- Il dolore sacroiliaco colpisce dal 20% al 45% delle donne in gravidanza, compromettendo significativamente mobilità e qualità della vita.
- L’articolazione sacroiliaca garantisce stabilità pelvica attraverso meccanismi di “chiusura di forma” e “chiusura di forza” con legamenti e muscolatura specifica.
- Le alterazioni ormonali e biomeccaniche della gravidanza modificano i sistemi di stabilizzazione articolare, causando disfunzioni e sintomatologia dolorosa.
- La sintomatologia si localizza nella regione posteriore del bacino e può irradiarsi verso glutei e cosce posteriori.
Il dolore sacroiliaco gravidanza rappresenta una delle manifestazioni cliniche più frequenti e debilitanti a carico dell’apparato muscolo-scheletrico durante il periodo gestazionale. Questa condizione, spesso inquadrata nel più ampio spettro del dolore del cingolo pelvico (Pelvic Girdle Pain – PGP), colpisce una percentuale significativa di donne, con stime che variano dal 20% al 45% a seconda degli studi epidemiologici (Kanakaris et al., 2011). La sintomatologia si localizza tipicamente nella regione posteriore del bacino, in corrispondenza delle articolazioni sacroiliache, e può irradiarsi verso i glutei e la porzione posteriore delle cosce, compromettendo severamente la qualità della vita, la mobilità e la capacità lavorativa della gestante. La gestione di questa problematica richiede un approccio multidisciplinare e basato sulle evidenze scientifiche. È fondamentale sottolineare che, di fronte alla comparsa di tale sintomatologia, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico o fisioterapista di fiducia per un inquadramento diagnostico accurato e per escludere eventuali patologie di pertinenza strettamente ostetrica o medica.
Anatomia e Biomeccanica dell’Articolazione Sacroiliaca
Per comprendere a fondo le dinamiche patologiche che portano allo sviluppo della sintomatologia dolorosa, è imprescindibile analizzare l’anatomia e la biomeccanica del bacino. L’articolazione sacroiliaca (ASI) è un’articolazione diartrodiale atipica che connette l’osso sacro alle ossa iliache. La sua funzione primaria non è la mobilità, bensì la stabilità e la trasmissione dei carichi dal tronco agli arti inferiori.
Le superfici articolari sono caratterizzate da una conformazione irregolare, con creste e depressioni complementari che garantiscono un incastro meccanico definito “chiusura di forma” (Form Closure). Questa stabilità intrinseca è ulteriormente rinforzata da un complesso apparato legamentoso, tra i più robusti del corpo umano, che include i legamenti sacroiliaci anteriori, interossei e posteriori, nonché i legamenti sacrotuberoso e sacrospinoso (Vleeming et al., 2012).
Oltre alla chiusura di forma, la stabilità dell’articolazione è garantita dalla “chiusura di forza” (Force Closure), un meccanismo dinamico generato dalla contrazione sinergica della muscolatura circostante e dalla tensione fasciale. I muscoli principalmente coinvolti in questo sistema di stabilizzazione attiva includono il trasverso dell’addome, il multifido lombare, i muscoli del pavimento pelvico, il grande gluteo e il bicipite femorale. Durante la gestazione, le alterazioni a carico di questi due sistemi di chiusura rappresentano il substrato fisiopatologico primario per l’insorgenza del dolore.
Cause del dolore sacroiliaco gravidanza
L’eziologia del dolore sacroiliaco gravidanza è multifattoriale e deriva da una complessa interazione tra modificazioni endocrine, alterazioni biomeccaniche e adattamenti posturali che si verificano fisiologicamente per accogliere lo sviluppo del feto e preparare il corpo al parto.
Fattori Ormonali
Dal punto di vista endocrino, la gravidanza è caratterizzata da un massiccio rilascio di ormoni, tra cui progesterone, estrogeni e, in particolare, la relaxina. La relaxina, prodotta dal corpo luteo e dalla placenta, ha il compito specifico di rimodellare il collagene, inducendo una maggiore lassità dei legamenti pelvici e della sinfisi pubica (Wu et al., 2004). Sebbene questo processo sia essenziale per facilitare il passaggio del feto lungo il canale del parto, l’aumento della lassità legamentosa compromette la “chiusura di forma” dell’articolazione sacroiliaca. La riduzione della stabilità passiva costringe il sistema neuromuscolare a un superlavoro per mantenere la “chiusura di forza”, portando spesso a sovraccarico muscolare, spasmi e dolore nocicettivo derivante dallo stiramento delle capsule articolari e dei legamenti stessi.
