della caviglia e del piede. Si possono aggiungere piccoli lanci di palla o movimenti delle braccia per aumentare la sfida.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: Mantenere per 30-60 secondi, ripetere 3-5 volte per piede. Eseguire 1 volta al giorno.
Perché funziona: Sfida attivamente i sistemi di equilibrio e propriocezione, migliorando la stabilità dinamica e la reattività dei muscoli stabilizzatori del piede e della caviglia.
Nota: iniziare questo esercizio solo quando l’equilibrio su superficie stabile è ben controllato e senza dolore. In caso di instabilità marcata o rischio di caduta, eseguire vicino a un supporto.
Camminata sui Talloni e sulle Punte
Come si esegue: Camminare lentamente sui talloni per una distanza di 10-15 metri, mantenendo le punte dei piedi sollevate. Successivamente, camminare sulle punte dei piedi per la stessa distanza, mantenendo i talloni sollevati. Concentrarsi sul controllo e sulla fluidità del movimento.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: 3-5 ripetizioni per tipo di camminata. Eseguire 1 volta al giorno.
Perché funziona: Questi esercizi funzionali migliorano la forza e la resistenza dei muscoli della gamba e del piede, preparando il tendine a carichi più complessi.
Progressione alla Corsa e Attività Sport-Specifiche
Come si esegue: Il ritorno alla corsa e alle attività sportive deve essere graduale e supervisionato. Iniziare con brevi intervalli di camminata veloce alternata a corsa leggera, aumentando progressivamente durata e intensità. Introdurre gradualmente cambi di direzione, salti e movimenti specifici dello sport praticato, solo se privi di dolore.
Serie/Ripetizioni/Frequenza: Seguire un programma di progressione personalizzato dal fisioterapista, tipicamente 3-4 sessioni a settimana.
Perché funziona: Prepara il tendine e il sistema muscolo-scheletrico alle elevate richieste delle attività sportive, riducendo il rischio di recidive.
Nota: il ritorno allo sport deve essere autorizzato dal fisioterapista e/o dal medico. Non forzare l’attività in presenza di dolore.
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Prevenzione
Prevenire la tendinite del tibiale posteriore, o le sue recidive, richiede un’attenzione costante ad alcuni aspetti dello stile di vita e dell’allenamento:
- Scelta delle calzature: Utilizzare scarpe adeguate al proprio tipo di appoggio (neutro, pronatore, supinatore). Chi ha una tendenza alla pronazione dovrebbe optare per scarpe con supporto antipronazione o utilizzare plantari personalizzati. Sostituire le scarpe da corsa ogni 600-800 km.
- Gestione del carico di allenamento: Evitare incrementi improvvisi del volume o dell’intensità dell’allenamento. Seguire la regola del 10% (non aumentare il chilometraggio settimanale di oltre il 10% rispetto alla settimana precedente).
- Controllo del peso corporeo: Mantenere un peso forma ideale per ridurre lo stress meccanico sulle strutture del piede.
- Stretching costante: Mantenere una buona flessibilità del polpaccio (muscoli gastrocnemio e soleo) e del tendine d’Achille attraverso esercizi di allungamento quotidiani, poiché la rigidità posteriore è uno dei principali nemici della volta plantare.
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Esercizi e Movimenti da Evitare
Durante il percorso di recupero dalla tendinite del tibiale posteriore, è fondamentale evitare movimenti e attività che possano aggravare l’infiammazione o il danno al tendine. La gestione del carico è cruciale per una guarigione efficace. Consultare sempre il proprio fisioterapista per indicazioni specifiche.
- Attività ad alto impatto non modificate: Corsa, salti, sport che prevedono cambi di direzione rapidi o atterraggi bruschi, soprattutto su superfici dure. Queste attività generano forze eccessive sul tendine già compromesso.
- Eccessiva pronazione del piede: Movimenti o esercizi che accentuano il collasso dell’arco plantare o la rotazione esterna del piede, come camminare o correre senza adeguato supporto plantare o con calzature usurate.
- Stretching aggressivo del polpaccio: Sebbene lo stretching sia importante, un allungamento eccessivo e forzato del polpaccio, specialmente se eseguito con il tallone sollevato o in pronazione, può mettere sotto stress il tendine tibiale posteriore.
- Esercizi che causano dolore acuto: Qualsiasi esercizio che provochi un aumento significativo del dolore durante o dopo l’esecuzione deve essere interrotto e rivalutato. Il dolore è un segnale che il carico è eccessivo per il tendine in quel momento.
- Ignorare i segnali del corpo: Continuare ad allenarsi o a svolgere attività quotidiane nonostante il dolore persistente o in aumento può portare a un peggioramento della condizione e a una progressione verso stadi più gravi della patologia.