Fattori Biomeccanici e Posturali
Parallelamente alle modificazioni ormonali, la crescita dell’utero induce drastici cambiamenti biomeccanici. L’aumento di volume e di peso a livello addominale sposta il baricentro corporeo in avanti e verso l’alto. Per compensare questo spostamento e mantenere l’equilibrio, la gestante adotta fisiologicamente una postura caratterizzata da un aumento della lordosi lombare e da un’antiversione del bacino (Franklin & Conner-Kerr, 1998).
Questa nuova configurazione posturale altera i vettori di forza che agiscono sull’articolazione sacroiliaca. L’antiversione pelvica aumenta lo stress di taglio (shear stress) sulle superfici articolari sacroiliache. Inoltre, la distensione della muscolatura addominale (in particolare del retto dell’addome e del trasverso) ne riduce l’efficienza contrattile, compromettendo ulteriormente la stabilità dinamica del bacino. Il sovraccarico si trasferisce conseguentemente sulla muscolatura posteriore (erettori spinali, quadrato dei lombi, piriforme), che va incontro a ipertono e affaticamento cronico.
Fattori di Rischio e Impatto Occupazionale: Dati INAIL
L’insorgenza della sintomatologia non colpisce tutte le gestanti in egual misura. La letteratura scientifica ha identificato diversi fattori di rischio predisponenti, tra cui una storia pregressa di dolore lombare o pelvico, traumi pregressi al bacino, ipermobilità articolare generalizzata, elevato indice di massa corporea (BMI) pre-gravidico e multiparità (Albert et al., 2006).
Un aspetto di fondamentale importanza, spesso sottovalutato, è l’impatto dell’attività lavorativa. Secondo i dati e le linee guida dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) relativi alla tutela della lavoratrice madre (D.Lgs. 81/08 e s.m.i.), l’esposizione a specifici rischi biomeccanici aumenta significativamente l’incidenza di disturbi muscolo-scheletrici durante la gravidanza. Le lavoratrici impiegate in settori come la sanità (infermiere, OSS), la grande distribuzione (cassiere, addette alle vendite), l’industria manifatturiera e i servizi di pulizia sono particolarmente vulnerabili.
L’INAIL evidenzia come la stazione eretta prolungata, la movimentazione manuale dei carichi (anche di entità lieve ma ripetitiva), le posture incongrue e le vibrazioni trasmesse al corpo intero siano fattori aggravanti per il sovraccarico biomeccanico del rachide e del bacino. La valutazione del rischio aziendale deve obbligatoriamente tenere conto delle modificazioni fisiologiche della gestante, prevedendo l’adattamento della postazione di lavoro, pause frequenti e, ove necessario, il cambio di mansione per prevenire l’esacerbazione del dolore sacroiliaco e lombare.
| Fattore di Rischio Occupazionale (Linee Guida INAIL) | Impatto Biomeccanico sul Bacino in Gravidanza | Misure Preventive Suggerite |
|---|---|---|
| Stazione eretta prolungata (> 4 ore/turno) | Aumento del carico assiale continuo sulle articolazioni sacroiliache; affaticamento dei muscoli stabilizzatori. | Alternanza posturale (seduta/eretta); utilizzo di tappetini antifatica; pause di 15 min ogni 2 ore. |
| Movimentazione Manuale dei Carichi | Aumento esponenziale delle forze di taglio a livello lombo-pelvico a causa del baricentro alterato. | Sospensione della mansione o riduzione drastica dei limiti di peso sollevabile; utilizzo di ausili meccanici. |
| Posture incongrue (flessione/torsione del tronco) | Stress asimmetrico sui legamenti sacroiliaci già resi lassi dalla relaxina. | Riorganizzazione ergonomica della postazione; posizionamento dei materiali ad altezza bacino-spalle. |
Sintomatologia e Diagnosi Differenziale
Il quadro clinico si presenta tipicamente con un dolore sordo, profondo o trafittivo localizzato nella regione dei solchi sacrali (spesso descritto dalle pazienti in corrispondenza delle “fossette di Venere”). Il dolore può essere unilaterale o bilaterale e tende a irradiarsi verso la regione glutea, la faccia posteriore della coscia e, talvolta, verso la sinfisi pubica o l’inguine. A differenza delle radicolopatie vere e proprie, il dolore di origine sacroiliaca raramente si estende al di sotto del ginocchio e non è accompagnato da deficit neurologici (alterazioni della sensibilità, deficit di forza o alterazione dei riflessi osteotendinei).
Le attività che esacerbano la sintomatologia sono quelle che richiedono un trasferimento di carico asimmetrico sul bacino. Tra queste si annoverano:
- Camminare per lunghi tratti o salire le scale.
- Mantenere la stazione eretta prolungata.
- Passare dalla posizione seduta a quella eretta.
- Girarsi nel letto (rotazione del tronco a bacino fisso).
- Sostenere il peso su una sola gamba (es. durante la vestizione).
La diagnosi differenziale è un passaggio critico che deve essere eseguito da personale sanitario qualificato. È imperativo distinguere questa condizione dalla lombosciatalgia (compressione delle radici nervose lombari, spesso dovuta a ernia del disco), dalla disfunzione della sinfisi pubica (che presenta dolore prevalentemente anteriore) e da patologie di natura ostetrica, renale o reumatologica. Per questo motivo, si ribadisce l’importanza di consultare sempre il medico o fisioterapista di fiducia prima di intraprendere qualsiasi percorso terapeutico.
| Caratteristica | Dolore Sacroiliaco | Lombosciatalgia (Radicolopatia) |
|---|---|---|
| Localizzazione primaria | Regione glutea superiore, solchi sacrali (sotto L5). | Regione lombare centrale o paravertebrale. |
| Irradiazione | Gluteo, coscia posteriore (raramente sotto il ginocchio). | Lungo tutto l’arto inferiore, spesso fino al piede/dita. |
| Natura del dolore | Sordo, meccanico, trafittivo al carico asimmetrico. | Elettrico, urente, lancinante. |
| Sintomi neurologici | Assenti (nessun formicolio o perdita di forza). | Presenti (parestesie, disestesie, debolezza muscolare). |
| Test di provocazione | Positivi per l’articolazione sacroiliaca (es. Thigh Thrust). | Positivi per tensione neurale (es. Straight Leg Raise – Lasegue). |
Valutazione Clinica del dolore sacroiliaco gravidanza
La valutazione clinica del dolore sacroiliaco gravidanza richiede competenze specifiche. Poiché l’utilizzo di indagini diagnostiche per immagini che impiegano radiazioni ionizzanti (come radiografie o TAC) è severamente controindicato durante la gestazione a tutela della salute fetale, la diagnosi si basa quasi esclusivamente sull’anamnesi accurata e sull’esame obiettivo fisico.
Il professionista sanitario (medico o fisioterapista di fiducia) utilizzerà una batteria di test clinici validati in letteratura. Il cluster di test di provocazione del dolore descritto da Laslett (Laslett et al., 2005) rappresenta il gold standard clinico per l’identificazione delle disfunzioni sacroiliache. Tuttavia, durante la gravidanza, alcuni di questi test devono essere adattati o evitati a causa dell’ingombro addominale e dell’impossibilità di assumere la posizione prona nel secondo e terzo trimestre.
I test clinici più frequentemente utilizzati e sicuri includono:
- Test di Distrazione (Gapping Test): Con la paziente supina, l’esaminatore applica una pressione incrociata sulle spine iliache antero-superiori (SIAS) spingendole verso l’esterno, mettendo in tensione i legamenti sacroiliaci anteriori.
- Test di Compressione (Approximation Test): Con la paziente in decubito laterale, viene applicata una pressione verso il basso sulla cresta iliaca, comprimendo le superfici articolari sacroiliache.
- Thigh Thrust (Test di spinta sulla coscia): Con la paziente supina, l’anca viene flessa a 90 gradi e l’esaminatore applica una forza assiale lungo il femore, inducendo una forza di taglio sull’articolazione sacroiliaca.