Quando Consultare il Medico o il Fisioterapista
È fondamentale rivolgersi a un professionista sanitario (medico o fisioterapista) se si manifestano i seguenti sintomi o condizioni, poiché una diagnosi e un trattamento tempestivi sono cruciali per prevenire la progressione della patologia:
- Dolore persistente o in aumento: Se il dolore lungo il lato interno della caviglia non migliora con il riposo, il ghiaccio o le modifiche delle attività, o se peggiora progressivamente.
- Gonfiore significativo o arrossamento: Segni di infiammazione acuta che non si risolvono spontaneamente.
- Difficoltà a camminare o a sostenere il peso: Se si avverte una marcata debolezza o incapacità di sollevarsi sulla punta del piede (segno di disfunzione del tibiale posteriore).
- Appiattimento visibile dell’arco plantare: Se si nota un progressivo collasso dell’arco del piede, che può indicare una progressione verso il piede piatto acquisito dell’adulto.
- Dolore sul lato esterno della caviglia: Questo può indicare che la patologia è progredita e sta causando un impingement osseo sul lato opposto del piede.
- Mancanza di miglioramento dopo un periodo di trattamento conservativo: Se, nonostante un protocollo riabilitativo rigoroso di diverse settimane, i sintomi non migliorano o peggiorano, potrebbe essere necessario rivalutare la diagnosi o considerare altre opzioni terapeutiche.
Domande Frequenti (FAQ)
I tempi di recupero variano notevolmente in base allo stadio della patologia e alla tempestività delle cure. Per una tendinite acuta (Stadio 1) trattata correttamente, il recupero può avvenire in 4-8 settimane. Nelle forme croniche o degenerative (Stadio 2), il processo di rimodellamento tendineo richiede molta più pazienza, con tempi che variano dai 3 ai 6 mesi di riabilitazione costante.
Nelle fasi acute e in presenza di dolore, è fortemente sconsigliato continuare a correre, poiché l’impatto ripetuto aggraverebbe l’infiammazione e la degenerazione del tendine. È preferibile passare ad attività a basso impatto (nuoto, cyclette). Il ritorno alla corsa deve essere graduale, autorizzato dal professionista sanitario, e solo quando si è in grado di eseguire sollevamenti monopodalici sulle punte senza dolore.
Non sono sempre obbligatori a vita, ma risultano estremamente utili, e spesso necessari, durante la fase di guarigione per scaricare meccanicamente il tendine. Nei soggetti con un piede piatto strutturale o un difetto biomeccanico severo, l’uso del plantare su misura diventa una prescrizione a lungo termine per prevenire le recidive.
La tendinite indica un processo infiammatorio acuto, spesso a carico della guaina che avvolge il tendine (tenosinovite), con presenza di cellule infiammatorie. La tendinosi, invece, è un processo degenerativo cronico, caratterizzato da alterazione e disorganizzazione delle fibre di collagene, assenza di cellule infiammatorie acute e indebolimento strutturale del tendine. Il trattamento fisioterapico differisce: la tendinite richiede riposo e antinfiammatori, la tendinosi richiede terapie rigenerative (come le onde d’urto) ed esercizio eccentrico.
L’intervento chirurgico viene preso in considerazione solo quando il trattamento conservativo e fisioterapico, condotto in modo rigoroso per almeno 6 mesi, non ha portato a miglioramenti significativi. È inoltre indicato negli stadi avanzati (Stadio 3 e 4), quando è presente una deformità rigida del piede, una rottura completa del tendine o un’artrosi severa delle articolazioni. Le tecniche chirurgiche variano dalla pulizia del tendine (sinoviectomia) fino a trasferimenti tendinei o fusioni ossee (artrodesi).
Nella fase acuta (i primi giorni di insorgenza del dolore o dopo un allenamento intenso), il ghiaccio è la scelta migliore per il suo effetto vasocostrittore e antinfiammatorio. Nelle fasi croniche (tendinosi), dove l’obiettivo è stimolare l’afflusso di sangue per favorire la rigenerazione tissutale, il calore o l’alternanza caldo/freddo (bagni di contrasto) possono risultare più benefici. In ogni caso, è bene consultare il proprio medico o fisioterapista di fiducia per l’indicazione corretta.
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Approfondimenti
Fonti e Riferimenti Scientifici
- Kulig K, Reischl SF, Pomrantz AB et al. (2009) Nonsurgical management of posterior tibial tendon dysfunction with orthoses and resistive exercise: a randomized controlled trial. Phys Ther. DOI | PubMed
- Ross MH, Smith MD, Mellor R et al. (2018) Exercise for posterior tibial tendon dysfunction: a systematic review of randomised clinical trials and clinical guidelines. BMJ Open Sport Exerc Med. DOI | PubMed
- Miller A, Smith T, Backhouse MR (2024) Non-surgical management of posterior tibial tendon dysfunction- a UK survey. J Foot Ankle Res. DOI | PubMed
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