- Active Straight Leg Raise (ASLR): Sviluppato da Mens et al. (2001), questo test valuta la capacità di trasferimento del carico. Viene richiesto alla paziente supina di sollevare attivamente una gamba tesa di circa 20 cm. Se il movimento evoca dolore o risulta impossibile, l’esaminatore applica una compressione manuale sul bacino (simulando una cintura pelvica). Se la compressione facilita il sollevamento e riduce il dolore, il test indica un deficit di “chiusura di forza” e una prognosi favorevole per l’uso di ortesi pelviche e stabilizzazione motoria.
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Trattamento Fisioterapico e Gestione Conservativa
La gestione del quadro clinico deve essere rigorosamente conservativa, personalizzata e progressiva. L’obiettivo primario del trattamento fisioterapico non è la risoluzione completa della lassità legamentosa (che è fisiologica e indotta ormonalmente), bensì la modulazione del dolore, il ripristino della corretta biomeccanica lombo-pelvica e il miglioramento della stabilità dinamica attraverso l’ottimizzazione della “chiusura di forza”.
Terapia Manuale
La terapia manuale, eseguita esclusivamente da un fisioterapista specializzato, si rivela estremamente utile per alleviare la sintomatologia algica. Le tecniche impiegate devono essere dolci, non invasive e rispettose della fisiologia della gestante. Sono assolutamente controindicate le manipolazioni vertebrali ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA – thrust) a livello lombo-pelvico a causa dell’iperlassità legamentosa. Si prediligono invece:
- Mobilizzazioni articolari a bassa intensità: Tecniche di grado I e II (secondo Maitland) per modulare il dolore attraverso meccanismi neurofisiologici (gate control theory) senza stressare i legamenti.
- Trattamento dei tessuti molli: Massaggio terapeutico, rilascio miofasciale e tecniche di inibizione dei trigger point dirette alla muscolatura sovraccaricata, in particolare il muscolo piriforme, il quadrato dei lombi, i glutei e la fascia toracolombare.
- Tecniche ad Energia Muscolare (MET): Utilizzate per correggere delicatamente eventuali asimmetrie posizionali del bacino sfruttando contrazioni muscolari isometriche attive della paziente.
Utilizzo di Ortesi: La Cintura Pelvica
Nei casi in cui il test ASLR risulti positivo e si evidenzi un marcato deficit di stabilità, l’utilizzo di una cintura pelvica (o sacroiliaca) rappresenta un ausilio terapeutico di grande efficacia. La cintura, posizionata correttamente al di sotto delle spine iliache antero-superiori e sopra il grande trocantere del femore, fornisce una compressione meccanica esterna che supplisce temporaneamente alla carenza di “chiusura di forma”. Questo supporto riduce le forze di taglio durante il cammino e le attività in carico, offrendo un sollievo immediato. È fondamentale che l’indicazione, la scelta del modello e le istruzioni sul tempo di utilizzo vengano fornite dal medico o fisioterapista di fiducia, per evitare un uso improprio che potrebbe portare a un decondizionamento muscolare.
Esercizi Terapeutici Consigliati
L’esercizio terapeutico rappresenta il pilastro centrale della riabilitazione a medio e lungo termine. Il programma deve essere focalizzato sul reclutamento specifico della muscolatura stabilizzatrice profonda (core stability) e sul rinforzo dei muscoli glutei, evitando esercizi che aumentino la pressione intra-addominale o che provochino forze di taglio asimmetriche sul bacino. Di seguito si illustrano alcune tipologie di esercizi frequentemente integrati nei protocolli riabilitativi, la cui esecuzione deve sempre essere supervisionata e approvata dal professionista sanitario di riferimento.
1. Attivazione del Trasverso dell’Addome e del Pavimento Pelvico
Il muscolo trasverso dell’addome agisce come un corsetto naturale, stabilizzando le articolazioni sacroiliache e la colonna lombare. L’attivazione simultanea del pavimento pelvico ne potenzia l’effetto stabilizzante.
- Posizione: Quadrupedica (a quattro zampe), con le mani sotto le spalle e le ginocchia sotto le anche. La colonna vertebrale deve essere in posizione neutra.
- Esecuzione: Inspirare profondamente rilassando l’addome. Durante l’espirazione, ritrarre dolcemente l’ombelico verso la colonna vertebrale (come per allontanare la pancia dal pavimento) e contemporaneamente contrarre i muscoli del pavimento pelvico (come per trattenere l’urina).
- Parametri: Mantenere la contrazione per 5-8 secondi continuando a respirare normalmente. Ripetere per 10 volte.
2. Rinforzo del Grande Gluteo (Ponte Glutei Modificato)
Il grande gluteo è un muscolo chiave per la “chiusura di forza” dell’articolazione sacroiliaca, grazie alle sue inserzioni sulla fascia toracolombare e sul legamento sacrotuberoso.
- Posizione: Supina, con le ginocchia flesse e i piedi appoggiati a terra alla larghezza del bacino. (Nota: se la posizione supina causa vertigini o malessere a causa della compressione della vena cava inferiore nel terzo trimestre, questo esercizio deve essere evitato o eseguito con il tronco sollevato su cuscini).
- Esecuzione: Contrarre i glutei e sollevare lentamente il bacino dal pavimento fino a formare una linea retta tra ginocchia, bacino e spalle. Evitare di inarcare eccessivamente la zona lombare.
- Parametri: Mantenere la posizione per 3-5 secondi, scendere lentamente. Eseguire 3 serie da 10 ripetizioni.
3. Rinforzo del Medio Gluteo (Clam Shell)
Il medio gluteo è fondamentale per la stabilità laterale del bacino durante la deambulazione.
- Posizione: Decubito laterale (sul fianco), con le ginocchia flesse a circa 45 gradi e i piedi uniti. Un cuscino può essere posizionato sotto l’addome per supporto.
- Esecuzione: Mantenendo i talloni a contatto e il bacino fermo (evitando di ruotare all’indietro), sollevare il ginocchio superiore verso il soffitto aprendo le gambe come una conchiglia.
- Parametri: Movimento lento e controllato. 3 serie da 12 ripetizioni per lato.
Prevenzione ed Ergonomia Quotidiana
La gestione del dolore passa inevitabilmente attraverso l’educazione posturale e la modifica delle attività della vita quotidiana (ADL). L’adozione di strategie ergonomiche corrette permette di minimizzare i microtraumi ripetuti e di ridurre il carico sulle articolazioni pelviche.
Igiene Posturale e Movimenti Quotidiani
- Riposo notturno: Si raccomanda di dormire in decubito laterale (preferibilmente sul fianco sinistro per favorire il ritorno venoso), posizionando un cuscino spesso tra le ginocchia e le caviglie. Questo accorgimento mantiene le anche in allineamento neutro, prevenendo la rotazione interna e l’adduzione del femore che porrebbero in tensione i legamenti sacroiliaci.
- Passaggi posturali: Per alzarsi dal letto, è fondamentale utilizzare la tecnica del “log roll” (rotolamento in blocco). Dalla posizione supina, piegare le ginocchia, ruotare su un fianco mantenendo spalle e bacino allineati, far scendere le gambe fuori dal letto e spingersi su con le braccia. Questo evita forze di torsione sul bacino.
- Deambulazione e scale: Evitare passi troppo lunghi. Durante la salita delle scale, procedere lentamente, portando prima il piede sul gradino e poi estendendo l’anca, evitando di “tirarsi su” con la schiena. Se il dolore è severo, affrontare le scale un gradino alla volta, portando entrambi i piedi sullo stesso gradino prima di procedere al successivo.
- Vestizione: Evitare di caricare il peso su una sola gamba. Indossare pantaloni, calze e scarpe da sedute.
- Sollevamento pesi: Limitare al minimo il sollevamento di carichi. Se inevitabile, piegare le ginocchia mantenendo la schiena dritta e tenere il carico il più vicino possibile al corpo, attivando preventivamente la muscolatura del core.
Considerazioni Post-Parto
Sebbene nella maggior parte dei casi la sintomatologia tenda a regredire spontaneamente nelle settimane o nei mesi successivi al parto, grazie al ripristino dei normali livelli ormonali e alla riduzione del carico meccanico, una percentuale di donne (circa il 7-10%) continua a manifestare dolore cronico. Il periodo del puerperio presenta nuove sfide biomeccaniche, come il sollevamento ripetuto del neonato, l’allattamento in posture prolungate e il trasporto di passeggini e ovetti.
È essenziale non trascurare il dolore persistente nel post-parto. Un percorso di riabilitazione fisioterapica mirato al recupero della diastasi dei retti addominali (se presente), alla rieducazione del pavimento pelvico e al ripristino globale della forza e della stabilità lombo-pelvica è fortemente indicato. Anche in questa fase, il consulto con il medico o fisioterapista di fiducia è il primo passo per garantire un recupero ottimale e prevenire recidive in gravidanze successive.
Domande Frequenti (FAQ)
Nella maggior parte dei casi, il dolore sacroiliaco tende a diminuire significativamente entro le prime 4-6 settimane dopo il parto, in concomitanza con la normalizzazione dei livelli di relaxina e la riduzione del carico biomeccanico. Tuttavia, in circa il 7-10% delle donne, il dolore può persistere per mesi. Se la sintomatologia non migliora dopo il primo mese di puerperio, si raccomanda di consultare il medico o fisioterapista di fiducia per intraprendere un percorso riabilitativo specifico.
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Sì, l’esercizio terapeutico è non solo sicuro, ma rappresenta il trattamento di prima linea per la gestione del dolore pelvico in gravidanza, purché non vi siano controindicazioni ostetriche (come minaccia di parto prematuro o placenta previa). Gli esercizi devono essere focalizzati sulla stabilità (core e glutei) e non sullo stretching eccessivo, a causa della lassità legamentosa già presente. È fondamentale che il programma di esercizi sia prescritto e supervisionato da un fisioterapista specializzato.
No, se utilizzata correttamente, la cintura pelvica (o sacroiliaca) non arreca alcun danno al feto. La cintura deve essere posizionata in basso, a livello delle articolazioni sacroiliache e della sinfisi pubica (sotto la pancia), e non deve comprimere l’addome o l’utero. Serve esclusivamente a fornire stabilità meccanica al bacino. L’indicazione all’uso e le istruzioni sul posizionamento devono essere fornite dal proprio professionista sanitario.
Il dolore sacroiliaco si localizza tipicamente nella parte bassa della schiena (sui glutei e sulle “fossette” sacrali) e si aggrava con i movimenti asimmetrici (come fare le scale o girarsi nel letto). Raramente scende sotto il ginocchio. La lombosciatalgia (sciatica), invece, è causata dalla compressione di una radice nervosa e provoca un dolore acuto, elettrico o urente che si irradia lungo tutta la gamba, spesso fino al piede, e può essere accompagnato da formicolii o perdita di forza. La diagnosi differenziale deve essere sempre effettuata da un medico o fisioterapista di fiducia.
Domande Frequenti
Cos’è il dolore sacroiliaco in gravidanza?
Il dolore sacroiliaco in gravidanza è una condizione muscolo-scheletrica comune che colpisce una percentuale significativa di donne durante la gestazione. Si manifesta come dolore nella regione posteriore del bacino, compromettendo mobilità e qualità della vita.
Quali sono le principali cause del dolore sacroiliaco durante la gravidanza?
Le cause principali sono legate alle alterazioni ormonali e biomeccaniche che avvengono durante la gravidanza. Questi cambiamenti modificano i sistemi di stabilizzazione dell’articolazione sacroiliaca, portando a disfunzioni e sintomatologia dolorosa.
Ho male alle articolazioni tra la schiena e il bacino quando sono incinta. Come mi accorgo che è questo il problema?
La sintomatologia si localizza tipicamente nella regione posteriore del bacino, in corrispondenza delle articolazioni sacroiliache. Il dolore può irradiarsi verso i glutei e la porzione posteriore delle cosce.
Qual è l’importanza dell’articolazione sacroiliaca per la stabilità pelvica?
L’articolazione sacroiliaca è cruciale per garantire la stabilità pelvica attraverso meccanismi di “chiusura di forma” e “chiusura di forza”. Questi meccanismi sono supportati da legamenti e muscolatura specifica.
Fonti e Riferimenti Scientifici
- Vleeming A, Albert HB, Östgaard HC, Sturesson B, Stuge B. European guidelines for the diagnosis and treatment of pelvic girdle pain. European Spine Journal, 2008.
- Pelvic Obstetric & Gynaecological Physiotherapy. Pregnancy-related pelvic girdle pain: examining the evidence for physiotherapy management. Journal of the Association of Chartered Physiotherapists in Women’s Health, 2015.
- Kanakaris NK, Roberts CS, Giannoudis PV. Pregnancy-related pelvic girdle pain: an update. BMC Medicine, 2011.
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